università europee" "
A Roma (17-20 luglio) 1200 delegati, ” “50 rettori di università di 40 Paesi” “
1.200 delegati (tra professori, studenti e cappellani) delle università statali, private e pontificie di 40 Paesi europei, guidati da una cinquantina di rettori e da 30 vescovi di diocesi con sedi universitarie. Questi i “numeri” del Simposio sul tema “Università e Chiesa in Europa”, in programma a Roma dal 17 al 20 luglio (cfr. Sir 49/2003), per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e della Commissione Cei per l’università. La futura Costituzione, il processo di allargamento in atto e l’ultima esortazione apostolica del Papa evidenziano la “grave responsabilità” che gli atenei hanno “nei confronti delle giovani generazioni, nello sforzo di ridare all’Europa una nuova identità culturale”. Ne è convinto il card. Zenon Grocholewski , prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, secondo il quale “per svolgere pienamente il loro ruolo nella creazione di un’Europa della conoscenza, le università europee riusciranno a diventare un autorevole punto di riferimento a livello internazionale se sapranno riproporre in termini moderni e attuali il loro carattere umanizzante, in dialogo critico e costruttivo con le diverse culture e con le molteplici discipline del sapere umano”. Numerose le adesioni al Simposio dai Paesi dell’Est: abbiamo raccolto alcune esperienze. “Prima” e “dopo” il Muro. Più che “cappellani universitari”, “preti per studenti” impegnati anche in altri ambiti pastorali, e quindi con un tempo limitato a disposizione per le attività degli atenei. E’ la “fotografia” dalla Repubblica ceca, dove la pastorale universitaria è una “novità” recente: il primo incontro dei sacerdoti in questo ambito risale appena a quattro mesi fa, con il primo “raduno generale” del settore. Delle 15 università della Lituania, solo 6 hanno a disposizione “cappellani propri” con una propria cappellania, mentre le altre sono seguite da centri di pastorale universitaria; tra le attività, conferenze, seminari per docenti cristiani, esercizi spirituali per studenti, campi estivi con studenti e docenti. E’ cominciata con gli “attivisti della chiesa sotterranea”, in Slovacchia, una “pastorale sistematica della gioventù”, che dopo il crollo del comunismo nel 1989 si è intensificata con i sacerdoti che “hanno cambiato le loro visite saltuarie nelle Case degli studenti universitari in una vera e propria pastorale”. Verso “nuovi modelli”. In Lettonia, che ha ritrovato l’indipendenza solo nel 1991, è in programma proprio a luglio una “Giornata della Gioventù”, ed esistono attività di pastorale universitaria non solo nelle facoltà cattoliche e negli istituti di studi superiori, ma anche nelle parrocchie. Ogni anno, all’inizio dell’anno, un pellegrinaggio di studenti a Czestochowa: questa l’antica tradizione della Chiesa di Polonia, che può contare sulla presenza di 36 cappellani universitari e organizza campi estivi, passeggiate in montagna, ritiri in vacanza, oltre all’attività ordinaria (corsi di preparazione al matrimonio e agli altri sacramenti…) portata avanti anche in collaborazione con i movimenti ecclesiali. “Nuovi modelli” sono “allo studio” anche in Croazia, dove a partire dalla costituzione dello stato croato (1990) la facoltà di teologia è tornata all’università e le diocesi hanno cominciato ad organizzare la pastorale universitaria (solo Zagabria ha circa 63 mila studenti). Durante i decenni del comunismo, sono stati cacciati dalle scuole superiori anche i sacerdoti, e solo quest’anno in Ungheria, i vescovi hanno potuto nominare nuovi i cappellani. Catechesi, catecumenato, ma anche “fascicoli ecumenici” ed iniziative di formazione: questi alcuni “percorsi” negli atenei magiari, per i quali da 11 anni la Chiesa organizza un Congresso nazionale annuale con un documento finale spedito a tutti i vescovi. Un Paese a maggioranza ortodossa (87%), in cui i cattolici non superano il 7%: in Romania le cappellanie universitarie sono 11 (una per diocesi: 6 latine e 5 greco-cattoliche). Gli universitari cattolici sono circa 3 mila, ma “dopo il Muro” nessuna università statale ha uno spazio per il culto: rimangono parrocchie e istituti teologici.