questioni sociali" "
” “Più disoccupazione, maggiore difficoltà a conciliare famiglia, lavoro e impegno ” “politico” “
Cosa significa oggi essere donna? Un ricco mosaico di dati traccia una fotografia della condizione femminile nel mondo aggiornata al 2000; si tratta di “Le donne nel mondo. Tendenze statistiche”. Il rapporto (2003) delle Nazioni Unite, il terzo dopo le edizioni del 1991 e del 1995, si sofferma su sei grandi aree: popolazione, donne e uomini in famiglia, salute, istruzione e comunicazione, lavoro, diritti umani e partecipazione ai processi politici e decisionali. Tra numerose conferme e qualche sorpresa, ecco una panoramica dell’universo femminile in Europa. Il continente più vecchio del mondo. L’Europa, con i suoi attuali 729 milioni di abitanti, presenta ad Ovest Paesi caratterizzati dalle popolazioni più anziane del pianeta. In Francia e Germania le donne con più di 60 anni costituiscono addirittura il 27% degli abitanti, contro il 21% dell’Europa dell’Est. L’Italia, insieme alla Spagna, registra il numero medio di figli per donna più basso nel mondo (1,2). Nei Paesi dell’Est la proporzione donne/uomini è 108/100. Quale famiglia? Le donne si sposano sempre più tardi: nell’Europa occidentale l’età media è 27 anni con punte di 30 e oltre per i Paesi nordici. In Svezia il 77% delle giovani sotto i 30 anni vive in libera unione; percentuale pari al 60% in Francia, Austria, Irlanda e Svizzera, e pari al 50% in Olanda e Norvegia. Nei Paesi scandinavi, in Belgio, Svizzera e Regno Unito, il tasso di divorzio è in media il 40%, con punte del 51% in Svezia. Percentuale pari al 20% in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. La quota più bassa delle nascite al di fuori dal matrimonio si registra in Croazia con il 7%; segue l’Italia (9%). Il dato è viceversa pari al 40% in Francia, al 52% in Estonia, al 55% in Svezia. In Spagna lavora il 39% delle madri di bambini sotto i 3 anni; la quota è superiore al 50% nei Paesi Bassi, Francia e Regno Unito. Salute e mortalità. L’aspettativa di vita va dagli 82 anni delle svizzere e delle spagnole, ai 72 delle moldave e delle russe (quella degli uomini è mediamente inferiore di 7/8 anni). In Europa il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) di maschi e femmine è, rispettivamente, il 20 e il 14 per mille ad Est, il 7 e il 6 per mille nei Paesi occidentali. La Spagna è il Paese con il maggior numero di casi stimati di Aids: 120mila, il 21% dei quali riguarda donne. Istruzione e comunicazione. Il livello di istruzione delle donne in Europa è uguale o superiore a quello maschile. Tra gli iscritti a corsi di istruzione superiore, le donne sono il 59% in Islanda e Lituania, e il 57% in Polonia e Portogallo. Su una media europea che si aggira intorno al 50%, fanalino di coda risulta la Svizzera con soltanto il 38% di presenze femminili nell’universo della formazione superiore. Per quanto riguarda le nuove tecnologie, e in particolare Internet, sul totale degli utenti, in Croazia e in Francia le donne sono il 42%, il 38% nel Belgio e nel Regno Unito. Soltanto il 13% nei Paesi Bassi e il 12% in Slovacchia e nella Repubblica Ceca. Lavoro. La forza lavoro femminile rappresenta il 45% del totale nei Paesi dell’Est; il 42% ad Ovest. Tranne rare eccezioni (Polonia con il 66%, Svezia con il 59%, Ungheria con il 58%), le donne continuano ad essere in netta minoranza nel personale amministrativo e dirigenziale, con percentuali minime del 12% in Grecia e Lussemburgo, e del 10% in Francia. Il tasso di disoccupazione femminile (sempre superiore a quello maschile) è pari al 44,5% in Macedonia, seguito dal 20,1% della Croazia. Valori minimi a Malta (2,8%). Diritti umani e partecipazione alla vita pubblica. Numerose le donne che subiscono abusi fisici, anche in famiglia (il 12% delle inglesi, il 7% delle moldave e il 6% delle svizzere). La rappresentanza parlamentare femminile rimane tuttora molto bassa. Solo i Paesi scandinavi e i Paesi Bassi contano almeno un terzo di parlamentari donne. In Svezia costituiscono addirittura il 43%; fanalini di coda l’Albania (5%) e la Grecia (6%), precedute dall’Italia (11%).