anno europeo dello sport" "

Linguaggio che unisce” “” “

Campionati europei di calcio: un’occasione da valorizzare” “

CHIESE APERTE IN PORTOGALLO. Non solo slogan e cori di stadio per gli europei di calcio. I tifosi che arrivano da tutta Europa troveranno ad Aveiro, una delle città portoghesi dove si stanno svolgendo le partite – anche le Chiese aperte in orari inconsueti (dalle 13 alle 20), grazie alla collaborazione di volontari giovani e anziani. È l’iniziativa “Chiese aperte al pubblico” annunciata dall’agenzia portoghese “Ecclesia”, che ha lo scopo di “permettere la fruizione del vasto patrimonio religioso” ma anche “favorire la contemplazione e la spiritualità. La Chiesa portoghese si era già espressa nel novembre scorso a proposito degli europei di calcio, con una nota intitolata “Lo sport a servizio della costruzione della persona e dell’incontro dei popoli”. Nella nota si ricordano i valori positivi dello sport, ma anche “le ombre” di uno “sport mediatico” come il calcio. Tra queste – definite come “peccati sociali” – i vescovi portoghesi ricordano “l’esagerata commercializzazione del fenomeno sportivo”, la “mancanza di trasparenza nelle contrattazioni”: “In pratica, il calcio, in molti casi, smette di essere un ‘gioco’ per diventare un’industria. In questo modo perde il suo valore ludico e umanizzante per trasformarsi in una competizione di artisti pagati a peso d’oro, che offrono uno spettacolo di alto valore commerciale ma spesso privo di anima e di sentimenti”. Tra le “ombre” citano l’uso di “sostanze chimiche proibite”, la “fabbrica di ‘giocatori idoli’ manipolati dagli impresari”, “le pressioni sugli arbitri”, la violenza negli stadi. Per questo auspicano che “Euro 2004” sia “una celebrazione di vita”, “una occasione per potenziare il dialogo tra i popoli” e “un contributo per costruire una Europa unita sui valori di dignità dell’uomo”. Concludono rivolgendo una serie di appelli: agli atleti, perché rispettino “i valori di lealtà, solidarietà, di comportamento corretto, rispetto degli altri”; ai dirigenti, perché “siano i guardiani del vero significato del calcio”; ai giornalisti perché “compiano il loro dovere di informare ed evitino di far nascere conflitti e tensioni nell’opinione pubblica”; ai tifosi in generale, perché “scoprano nel calcio un divertimento sano, una espressione di arte e bellezza, una festa di incontro” e non un “fattore di conflitto”. UN TELECRONISTA COMMENTA. Il volto e la voce più conosciuti fra i telecronisti italiani, in questi giorni in Portogallo, BrUNO PIZZUL, afferma: “Il linguaggio sportivo è universale. In questo senso i Campionati europei di calcio possono essere, a loro modo, uno strumento per avvicinare i popoli del continente”. Cosa può significare questo torneo? Vi si respira un’aria di “unità europea”? “In terra lusitana sono sbarcate squadre provenienti da ogni angolo d’Europa. Qui ognuno parla la propria lingua, si vedono abiti folkloristici e si pretende di mangiare i propri piatti tipici. Sembra una festosa Babele. Eppure, appena l’arbitro fischia il calcio d’inizio, tutti si intendono al volo; il gesto agonistico e il tifo sugli spalti sono uguali dappertutto. Ma dirò di più: nelle squadre nazionali sono presenti giocatori che militano in club di tutti i Paesi d’Europa. I giocatori girano il continente, si scambiano conoscenze, esperienze. Ogni club diventa un microcosmo europeo, dove si incontrano lingue diverse, abitudini e persino religioni differenti. Anche questo è un ‘volto’ del calcio di oggi. Insomma, le squadre del cuore possono apparire come dei piccoli e originalissimi laboratori dell’integrazione europea”. Ovunque si gioca a pallone, ma… “Lo sport ha di per sé un significato positivo, ma certo dipende da come lo si pratica, da come lo si vive. Diverse discipline hanno purtroppo rinunciato ad alcuni principi ispirativi, primo fra i quali la gratuità dell’impegno. Il calcio a certi livelli soffre di questo aspetto: ciò vale anche per l’Italia. Eppure ci sono centinaia di migliaia di atleti, piccoli e grandi, che giocano a pallone, che si divertono con il basket, il nuoto, lo sci e tante altre discipline, che fanno sport per divertirsi, per stare assieme, per apprendere l’importanza della fatica e del sacrificio. Ecco dove risiede l’universalità del linguaggio sportivo. È quanto insegna questo 2004, indicato dall’Unione come Anno dell’educazione attraverso lo sport ed è lo stesso spirito con il quale si opera in tante piccole società, associazioni, negli oratori, dove, non a caso, sono maturati anche tanti campioni. Sono convinto che si possa crescere umanamente con lo sport, esso fa bene al corpo e alla mente. Il suo potenziale sociale ed etico deve essere valorizzato. Non dobbiamo avere occhi solo per gli avvenimenti agonistici di vertice”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1305 N.ro relativo : 45 Data pubblicazione : 16/06/04