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Dietrich Bonhoeffer, sofferenza ” “e lotta per la verità e la giustizia. Convegno a Roma” “” “
“L’umanesimo di Bonhoeffer è profondamente radicato nella vita, morte e resurrezione di Cristo” ma, è al tempo stesso, “forgiato dall’incontro con l’altro, modellato nella sofferenza e nella lotta per la verità e la giustizia” e, nonostante tutto, “afferma la bontà dell’uomo contro la perversione, la speranza contro la disperazione e la vita contro la morte”. Per questo, secondo il teologo sudafricano JOHN DE GRAUCHY , intervenuto al IX Congresso internazionale su “Dietrich Bonhoeffer e l’umanesimo cristiano” (Roma, 8-10 giugno), rimane di grande attualità la figura del teologo protestante tedesco, nato a Breslavia nel 1906 e morto nel 1945 nel campo di concentramento nazista di Flossebürg. IL VALORE DI OGNI PERSONA. L’incontro, promosso dalla International Bonhoeffer society, e al quale hanno partecipato un centinaio di studiosi di 14 diversi Paesi, è stato aperto da KEITH CLEMENTS, segretario generale della Conferenza delle Chiese europee (Kek). “Ciò che rende Bonhoeffer ancora attuale aveva detto Clements – è il suo essere testimone del bisogno di riaffermare il significato di ogni persona in un’epoca nella quale esso viene banalizzato, minacciato e abusato”. Tra il fondamentalismo religioso “con il suo timore per la diversità”, e “le tendenze relativiste e individualiste della società postmoderna”, per Clements “vogliamo sapere che esiste un potere di salvezza per tutti, una grazia che affermi il valore e la dignità di ciascuno”. “Viviamo in un’epoca molto agitata, contrassegnata da ingiustizie, guerre, discriminazioni verso gli stranieri e abusi contro i prigionieri – ha osservato il teologo statunitense MICHAEL LUKENS -. Studiare l’opera di Bonhoeffer significa esplorarne il significato per il nostro difficile impegno nel mondo”. COMPAGNO DI VIAGGIO. Per ARY BRAAKMAN (Olanda), “pur venendo da ambienti culturali profondamente diversi, Bonhoeffer e il cattolico Maritain hanno molto in comune” nella “visione della Chiesa come istituzione in grado di contribuire all’emancipazione e alla socializzazione dell’individuo e della società. La loro eredità può aiutare la cristianità a costruire una società più umana”. Grazie all’opera di Bonhoeffer, pubblicata in Polonia nel 1970, “gli intellettuali cattolici del Paese hanno riscoperto la propria coscienza sociale ed hanno appreso da questo ‘compagno di viaggio’ a lavorare insieme con le ‘persone di buona volontà’, mentre le loro controparti laiche hanno recuperato il senso della trascendenza morale necessario a sostenerne la resistenza contro l’assolutismo del regime comunista” ha sottolineato lo studioso polacco JOEL BURNELL. “Superando la diffidenza reciproca ha proseguito essi hanno spianato la strada al progetto di una società civile fondata sul legame tra umanesimo e cristianesimo, che ha preso forma nell’attività di Solidarnosc e nei dialoghi della cosiddetta ‘Tavola rotonda’ tra i capi dell’opposizione e i funzionari comunisti che hanno condotto alle elezioni del 1989″. IL TEMPO DELLA RESPONSABILITà. “Bonhoeffer merita di essere commemorato tra i ‘giusti’ a Yad Vashem?” Per lo studioso statunitense STEVEN HAYNES “questo dibattito può distoglierci dall’approfondimento di quanto egli ha da insegnarci sul fenomeno della salvezza e i modi in cui la ricerca della salvezza ha illuminato la sua attività. Una delle questioni che ha a lungo destato perplessità negli studiosi del ‘comportamento di salvezza’ riguarda le motivazioni di coloro che hanno rischiato la propria vita per proteggere gli ebrei durante l’Olocausto. Una dinamica che può essere definita in termini di ‘umanesimo cristiano’ e/o ‘filosemitismo cristiano’, e poiché Bonhoeffer sembra riflettere entrambi gli impulsi, egli indica che uno di questi elementi non esclude necessariamente l’altro, ma essi possono, al contrario, coesistere ed interagire nei ‘salvatori'”. “La concezione dell’individualità di ogni persona si intreccia” nel pensiero di Bonhoeffer “con la prospettiva del tempo”, perciò il teologo “rigetta un modo di pensare slegato dalla dimensione temporale e considera ‘il momento attuale’ come il tempo della responsabilità concreta” ha rimarcato ROBERT VOSLOO (Sudafrica). Dallo stretto legame “tra persona umana, comunità e Dio” nasce per il relatore “la sfida all”economizzazione’ del tempo” e “provengono le risorse per un’esistenza umana vissuta in pienezza”.