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V Congresso mondiale a Budapest: annunciato ” “un documento della Santa Sede” “
“Riconoscere ai Rom uno Statuto personale sicuro, eliminare i casi di apolidia e rilasciare loro documenti non derogativi, ma identici a quelli degli altri cittadini”. È una delle richieste contenute nel documento finale del V Congresso mondiale della pastorale per gli zingari su “Chiesa e zingari, per ‘una spiritualità di comunione'” che si è svolto a Budapest dal 30 giugno al 7 luglio. All’incontro, promosso dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, in collaborazione con la Conferenza episcopale d’Ungheria, hanno partecipato 203 persone provenienti da 26 Paesi. Per la prima volta era presente anche un gruppo di sacerdoti, religiose e laici zingari. In Europa gli zingari sono circa 9 milioni, di cui tra i 6 e i 7 milioni nei Paesi dell’Est. Circa 4 milioni sono ragazzi e adolescenti in età scolastica, la metà non è scolarizzata: da qui l’appello delle Chiese perché sia garantita “l’istruzione per tutti”. Mons. Agostino Marchetto , segretario del Pontificio Consiglio dei migranti, ha annunciato un documento della Santa Sede in proposito. Ecco una sintesi delle principali idee e proposte. (cfr. SirEuropa 43 e 47/2003). Per una vera integrazione. Bisogna distinguere tra “assimilazione” e “integrazione”: lo ha precisato mons. Leo Cornelio, vescovo di Khandwa (India), secondo il quale “i programmi tesi all’assimilazione, partono da una premessa implicita, e cioè che lo stile di vita della minoranza in questione non è solo diverso, bensì deviato e persino sbagliato, e per questo deve essere corretto e cambiato. È una prospettiva ‘fastidiosa’. Con l’idea di integrazione, invece, la minoranza si inserisce nelle strutture e negli ambiti sociali comuni, senza abbandonare la propria identità”. Nel documento si rileva, tra l’altro, che “le condizioni abitative dei Rom dovrebbero costituire uno degli obiettivi prioritari su cui far convergere gli sforzi dei Governi”. Inoltre, si fa “appello alle autorità competenti perché si accetti di assimilare la carovana (o casa mobile) al domicilio sedentario”. Educazione e formazione professionale. Investire nell’educazione e formazione professionale degli zingari è la priorità. Di scuola e progetti educativi nelle società interculturali nell’Europa orientale ha parlato mons. Szilárd Keresztes, vescovo greco-cattolico di Hajdùdorog (Ungheria), sottolineando l’importanza “che gli insegnanti conquistino la fiducia dei genitori e conoscano dall’interno la vita familiare degli studenti”. Anche “il ruolo della scuola materna si rivela imprescindibile”, oltre alla necessità di “motivare le famiglie sulla convenienza, sul dovere di inviare i bambini alla scuola”. Ma non tutti gli zingari vogliono sedentarizzarsi: il rispetto per il loro modo di vita potrebbe richiedere allora altri metodi d’istruzione (tv, video, insegnanti itineranti): da qui l’importanza di allargare il campo dell’educazione anche alla musica e all’arte. Nei mass-media la questione zingara viene affrontata con “generalizzazioni” e “pregiudizi inveterati”: “Così i cittadini – si legge nel documento -, magari senza una esperienza personale, ricevono un’immagine degli zingari che rafforza il pregiudizio già esistente”. Tra gli zingari la carta stampata è poco diffusa ma sono graditi programmi televisivi e radiofonici. Per questo è stato proposto di dedicare uno spazio speciale alla pastorale zingara nei programmi di Radio Vaticana e di creare un sito zingaro di “pastorale cattolica”. Il congresso ha espresso anche l’auspicio di stabilire una lista dei siti dedicati agli zingari. La pastorale. Tra le proposte pastorali, l’urgenza di una maggiore collaborazione fra parroci locali e cappellani degli zingari; la traduzione della Bibbia nelle varie lingue zingare; la creazione di gruppi mobili di pastorale, con uso di strumenti mediatici (video, film, cd, cassette musicali…). Ma soprattutto, la necessità di adattare la liturgia, l’omelia e la catechesi, “alla mentalità, agli usi e costumi, alla religiosità popolare e al pellegrinaggio”. Il Congresso non esclude di poter procedere alla creazione di apposite strutture di direzione pastorale con la corrispondente potestà giurisdizionale, fermo restando quella degli ordinari locali.