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Il valore della solitudine” “

Lo status dei single rivalutato ” “dai vescovi inglesi nel documento "Cherishing Life" ” “” “

Ci si sposa più tardi e con più consapevolezza e più spesso si rimane “single”, uno status rispettabilissimo, una vocazione che non ha nulla da invidiare al matrimonio. Parola dei vescovi di Inghilterra e Galles. Nell’ultimo documento di dottrina sociale intitolato “Cherishing Life”, “Adorare la vita”, la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles rivaluta il ruolo dei single all’interno della Chiesa. Due esperti che hanno contribuito alla stesura del documento spiegano che valore hanno i single per la Chiesa cattolica. “Essere single”. I Vescovi dedicano a questa condizione un capitolo intitolato “Being single”, “Essere single” dove spiegano che a volte é la dedizione al lavoro ad impedire ad alcuni di trovare l’anima gemella, ma a riempire la solitudine ci sono gli amici che sono importantissimi anche per le coppie sposate. Altri, secondo i Vescovi, non hanno fatto la scelta consapevole di restare soli ma la loro ricerca di un compagno non ha dato frutti. Secondo la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles è un segno che Dio li chiama a vivere in questo loro status, nel momento presente, dedicandosi al lavoro, agli amici, alla famiglia e alle opportunità che si presentano man mano nella loro vita. Le situazioni cambiano, dicono i Vescovi britannici, ma è nelle circostanze presenti che ogni persona è chiamata da Dio a camminare, amare e agire. Ci sono altri ancora, si legge in “Cherishing Life”, che hanno perso la moglie o il marito, una esperienza dolorosa e traumatica che li costringe a fare i conti con l’assenza di quella persona che era il centro della loro vita e, in un secondo momento, a cambiare il loro status, da sposati a single, un aggiustamento non da poco. Vi sono da ultimo separati e divorziati. La loro condizione, se rimangono fedeli alle promesse del matrimonio, oltre il dolore della separazione, è una testimonianza della santità di questo sacramento. Anche per loro gli amici sono importantissimi. Anche per loro lo status di single può diventare una ricca vocazione. Single, una lunga tradizione. “L’appello dei Vescovi ai single perché coltivino la loro vocazione si capisce nel contesto della situazione britannica dove ormai poco meno di un terzo delle famiglie sono costituite da persone sole”, spiega David Jones, professore di bioetica al college di St. Mary’s nell’università del Sussex, sud di Londra, che ha partecipato alla stesura del documento “Cherishing Life”. “La Chiesa Cattolica ha sempre attribuito una vocazione e un ruolo preciso ai singles, ma fino ad oggi un pò in sordina. Si sottolineavano matrimonio e vita religiosa come vocazioni principali, anche se la Chiesa ha una lunga tradizione di singles che sono stati importanti per la fede cattolica, a partire dalle vedove nel Medioevo”. “La novità del documento “Cherishing life” é l’enfasi posta su questo status, che viene valorizzato molto di più rispetto al passato”. Il single soffre di solitudine più di una persona sposata? “Chi è sposato felicemente – è la risposta di Jones – senza dubbio non si sente solo, ma chi non va d’accordo col marito o la moglie si sentirà molto più isolato di un single felice che ha molti amici. Se ha un lavoro soddisfacente e buoni amici anche chi vive da solo è realizzato. È importante che non ci si sposi per solitudine, chi lo fa comincia in modo sbagliato il proprio matrimonio. Considero difficile la situazione di separati e divorziati. Per loro è davvero dura e il rischio che soffrano di isolamento e sensi di colpa è molto forte”. “Come hanno detto i Vescovi l’amicizia è il migliore antidoto alla solitudine, per singles, persone sposate e separate. Credo che i Vescovi abbiano cercato di raggiungere i cattolici in qualunque condizione si trovino a vivere, riconoscendo le loro difficoltà con maggiore chiarezza rispetto al passato”, conclude Jones. Anche per padre John Sherrington, professore di teologia morale al St. John’s College, università di Guildford, un altro degli esperti che ha contribuito al documento dei Vescovi britannici “l’importanza data ai single è una novità per la dottrina della Chiesa”. “I Vescovi – dice – notano che esiste il rischio per il single di essere risucchiato dal lavoro e dalla logica del successo dimenticando di coltivare I rapporti. Chi lavora molto deve chiedersi perché lo fa, se si tratta di un autentico servizio agli altri degno della vocazione cristiana o di un comportamento egoista”. Alcuni dati. Dal 1971 vi è stato in Gran Bretagna un aumento di single e di famiglie guidate da un solo genitore. Secondo I dati forniti dall’Ufficio nazionale di statistica del governo tra il 1971 e il 1988 il numero di case dove abita una persona sola è raddoppiato, dal 17 al 31% e la proporzione di famiglie guidate da un solo genitore è triplicata, dal 5% al 15% del totale. Sono cifre che non hanno subito cambiamenti significativi negli ultimi cinque anni. La proporzione di famiglie formate da una coppia sposata o che coabita con figli è scesa, da appena meno di un terzo di tutte le famiglie nel 1979 ad appena oltre un quinto nel 2002 e la proporzione di famiglie guidate da un genitore solo è salita dal 4% del totale nel 1979 al 7% nel 1993. Secondo dati appena pubblicati dalla Organizzazione mondiale della Sanità, la proporzione di bambini cresciuti da un solo genitore é più alta in Gran Bretagna che in ogni altro Paese d’Europa.