Durante la conferenza sulla lotta alla discriminazione tenutasi il 21 luglio scorso a Milano, il commissario europeo per l’occupazione e gli affari sociali, Anna Diamantopoulou, ha espresso preoccupazione per il fatto che gli Stati membri non hanno finora recepito nella legislazione nazionale le nuove regole Ue in materia di discriminazione razziale. Il termine stabilito per il recepimento era il 19 luglio 2003. La direttiva sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, adottata dai Governi dell’Ue nel 2000, vieta le discriminazioni per motivi di origine razziale o etnica in una vasta gamma di settori: il lavoro, l’istruzione, la formazione, la previdenza sociale, l’assistenza sanitaria e l’accesso e la fornitura di beni e servizi disponibili al pubblico, compresi gli alloggi. In tutti i Paesi i Governi devono designare un organismo che fornisca sostegno pratico e indipendente alle vittime della discriminazione razziale. Gli Stati membri devono poi informare la Commissione sui provvedimenti adottati per integrare le disposizioni della direttiva nella legislazione nazionale. Per potenziare la sensibilizzazione ai diritti e obblighi previsti dalle nuove norme e promuovere i vantaggi della diversità in senso lato, la Commissione ha di recente lanciato una campagna quinquennale di sensibilizzazione con lo slogan “Per la diversità, contro la discriminazione”. Per ulteriori informazioni: www.stop-discrimination.info.