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L’utopia dell’uomo perfetto ” “

” “Documento dei ” “vescovi tedeschi ” “su disabili, famiglie ” “e comunità cristiana ” “

“Condividere senza impedimenti vita e fede”. È il titolo del messaggio della Conferenza episcopale tedesca ai disabili e ai loro familiari nell’anno europeo dei disabili. Mentre anche la giurisprudenza, nonostante importanti passi avanti, sembra a volte indirizzata a definire la nascita di una persona disabile come un danno, “i vescovi sentono di avere particolari doveri nei loro riguardi”. “Questo messaggio – scrive il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale, nella presentazione del documento – ci consente anche di rifiutare le concezioni dell’uomo perfetto”. Il testo in lingua tedesca sul sito http://dbk.de. “L’urgenza primaria è una maggiore sensibilità verso la dignità della persona umana in tutte le fasi della vita, verso i diritti fondamentali alla vita e all’integrità fisica, verso il rispetto del diritto all’autodeterminazione e dei diritti personali dei disabili. Occorre continuare a sviluppare, in particolare, la competenza etica per la creazione di una comunità che promuova la vita dei disabili e dei non disabili”. Una diversa comprensione della menomazione umana. “Il rispetto della dignità dei disabili esige che non si riduca la loro condizione di vita a una semplice sofferenza. E non bisogna neppure trascurare la loro gioia di vivere e le loro capacità unicamente per il fatto che si presentano in un modo insolito”. I progressi della tecnologia genetica, “soprattutto nel campo della genetica umana e della biomedicina, provocano una dinamica sociale che aggrava già oggi la pressione sui disabili e sui loro familiari”, e “…non solo intralcia tutti i percorsi pieni di speranza verso una convivenza rispettosa e attenta fra disabili e non disabili, ma contiene una concezione utopica che si credeva ormai superata da tempo: il sogno dell’uomo perfetto e di una società libera dalla sofferenza”. Imparare dalla tradizione cristiana. “I racconti biblici dell’incontro e della guarigione dei malati e dei sofferenti mostrano ai cristiani l’importanza della scelta di una cultura dell’attenzione. Questa cultura è aperta alla sofferenza fisica e psichica degli altri. Presta attenzione anche alle forze personali e alle capacità dei disabili di realizzare la propria vita. Apre gli occhi su una ricchezza che spesso resta nascosta tra le pieghe di una compassione a senso unico”. I disabili, testimoni di vita e di fede. “I disabili arricchiscono la Chiesa e la società. È ovvio, ma bisogna sottolinearlo espressamente… Ogni essere umano costituisce, con la sua storia personale assolutamente unica, un arricchimento per tutti coloro che lo avvicinano come un ‘tu-essere umano’ in tutto uguale a loro e condividono con lui la gioia, le necessità e le preoccupazioni della vita, anche nel caso in cui la sua vita dovesse apparire a lui stesso o agli altri solo una pretesa. Ogni essere umano è un dono di Dio. Ciò vale sia per i disabili sia per i non disabili. Tutti possiedono una dignità assolutamente identica, incancellabile”. Condividere senza impedimenti. “I vescovi si sentono particolarmente responsabili nei riguardi dei disabili e delle loro famiglie… La condivisione della vita e della fede con i disabili e i loro familiari richiede una pastorale incentrata sulla promozione della vita” per “contribuire a far sì che anche una croce non sia una follia, ma possa diventare sempre più una benedizione”. Conclusioni. “Sollecitiamo le comunità, le associazioni, le organizzazioni, le opere caritative e le istituzioni della Chiesa a essere, nella vita quotidiana, luoghi di vita comunitaria ‘senza impedimenti’ e a incarnare in modo credibile e salvifico il messaggio della speranza cristiana”.