elezioni europee (2)" "

Capaci di futuro” “

Due preoccupazioni: ” “dimenticare le radici cristiane ” “e la divisione nella società” “

L’astensionismo, specialmente nei dieci Paesi dell’allargamento, la crescita di gruppi politici “euroscettici”, la sconfitta, a tratti pesante, come in Gran Bretagna, dei partiti di governo, sembrano essere le caratteristiche delle recenti elezioni europee del 10-13 giugno. Per molti commentatori doveva essere il banco di prova per la nuova Europa a venticinque. Ma il risveglio è stato brusco: all’Europa manca ancora molto per essere un’Unione. Tornano attuali le parole del Papa nella Esortazione “Ecclesia in Europa” (2003): “L’Europa di oggi, nel momento stesso in cui rafforza ed allarga la propria unione economica e politica, sembra soffrire di una profonda crisi di valori. Pur disponendo di mezzi accresciuti, dà l’impressione di mancare di slancio per nutrire un progetto comune e ridare ragioni di speranza ai suoi cittadini… Per dare nuovo slancio alla propria storia, essa deve riconoscere e ricuperare con fedeltà creativa quei valori fondamentali, alla cui acquisizione il cristianesimo ha dato un contributo determinante… È di capitale importanza tenere conto che l’unione non avrà consistenza se fosse ridotta alle sole dimensioni geografiche ed economiche, ma deve innanzitutto consistere in una concordia dei valori da esprimersi nel diritto e nella vita”. Abbiamo chiesto un commento al voto al vescovo di Treviri (Germania) Reinhard Marx . Mi rallegro perché si è avuta la possibilità di votare per il Parlamento europeo. È un bene che si viva in una democrazia in cui esiste una responsabilità politica limitata nel tempo. Quel che delude è la scarsa affluenza alle urne, anche da noi in Germania. Non credo si tratti di un disprezzo della democrazia; penso che ciò sia dovuto, da un lato, ad una carenza di conoscenze del significato dell’Europa per la nostra vita di tutti i giorni, e dall’altro al peso ancora poco significativo di questo Parlamento nelle istituzioni europee. Ai rappresentanti eletti dei popoli europei auguro che abbiano il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, ma invio anche la benedizione di Dio, per riconoscere ciò che è importante. Non credo sia giusto parlar sempre male dei politici. È importante che noi accompagniamo queste persone nel loro lavoro in modo critico ma costruttivo. Il loro lavoro è necessario per tutti noi. Una comunità democratica è impensabile senza cittadine e cittadini attivi. L’impegno di molti nella società e nella cultura, il dialogo pubblico anche nei media, sono indispensabili per una società libera ed aperta. Due cose mi stanno particolarmente a cuore rispetto all’Europa: non dimentichiamo le nostre radici e le nostre basi! Anche in una società aperta è possibile riconoscere i fondamenti cristiani della nostra comunità europea. Da una Costituzione europea mi aspetto che non taccia con vergogna questi fondamenti. Senza la fede cristiana, non potremmo comprendere la nostra civiltà e la nostra immagine comune dell’uomo. Perché non lo dirlo chiaramente? L’altra mia preoccupazione riguarda la crescente divisione nella nostra società. Ciò è il risultato della diffusione di un capitalismo non inserito in un forte ordine politico, giuridico e sociale. La questione della giustizia e della compensazione non è regolata solo dai mercati, ma richiede piuttosto strutture di solidarietà. Jean Monnet, uno dei grandi padri dell’Europa, disse una volta che l’Europa deve essere un contributo per un mondo migliore. Ciò può riferirsi senz’altro anche allo sviluppo economico, ma solo se teniamo presente i poveri di casa nostra e di tutto il mondo. In ogni caso, desidero un’Europa che richiami l’obiettivo della giustizia sociale all’interno e all’esterno non solo nelle grandi occasioni, ma che lo inserisca nella politica concreta. In questo contesto, il superamento della disoccupazione in Europa rappresenta una finalità fondamentale, se vogliamo continuare ad essere capaci di futuro. Altrimenti, come si possono incoraggiare le persone a formare una famiglia con valori positivi, se a loro – e in particolare ai giovani – non vengono offerte opportunità?