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I Cattolici in dialogo con i Luterani:” “il comune problema della secolarizzazione” “
Secolarismo e questioni di fede – Nel piccolo ma vivace e molto sviluppato Paese della Danimarca i cattolici sono pochissimi: sui 5,3 milioni di abitanti, sono circa 35 mila i battezzati registrati, ai quali si aggiungono gli immigrati da vari Paesi che si dichiarano di fede cattolica “Da sempre i cattolici sono minoranza nel nostro Paese – sottolinea il vescovo di Copenhagen, mons. Czeslav Kozon – e occorre tenere presente che la nostra condizione fa riferimento a uno Stato che riconosce la Chiesa evangelica luterana come Chiesa di Stato, religione ufficiale”. Solo la Chiesa luterana può disporre dei fondi derivanti dalle tasse pagate dai cittadini, anche se i credenti di altre confessioni e religioni possono rifiutarsi di pagare la quota di tasse destinata a sostenere la Chiesa luterana. Ad ogni modo, questa situazione di “privilegio” per i luterani deve fare i conti con un livello di secolarizzazione a quanto pare tra i più elevati in Europa: recenti statistiche parlano di una frequenza ai servizi liturgici festivi oscillante tra l’1 e il 3% dei fedeli. Addirittura, nei giorni scorsi è balzato agli onori della cronaca il caso di un pastore della Chiesa luterana, Thorkild Grosboel, che guida la comunità della piccola cittadina di Taarbaek, a nord di Copenhagen, il quale avrebbe fatto pubbliche dichiarazioni del tipo: “Dio non esiste, non esiste la vita eterna, e quindi non c’è Resurrezione”. Il caso è rimbalzato sulla stampa internazionale, in quanto ha provocato una querelle all’interno della Chiesa luterana danese, tra coloro che sostengono che il pastore a questo punto deve rinunciare al suo incarico, e quanti invece invocano comunque una certa “clemenza”. Il vescovo luterano al momento lo avrebbe sospeso, ma la questione appare ancora aperta. Una presenza minoritaria – “Per quanto ci riguarda, la presenza cattolica, pur minoritaria, ha un suo significato – spiega il vescovo Kozon -. Ad esempio, ogni anno si registrano una sessantina di conversioni. Non sono poche, ma fino a 40-50 anni fa erano ben di più: la media risultava di circa 200 all’anno. Ciò che risulta difficile capire ai luterani danesi, ad esempio, è il senso della gerarchia cattolica, e in particolare l’impostazione della morale sociale, la cosiddetta dottrina sociale della Chiesa. Ad esempio, un certo scontento si è registrato all’uscita della ‘Dominus Jesus’ e la conseguente definizione della Chiesa. Ad ogni modo, benchè la presenza pubblica dei cattolici in Danimarca sia piuttosto limitata, un loro ruolo lo esplicano le scuole cattoliche, poche ma di buona qualità. Invece sono spariti tutti gli ospedali cattolici, che un tempo erano ben 12, in quanto venivano retti da congregazioni religiose che in seguito hanno avuto un calo di vocazioni. Attualmente il servizio pastorale è svolto da un’ottantina di preti, dei quali circa due terzi sono stranieri, e una 234 suore, suddivise in 34 diverse comunità”. Nella recente visita ad limina dei vescovi della Conferenza episcopale scandinava (aprile 2003), Giovanni Paolo II ha esortato i pastori delle piccole comunità cattoliche nei Paesi nordici a larga maggioranza protestante a incrementare i programmi ecumenici locali “poiché – ha detto il Papa – la testimonianza comune di tutti i cristiani contribuirà molto a fare in modo che i valori del Vangelo diano frutti nella società e il Regno di Dio progredisca in mezzo a noi”. Un altro invito di Giovanni Paolo II è stato quello a “fare il possibile per favorire la presenza dinamica delle comunità religiose e contemplative tra la vostra gente”. In un Paese a rischio di secolarismo generalizzato come la Danimarca, un invito del genere appare quanto mai opportuno.