Paul Ricoeur e "l’ospitalità del linguaggio"” “

“Il primo passo obbligatorio” che tutte “le confessioni cristiane devono compiere” verso la pace e la convivenza tra i popoli “è quello di dissociare pienamente il nome di Dio dalla politica” anche se ciò “richiede a monte un’autocritica nella coscienza cristiana su tutto ciò che implica violenza ed esclusione”. Così Paul Ricoeur, il grande filosofo francese di fede riformata che nei giorni scorsi ha ricevuto dal Pontefice il premio internazionale “Paolo VI”, richiama la responsabilità dei cristiani per evitare lo scontro di civiltà, spauracchio spesso agitato anche sull’orizzonte europeo. In particolare, il filosofo afferma l’importanza di “un ‘faccia a faccia’ con il mondo musulmano, cultura che oggi fa molta fatica a ricostituirsi essendo presa nella morsa della violenza”. Di qui la necessità che “le religioni ritrovino il proprio messaggio di pace”, per approdare ad “un dialogo nel quale ogni parte porti la propria convinzione, i messaggi fondamentali” che “sono come grandi testi da confrontare, interpretare e tradurre”. Questa la lezione di Ricoeur: “E’ sempre avendo ben chiara la propria lingua che si traduce da una lingua straniera”, ambito in cui “il rapporto fra l’appartenenza e l’estraneo è assolutamente strutturale” e la comprensione reciproca è resa possibile dall’ “ospitalità del linguaggio”. “Ogni essere umano è in grado di imparare una lingua straniera, ‘altra’ dalla propria, e di porle a confronto – conclude il filosofo. Direi che dobbiamo fare la stessa cosa sul piano religioso”.