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Oltre un quarto delle conclusioni del Consiglio europeo di Salonicco sono dedicate ad un argomento di massima priorità, la politica dell’Unione europea in materia di immigrazione, frontiere e asilo. Le conclusioni affidano un consistente programma di lavoro alla Presidenza italiana. Cominciano con un riconoscimento della “chiara necessità di una politica Ue più strutturata” in quelle aree e ribadiscono la necessità di accelerare lo sviluppo di una politica europea comune in materia di asilo e migrazione. Mentre i Capi di stato e di governo hanno raggiunto un accordo su numerose misure e proposte per rafforzare le frontiere dell’Europa, lo sviluppo di un sistema comune in materia di asilo ha ancora molta strada da percorrere. Una “partnership con i paesi d’origine” non affronta le cause profonde della migrazione, ma si limita a fornire un aiuto a quei Paesi al fine di fermare i rifugiati che lasciano la propria terra. Il vertice ha favorito l’armonizzazione della politica Ue sull’immigrazione, specialmente con l’adozione degli standard comuni sui canali di migrazione legale, ma non ha raggiunto né previsto alcun progresso effettivo. Tenendo conto dell’interesse comune di tutti gli Stati membri Ue nello stabilire una gestione più efficiente delle frontiere esterne, il Consiglio ha fatto notare i risultati raggiunti da vari progetti pilota, nonché le conclusioni di uno studio della Commissione europea sul controllo delle frontiere marittime. Ha esaminato la possibilità di istituire un’agenzia per la frontiera europea al fine di migliorare la cooperazione operativa nella gestione delle frontiere esterne. Nel contesto delle “problematiche relative all’integrazione delle migrazioni nelle relazioni dell’Unione con i Paesi terzi”, il Consiglio ha proposto di valutare il grado di cooperazione dei paesi terzi nel combattere l’immigrazione illegale; proposta che lascia aperto un numero significativo di importanti questioni pratiche, finanziarie e legali, ad esempio in materia di asilo. Il governo britannico alla fine ha lasciato cadere la sua proposta di finanziare progetti pilota a livello Ue, e il Consiglio ha invitato la Commissione europea ad analizzare la prima parte della proposta, vale a dire il miglioramento della tutela dei rifugiati nelle loro regioni d’origine. Un’altra conclusione positiva è rappresentata dal graduale sviluppo di una politica a livello Ue sull’integrazione dei cittadini dell’Unione che risiedono legalmente in Paesi terzi. Il Consiglio ha preso atto della Comunicazione del giugno scorso della Commissione europea sul tema di una politica d’integrazione onnicomprensiva e multidimensionale che dovrebbe coprire le seguenti aree: occupazione, partecipazione economica, istruzione e formazione linguistica, servizi socio-sanitari, questioni abitative e relative all’urbanizzazione, cultura e partecipazione alla vita sociale. Il Consiglio ha sottolineato che l’integrazione dovrebbe essere compresa come un processo continuo a doppio senso basato sui diritti e sui doveri di entrambe le parti in causa. Dal momento che la responsabilità primaria in materia di integrazione compete ai singoli Stati membri, il Consiglio sottolinea l’importanza della cooperazione e dello scambio di informazioni e ha invitato la Commissione a presentare una relazione annuale sul tema della migrazione e dell’integrazione in Europa. Fortunatamente, i tentativi di tenere in vita la facoltà di veto a livello nazionale nell’area della politica dell’immigrazione sono stati bloccati nella stesura finale del trattato costituzionale, approvato dalla Convenzione europea il 10 luglio. Tuttavia, a motivo di una mancanza di volontà politica nell’affrontare gli aspetti positivi dell’immigrazione, sarà comunque difficile compiere qualche passo avanti. Il Consiglio di Tessalonica ha almeno mostrato alcuni segni di un riconoscimento degli aspetti positivi della migrazione vista come un arricchimento per le società europee.