Le analisi del voto europeo monopolizzano le pagine dei principali quotidiani internazionali, alla vigilia del vertice di Bruxelles che dovrebbe affrontare il “nodo” della futura Costituzione, nel primo summit dopo la nascita dell'”Europa a 25″. Di un’ “Europa democratica in panne” parla Le Monde (15/6), che nel pezzo di apertura “legge” il voto del 13 giugno distinguendo tra i risultati “globali”, quelli relativi alla Francia e quelli degli altri Paesi. Per quanto riguarda il primo aspetto, il quotidiano francese fa notare che questa tornata elettorale europea si segnala per “una sconfitta senza precedenti della maggioranza dei governi in carica“. “Gli elettori europei si astengono o puniscono i loro dirigenti”, si legge nelle pagine interne, dove nel sommario si sottolinea che “le elezioni europee si traducono in una ondata di protesta nei 25 Paesi dell’Unione. La partecipazione è storicamente debole. Soprattutto, la maggioranza dei governi viene pesantemente punita, mentre le formazioni euroscettiche crescono”. “Il centro arbitro al Parlamento europeo”, titola La Croix (15/6), secondo cui “in mancanza di una maggioranza chiara all’assemblea di Strasburgo, i gruppi liberali e centristi si ritrovano in posizione chiave. Il Partito popolare resta la principale formazione davanti ai socialisti”. “Si continua!”, è l’esortazione di Bruno Frappat, che nell’editoriale invita a “dominare” la “disillusione” che viene dalla “diserzione delle urne” pensando già alle “ricostruzioni”, a cominciare dall’impegno di “adottare una Costituzione”, e dall'”immenso compito pedagogico per troppo tempo trascurato”. Secondo Elio Maraone ( Avvenire, 16/6 ), “correre ai ripari non è facile, dopo una lunga inerzia progettuale, dopo una annosa carenza di uomini e di idee che ha portato l’Unione a non costituire più (come alle sue origini) la risposta ‘alta’ ai bisogni dei cittadini. Ma un tentativo di recupero, in una prospettiva di crescita (anche ideale) che dia motivo di mobilitazione e di speranza alle diverse società, comunque si impone”. “Dopo le elezioni europee, ‘ci si dimentica delle riforme'”, è il titolo di apertura scelto dall’ Herald Tribune (16/6), in cui Katrin Bennhold fa notare che “il giorno prima che i leader europei si riuniscano a Bruxelles nella speranza di trovare un accordo sulla Costituzione dell’Unione europea a 25 membri, molta attenzione viene posta sulle ripercussioni politiche del turno elettorale di domenica, caratterizzato da un astensionismo record, e sulla sconfitta umiliante dei partiti di governo”. Le elezioni europee sono al centro anche dei commenti della stampa tedesca di questi giorni. Su Die Welt (15/6), Eckhard Fuhr mette a confronto la domenica del D-Day con la domenica delle votazioni, caratterizzata dalla scarsa affluenza alle urne in quasi tutti i Paesi. “La partecipazione alle prime elezioni dell’Unione allargata, delle prime elezioni in un’Europa veramente unita politicamente, non è mai stata così bassa […] Sembra che non sia stato nient’altro che disgusto e rabbia ad aver spinto i cittadini alle urne, o ad averli tenuti lontano da esse“. Per Günther Nonnenmacher della Frankfurter Allgemeine Zeitung (15/6), “ …Una maggioranza dei cittadini ha l’impressione che con queste elezioni in materia di Europa non si decida in realtà niente e quest’impressione è non è del tutto sbagliata anche se non è del tutto giusta […] I cittadini avrebbero veramente una scelta se potessero decidere cosa deve diventare l’Unione. Ma far votare i cittadini dei 25 Stati membri su questo rimarrà probabilmente un’utopia“. Sulla disfatta della Spd, Astrid Hölscher della Frankfurter Rundschau (14/6) osserva: “ Come sanno persino coloro che sono andati a votare per dovere più che per voglia, il voto è soprattutto una resa dei conti a livello nazionale. Proprio perché, sottovalutando chiaramente il loro voto, si tratta “solo” di Europa, le persone si prendono la libertà di punire il potere nazionale in modo più severo, di deviare dagli schemi usuali, per la gioia dell’opposizione e dei partiti piccoli“. Il settimanale Der Spiegel (14/6) si occupa del recente G-8 e così commenta: “ Diplomazia in periodo di campagna elettorale: durante il G-8 a Sea Island, il presidente Usa in disgrazia si serve dei rappresentanti della “vecchia Europa”, una volta vituperati, per la propria affermazione politica. Ma l’armonia messa in scena nasconde a malapena i contrasti ancora esistenti”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1306 N.ro relativo : 46 Data pubblicazione : 18/06/04