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“Al Sud, la povertà non è più una fatalità”. E’ il titolo di apertura di La Croix (9/7), che dedica un dossier al Rapporto annuale delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano, pubblicato in questi giorni con una vasta eco sui principali quotidiani internazionali. Nel documento, commenta il quotidiano cattolico francese, si evidenziano “i progressi rapidi di numerosi grandi Paesi del Sud, come la Cina, l’India ed il Brasile. In compenso, altre nazioni, specialmente in Africa, continuano ad impoverirsi”. “Ci sono tre mondi…sulla terra”, scrive il direttore Bruno Frappat. “L’edizione 2003 (basata su dati relativi al 2001) – spiega, infatti, il direttore del quotidiano – conferma l’esistenza di tre tipi di Paesi: quelli che, da tempo, vivono dalla parte splendente della prosperità (cosa che non gli impedisce di conoscere sacche di povertà); quelli che vivono nell’oscurità della povertà confermata, cioè aggravata (ventun Paesi, secondo l’ultimo studio); quelli, infine, che si situano in qualche modo al limite e sono in procinto di uscirne. L’esistenza di quest’ultima categoria dimostra che la povertà umana non è una fatalità e che la vita può essere migliorata (…). Gli esempi più vistosi sono quelli della Cina e dell’India. Nel primo di questi paesi, in dieci anni, si stima intorno a 150 milioni il numero di abitanti usciti dalla povertà”. Un invito alle “nazioni ricche”, affinché aiutino “i più poveri” viene rivolto dall’ Herald Tribune (10/7), in cui Jeffrey D. Sachs sostiene: “Tutti gli americani devono condividere la responsabilità di tale sforzo ,non soltanto per ragioni umanitarie, ma anche per ragioni pratiche di salute pubblica (…). Il nostro mondo è pericolosamente squilibrato quando poche centinaia di persone negli Stati Unite hanno più entrate di 166 milioni di persone in Africa – con milioni di poveri che muoiono ogni giorno come risultato del loro impoverimento”. “Anni ’90: Africa indietro tutta”, è il titolo di apertura di Avvenire (9/7), in qui il quotidiano cattolico fa notare che “è drammatica la situazione che emerge dal rapporto 2003 del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite: nell’ultimo decennio è cresciuto di almeno cinque volte il numero di Stati, in prevalenza della regione subsahariana, che hanno visto crollare vertiginosamente i parametri della crescita (…). Il dossier classifica 173 realtà in base ad una serie di indicatori sociali: all’ultimo posto resta la Sierra Leone, al primo la Svezia. Il 15% della popolazione mondiale continua a soffrire la fame, mentre l’Aids sta riducendo ulteriormente l’aspettativa di vita”. “M. Bush in Africa”: si intitola così un corsivo di Le Monde (9/7), in cui a proposito del Rapporto Onu si sottolinea che “il male africano si riassume in una grossa carenza: la mancanza di Stato (…). Da qui l’intervento della Gran Bretagna, ieri, in Sierra Leone, della Francia, oggi, nella Repubblica democratica del Congo e in Costa d’Avorio e, domani senza dubbio, degli Stati Uniti in Liberia”. ¤