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Obiettivo 10.000″ “

All’Est e all’Ovest d’Europa ” “la proposta educativa ” “del servizio civile” “” “

Proporre “esperienze pilota” di servizio civile tra giovani di diversi Paesi europei, dell’Est e dell’Ovest, “per farli innamorare dell’Europa ed educare alla partecipazione e alla cittadinanza”. E’ stata questa una delle proposte emerse dalla tavola rotonda su “Il servizio civile per una cittadinanza europea attiva e solidale” che si è svolta nei giorni scorsi a Roma, per iniziativa di Volontari nel mondo-Focsiv e della Spices, la Scuola di politica internazionale cooperazione e sviluppo. L’idea di fondo è di estendere il più possibile nei diversi Paesi europei l’esperienza del servizio civile, per educare i giovani ad una cittadinanza europea attiva e consapevole. Ma cos’è il servizio civile e com’è la situazione in Europa? Giovani impegnati in attività sociali a sostegno dei più deboli, nella difesa dell’ambiente, del patrimonio culturale e architettonico. Sono tanti gli ambiti d’azione del servizio civile, in base al quale un giovane sceglie di dedicare un anno della propria vita (retribuito) a questa esperienza. In Europa è l’Italia il Paese capofila, con 38.000 volontari (nel 2001 erano 150) e 30.000 obiettori di coscienza ancora in servizio. “Nessun Paese ha così tanti giovani impegnati su questo fronte – dice Cristina Nespoli, presidente della Cnesc, la Consulta che riunisce gli enti italiani dove i giovani prestano il servizio civile -. E’ uno strumento di difesa attiva del territorio, ben diverso dal volontariato genericamente inteso. Risponde a precise regole e rientra nel dettato costituzionale”. Infatti, secondo la legge italiana che abolisce la leva obbligatoria dal 31 dicembre 2004, in Italia il servizio civile diventerà ancora più importante: i giovani volontari potranno scegliere se fare questa esperienza per un anno o entrare invece nell’esercito. 3.500 giovani l’anno nel Servizio volontario europeo: obiettivo 10.000. Ma “non sono molti i Paesi europei che prevedono un servizio di questo tipo” spiega Jens Mester, dell’Unità giovani della Commissione europea -. Non esistono dati ufficiali in materia, ma dopo l’Italia spicca la Germania con 15.000 volontari, mentre esperienze simili esistono anche in Francia, Lussemburgo, Lituania. A livello europeo (esteso a 31 Paesi, compresa la Turchia) esiste poi dal 1998 il Servizio volontario europeo, con 3500 giovani l’anno attualmente coinvolti e uno stanziamento di 33 milioni di euro (maggiori informazioni sul Portale europeo per i giovani in diverse lingue: http://europa.eu.int/youth/). “Il nostro obiettivo è di arrivare a 10.000 giovani”, auspica Mester. “In questo momento – sottolinea – tra le priorità più importanti nell’Unione c’è la costruzione della cittadinanza europea. Avere un passaporto europeo non significa infatti essere cittadini europei. Sono molto poche le persone che fanno esperienza dell’Europa nella vita quotidiana e la mobilità dei giovani è ancora limitata”. Nell’ambito del servizio volontario, aggiunge “vorremmo stabilire dei criteri comuni per tutte le organizzazioni di volontariato dei diversi Paesi, con più trasparenza nei servizi e meno ostacoli nello svolgimento dell’esperienza”. Tra le novità più recenti vi è la possibilità di accettare, per il servizio volontario europeo, anche giovani provenienti da Paesi extra-Ue: “L’accordo politico è già pronto – annuncia Mester -. Servono gli ultimi dettagli per inserirlo nelle legislazioni nazionali e stabilire le regole per il soggiorno in Europa dei giovani volontari”. Quale “Corpo europeo di pace”? Altro tema “caldo” riguarda l’istituzione di “Corpo europeo di pace composto da giovani per svolgere attività umanitaria, come previsto nel progetto di Costituzione europea. Proposta che però “va precisata – afferma Primo Di Blasio, coordinatore del settore volontariato e formazione di Volontari nel mondo-Focsiv – perché vorremmo che fosse inserito nell’ambito delle politiche giovanili, con uno scopo principalmente formativo”. La tavola rotonda di Roma è servita infatti a “prepararsi ad un incontro previsto per l’autunno prossimo, durante il quale ministri europei e rappresentanti della società civile discuteranno su come valorizzare e proporre il servizio civile a livello europeo”. “Non vogliamo che il servizio civile diventi solo un periodo di apprendistato prima del lavoro – precisa Di Blasio -, né una risorsa umana che i governi possono usare per risolvere i problemi sociali. Per noi ha essenzialmente una funzione educativa, per avere nel futuro cittadini europei attivi e solidali, capaci di confrontarsi con i problemi del territorio. La cosa più utile sarebbe realizzare delle esperienze pilota con i giovani dell’est che vengano all’ovest e viceversa”.