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Al via il Sinodo della Chiesa Ceca, il primo dopo la caduta del Muro” “” “
Si svolgerà dal 6 al 12 luglio 2003 la prima sessione del ‘Sinodo della Chiesa nella Repubblica Ceca’, sul tema “Non lasciamoci privare del nostro futuro!”, presso il santuario di Velehrad, in Moravia. Vi partecipano i vescovi del Paese, i rettori dei seminari e delle facoltà di Teologia, rappresentanti dei religiosi e delle religiose, laici. E’ la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino, nel 1989, che la Chiesa Ceca si ritrova per riflettere sul significato del Concilio Vaticano II per la Chiesa locale e sulle sue prospettive future. Altri temi affrontati durante i lavori sinodali, che dovrebbero protrarsi per tre anni, l’evangelizzazione e l’iniziazione della vita cristiana, l’apostolato sociale e la pastorale dei malati e degli anziani, la missione dei laici, il dialogo interreligioso. Spazio anche ad una lettura della storia ceca e alla presenza della Chiesa Cattolica nell’Unione Europea. A presiedere il Sinodo è il card. Miloslav Vlk, coadiuvato in qualità di vicepresidente, dall’arcivescovo di Olomouc, mons. Jan Graubner , presidente della Conferenza dei vescovi cechi. A quest’ultimo il Sir ha rivolto alcune domande. Cosa significa per la Chiesa ceca questo appuntamento? “Dopo il crollo della cortina di ferro, la Chiesa si è trovata in una situazione nuova. Ci sono diverse e ricche esperienze ecclesiali anche se il carattere della chiesa è segnato da un mancato sviluppo presente invece in altre Chiese di altri Paesi. Durante la persecuzione abbiamo perso le strutture laicali e i nostri fedeli si sono abituati all’espulsione dalla vita pubblica. Tuttavia, adesso, non dobbiamo limitarci a conseguire ciò non potevamo avere prima”. Quali temi affronterete? “Nella fase preparatoria si sono creati centinaia di circoli sinodali nei quali si è parlato della Chiesa, della Chiesa nel mondo odierno, della liturgia e della Bibbia. Da questo lavoro è emerso il tema dell’ instrumentum laboris “Non lasciamoci privare del nostro futuro” diviso in tre ambiti: la lettura spirituale della storia della Repubblica Ceca, il punto di partenza teologico ed ecclesiologico per una futura direzione della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca, e i principi fondamentali per l’avviamento del lavoro pastorale”. Può tracciare un profilo della Chiesa ceca alla vigilia del Sinodo? “La nostra chiesa ha perso molto negli anni passati, ma ha fatto vedere che è in grado di affrontare i totalitarismi violenti. Pur ‘modesta’, ha vissuto il mistero della croce e ha preservato una sana pietà popolare, specie mariana. Ma ora ha bisogno di alzare la testa, di avere autocoscienza dei propri valori, di volontà ed entusiasmo per condividere con gli altri il tesoro della fede, di portare il Vangelo nella società. Ma per far questo ha bisogno di una necessaria formazione ed educazione”. L’ingresso del Paese nell’Ue è un momento storico anche per la Chiesa ceca… “L’entrata nell’Ue significa per la Chiesa nuove esigenze e responsabilità. Lo sforzo di rispondere alla domanda ‘Che cosa dice oggi lo Spirito alle Chiese?’ è legato a ciò che la nostra società vive, anche l’entrata nell’Ue”. Cosa si aspetta la Chiesa ceca da questo Sinodo? “I primi frutti si sono visti già nei circoli sinodali. Molti vogliono continuare come comunità di preghiera e di amicizia. Il lavoro sinodale, esigente e faticoso, ci insegna il dialogo e la collaborazione. Mi aspetto anche unità nel definire le nostre priorità per gli anni futuri”.