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Per rafforzare quel "sì"” “

In Francia, il 40% dei matrimoni si conclude con un divorzio:” “gli orientamenti dei vescovi” “

Di fronte alla crescente fragilità della relazione coniugale, i vescovi della Francia (Assemblea di Lourdes 2002) esprimono con grande fermezza l’auspicio che “il matrimonio celebrato in chiesa non appaia più come un bene di consumo e un diritto scontato”. Concretamente, chiedono “come minimo un anno di preparazione, poiché troppo spesso i futuri coniugi sono privi di cultura religiosa e poco consapevoli delle esigenze del sacramento”. Secondo le ultime statistiche, si è passati da 136.101 richieste del 1991 a 108.229 del 2000. “La preparazione al matrimonio deve spingere i coniugi a individuare le persone che potrebbero aiutarli in caso di necessità, e sceglierle, eventualmente, come ‘testimoni’ del loro matrimonio”. La cura nella scelta dei testimoni è uno degli orientamenti dei vescovi francesi nel testo finale dell’assemblea 2002. Per far fronte alle difficoltà vissute da molte coppie in Francia, i vescovi informano che “i servizi diocesani di pastorale familiare e i movimenti specializzati apriranno dei centri d’accoglienza e di dialogo per gli sposi che stanno attraversando delle crisi”. Nella diocesi di Metz, al confine con la Germania, è stato creato il Comitato cattolico d’informazione familiare ( Cecif). Composto da 6 volontari, di cui 2 consulenti coniugali, ha la sua sede presso i locali del vescovado e tutti i pomeriggi mette a disposizione delle coppie libri, riviste e cassette. Per i separati o divorziati. Se le statistiche matrimoniali sono al ribasso, per quanto riguarda il divorzio, avviene il contrario: il 40% dei matrimoni si conclude con un divorzio; a Parigi, il 50%. “I genitori soli, la madre non sposata, divorziata o separata, il vedovo o la vedova – afferma uno dei responsabili di ‘ Parents seuls‘ (genitori soli), una branca della Comunità Emmanuel -, hanno bisogno di trovare un luogo d’accoglienza e di ascolto per ritrovare la stima in se stessi, e quindi degli altri. Si tratta di un lavoro interiore che passa per tre fasi: la negazione, la ribellione e l’accettazione”. Sulla stessa linea, a Parigi, vengono organizzate delle conferenze nell’ Istituto della famiglia. Questi i temi del 2003: le difficoltà di una madre sola; il genitore solo di fronte all’adolescente; il rinforzo dei nonni; rimanere padre per sempre. Per le persone separate o divorziate che vogliono restare fedeli al sacramento del matrimonio, sono state fondate numerose strutture. “ La comunione Notre-Dame de l’Alliance” (Nostra Signora dell’Alleanza), una delle prime, festeggia i vent’anni di attività: con i suoi 230 membri, è stata riconosciuta nel 2002 dall’episcopato francese come movimento ecclesiale che partecipa all’apostolato dei laici. I suoi membri rinnovano ogni anno il ‘sì’ sacramentale nel giorno in cui festeggiano l’anniversario di matrimonio; si impegnano a recitare, almeno una volta la settimana, “la preghiera dei focolari domestici”, si ritrovano per giornate di ritiro, almeno una volta ogni tre mesi, e per un ritiro annuale di cinque giorni. I divorziati risposati. Per quanto riguarda i divorziati risposati, si è dinanzi a una svolta grazie a un’esperienza promossa, da alcuni anni, da un sacerdote della diocesi di Digione in collaborazione con la Commissione episcopale per la famiglia. “Quello che mi colpisce – osserva una delle responsabili della pastorale familiare di Parigi -, è che si diventa capaci di capire la differenza tra la scomunica, che non si applica ai divorziati risposati, e la privazione della comunione sacramentale, che li riguarda. Adesso in tutte le parrocchie della capitale esiste un centro di accoglienza per queste persone, incontri regolari e la possibilità di essere seguiti da un sacerdote”.