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Antichi e nuovi ostacoli” “

Europa: la situazione secondo” ” il "Rapporto 2004" curato dall’Acs” “” “

Mentre nei Paesi dell’Europa dell’Est crescono (con la vistosa eccezione della Bielorussia) gli spazi concessi dalle autorità eredi dell’ateismo comunista di Stato alle comunità religiose, le maggiori delle quali sono riconosciute “religioni tradizionali, cioè appartenenti alla storia e alla cultura del Paese”, nell’Europa occidentale si approfondisce il confronto tra le religioni tradizionali e i culti diffusi in seguito all’immigrazione soprattutto di popolazioni islamiche e si riaccende il dibattito circa l’equilibrio tra anima laica dello Stato e rispetto dei principi religiosi: è quanto emerge dal Rapporto 2004 sulla libertà religiosa nel mondo diffuso dall’Acs (Aiuto alla chiesa che soffre). Centotrentacinque i Paesi di tutti i continenti che nel 2003 hanno beneficiato dei 55 milioni di euro messi a disposizione dall’Acs nei vari settori di intervento – dagli aiuti per l’edilizia ai mezzi di comunicazione alla formazione teologica -; tra i Paesi donatori, 12 Stati europei. Riportiamo di seguito alcune note circa la situazione della libertà religiosa in vari Paesi del continente europeo, così come si evince dal Rapporto. BIELORUSSIA. Il regime fortemente autoritario del presidente Alyaksandr Lukashenko ha realizzato una serie di ostacoli legislativi e burocratici che rendono l’attività religiosa legittima, ma praticamente impossibile da praticare per molte comunità religiose minoritarie soprattutto a causa del rifiuto della registrazione statale, del divieto per le comunità non registrate di incontrarsi sistematicamente presso una stessa abitazione, della restrizione degli eventi religiosi celebrati in luogo pubblico, del rifiuto dell’autorizzazione a costruire, acquistare e affittare locali per fini religiosi. La Chiesa ortodossa gode di uno status privilegiato rispetto agli altri gruppi religiosi, anche perché è considerata fondamentale per raggiungere gli interessi geopolitici del Governo, primo fra tutti l’avvicinamento alla Russia. Attualmente, l’accesso ai vari settori statali è precluso alle altre religioni – comprese quelle riconosciute come religioni tradizionali nella legge del 2002 – quali il cattolicesimo, l’islamismo, l’ebraismo e il luteranesimo. La Chiesa cattolica, operante tra varie difficoltà, è costretta a vivere ai margini della legalità. BULGARIA. La Chiesa ortodossa – cui la legge sulle religioni approvata a dicembre del 2002 riconosce alcuni privilegi in quanto rappresentativa della maggioranza dei quasi 8 milioni di abitanti -, ma anche le comunità cattolica, musulmana ed ebraica, sono riconosciute come religioni tradizionali, appartenenti cioè alla storia e alla cultura del Paese. Secondo la legge del 2002 tutte le comunità religiose – a eccezione di quella ortodossa – hanno l’obbligo giuridico di registrarsi presso la Corte municipale di Sofia per essere riconosciute dallo Stato e poter professare pubblicamente il culto, disposizione che ha suscitato le proteste delle diverse comunità religiose e, in particolare, di quella musulmana. FRANCIA. “Compromesso alla francese” così l’arcivescovo di Parigi, card. Jean Marie Lustiger ha definito il fragile equilibrio su cui, secondo lui, si è retta la Francia dalle leggi di separazione fra Stato e Chiesa dal 1905 fino a oggi, pronunciandosi negativamente sulla legge contro l’uso ‘ostentato’ dei simboli religiosi nelle scuole, al centro del dibattito culturale e dottrinale in Francia per tutto il 2003. Il divieto dell’uso dei simboli religiosi nelle scuole nasce in questo contesto culturale a difesa della laicità, principio costitutivo della Repubblica dal 1789 e ribadito dalla legge del 1905 di cui, il prossimo anno, ricorrerà il centesimo anniversario. GERMANIA. Attualmente vivono in Germania oltre 3 milioni di islamici, di cui 800mila ragazzi di età inferiore ai 18 anni, il doppio del 1987. Di questi, il 75% sono di origine turca. Lo scorso settembre la Conferenza episcopale ha pubblicato un documento di 278 pagine inerente alla libertà religiosa e, in particolare, al rapporto fra cristiani e musulmani nello Stato di diritto. Il documento – intitolato “Cristiani e islamici in Germania” – si propone di informare sulla presenza quantitativa dell’islam nel Paese e sulle caratteristiche dottrinali e organizzative dei diversi ambienti musulmani, al fine di favorire nei cattolici una maggiore consapevolezza della propria identità, premessa ritenuta necessaria a qualsiasi forma di convivenza. Dopo una analisi comparata dell’islam con il cristianesimo, nella terza parte si affronta il problema del rispetto della libertà religiosa e vengono elencati i problemi che derivano della coesistenza, soprattutto il rispetto della legge dello Stato richiesto a tutti i cittadini e il rapporto dei musulmani con la shari’a (la legge islamica). Altri aspetti affrontati riguardano l’apertura delle moschee, che spesso non sono semplici luoghi di preghiera, e quelli di natura alimentare, familiare, inerenti alla sepoltura e al ruolo della donna nel contesto familiare. ITALIA. Anche in Italia è avvertito il problema del confronto con le religioni di appartenenza dei numerosi immigrati presenti e, soprattutto, con quella islamica. Il momento di maggiore dibattito si è avuto lo scorso ottobre a seguito dell’istanza di un cittadino italiano di religione islamica, Adel Smith, che ad Ofena (Aq) ha richiesto la rimozione del crocifisso dalla scuola elementare frequentata dai propri figli: ciò ha dato origine a diverse manifestazioni a difesa dell’identità italiana fondata sul cattolicesimo. REPUBBLICA CECA. Il 21 maggio il Parlamento non ha ratificato l’accordo fra Stato e Santa Sede firmato il 25 luglio 2002. I 110 deputati su 177 che hanno votato contro appartenevano al partito comunista ricostituito dopo la caduta del regime, al partito civico democratico di ispirazione conservatrice e al partito socialdemocratico che è al governo del Paese. RUSSIA. Un’analisi attenta del miglioramento circa il rispetto della libertà religiosa (vengono anche discussi vari progetti sull’introduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole) suggerisce, secondo più osservatori, che l’amministrazione del presidente Putin è impegnata nel tentativo di coinvolgere la Chiesa nei progetti politici su grande scala (il processo di riunione con la “Chiesa ortodossa russa all’estero”, che ha i suoi fedeli principalmente tra gli emigrati russi negli Usa, il riavvicinamento all’Ucraina). Lo sforzo dei leader dei gruppi religiosi riconosciuti come “tradizionali” in Russia, e cioè l’ortodossia, l’islamismo, il buddismo, l’ebraismo, per consolidare la loro posizione nello Stato, ha ottenuto la nascita di una Commissione parlamentare “in supporto dei valori tradizionali, spirituali e morali”. In quest’ultimo anno, alcuni viaggi, tra cui, il più importante, quello compiuto, nella seconda metà del febbraio 2004, dal card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, costituiscono un passo avanti nel dialogo tra Santa Sede e Patriarcato di Mosca. Positiva è stata la creazione di una Commissione cattolico-ortodossa istituita allo scopo di dirimere le questioni più spinose. SERBIA. Nel Kosovo, provincia autonoma della Serbia ancora amministrata dall’Onu e presidiata dalla forza militare internazionale Kfor, nel corso del 2003 la tensione fra minoranza serba e maggioranza albanese è generalmente diminuita sebbene sia tornata a esplodere nel marzo 2004. Secondo fonti Unhcr (Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite), dopo la fine dei bombardamenti della Nato, nel giugno 1999, sono rientrati in Kosovo circa 500mila albanesi mentre 200mila dei 300mila serbi degli anni di Miloševic sono espatriati. Di questi hanno fatto ritorno 7.531 profughi. I serbi rimangono soprattutto nella zona centrale del Kosovo – quella dei monasteri ortodossi, considerata sacra dalla nazione serba – e il governo di Belgrado paga un sussidio di 80 euro a ciascuno di essi affinché non lasci la regione. A essere vittima di atti di violenza è soprattutto la minoranza serba e ortodossa. SLOVENIA. Le comunità religiose registrate sono state 34; l’ultima a essere riconosciuta, nel mese di agosto, è stata la comunità induista, mentre altri sette gruppi – per lo più nuovi movimenti religiosi – sono in attesa di registrazione. SPAGNA. L’insediamento del nuovo governo presieduto da Rodriguez Zapatero ha bloccato la riforma sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, sancita da un decreto del giugno 2003 del governo di José Maria Aznar. Gli studenti avrebbero potuto scegliere fra l’insegnamento della religione cattolica e corsi “non confessionali” di storia delle religioni che sarebbe stata insegnata da docenti di storia e filosofia scelti dallo Stato. La riforma, che prevedeva tre ore settimanali per l’insegnamento della religione e della storia delle religioni, aveva suscitato notevoli proteste da parte della sinistra. SVEZIA. Pur prevedendo la Costituzione che il re della Svezia sia di religione luterana, una legge in vigore dal gennaio 2000 ha sostanzialmente introdotto un ridimensionamento del legame tra Chiesa luterana e Stato che ha sempre contrassegnato i rapporti tra le due realtà istituzionali. TURCHIA. Una conseguenza dello stemperarsi della tensione fra enti religiosi e governo turco, impegnato – anche in seguito alle richieste dell’Unione europea in vista di una eventuale adesione – nell’approvazione di una serie di modifiche normative volte a rafforzare il rispetto dei diritti umani e delle libertà personali, è l’autorizzazione formale alla riapertura del seminario greco-ortodosso di Halki, nelle vicinanze di Istanbul, chiuso dal 1971. Tuttavia, i passi avanti da compiere sono ancora numerosi e complessi sia perché la Costituzione laicista ereditata dagli anni ’20, pur essendo stata nel frattempo modificata, impone alle istituzioni un atteggiamento di grande distacco dalla religione, sia perché le aperture in tal senso del Partito islamico moderato (Akp) al potere, appaiono strumentali all’ottenimento di un maggior spazio per la comunità islamica maggioritaria.