Un fermo richiamo al governo britannico, più preoccupato del dibattito sulla caccia alla volpe che del “futuro della nostra specie”, è venuto nei giorni scorsi dal primate d’Inghilterra e del Galles, card. Cormac Murphy O’Connor. Di fronte alle inquietanti notizie del prelievo di ovaie da un feto abortito da parte di scienziati israeliani e olandesi, e della creazione negli Stati Uniti di un embrione ermafrodita, eventi che ripropongono la necessità di una “seria riflessione etica non solo nel nostro Paese, ma ovunque”, il porporato ha lanciato una provocazione ai politici inglesi. “Non è forse il feto più importante della volpe? Quando cominceremo ad affrontare il dibattito etico sul futuro della nostra specie con la stessa passione e accuratezza con cui discutiamo sul futuro delle volpi? Il progresso scientifico sta di gran lunga superando la nostra capacità di capire e deve fare i conti con i gravi dilemmi etici che ogni nuova scoperta porta con sé”. Cosa dicono questi ultimi eventi “sulla santità della vita umana e sulla sua trasmissione?” riflette O’Connor, convinto che sia venuto il tempo “di un dibattito a livello pubblico informato e costruttivo, non deviato da interessi commerciali o di parte” per evitare il rischio di “un pericoloso disimpegno intellettuale e morale su temi di enorme significato per il futuro di tutti gli esseri umani”. Per aborto, eutanasia, manipolazioni genetiche, ricerca sugli embrioni “l’approccio utilitaristico in senso ampio appare del tutto inadeguato”, conclude il cardinale; si tratta di temi da affrontare nella “prospettiva del rispetto e della protezione della vita umana in ogni suo stadio”.