RELIGIONI E AMBIENTE" "
In Romania nel 2007 la terza assemblea ecumenica europea” “” “
Si è chiusa il 6 giugno a Namur (Belgio) la VI Consultazione promossa dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) su “La responsabilità delle Chiese e delle religioni per la creazione”. E’ stata un’occasione di scambio e confronto tra esperienze realizzate nelle diverse comunità e di dialogo con altre tradizioni religiose. Senza dimenticare la riflessione sull’impatto ‘politico’ della responsabilità verso il creato. I delegati hanno poi formulato alcune prospettive per continuare l’impegno delle chiese a salvaguardia del creato, anche in vista della terza assemblea ecumenica europea (Romania, 2007). Ecco in sintesi alcuni interventi. UNA PROSPETTIVA POLITICA. ”Le aspettative e le speranze basate sulla forza morale e sulla testimonianza comune delle Chiese e delle minoranze religiose davanti ai massicci deficit della responsabilità a lungo termine e globale nel mondo moderno sono molto forti’. Lo ha detto Markus Vogt, della Commissione preparatoria, aprendo la discussione sulla responsabilità ecumenica per lo sviluppo sostenibile e il contributo ‘politico’ delle chiese. Su questa responsabilità è tornato il Nunzio apostolico presso la Comunità europea, mons. Faustino Sainz Munoz per precisare come “l’ispirazione basilare della sollecitudine della Santa Sede per l’ambiente è, per sua natura, religiosa, ma essa contiene anche riferimenti a parecchie considerazioni morali fondamentali che sono pure condivise dalle persone di buona volontà. Attraverso il ricco magistero e gli innumerevoli interventi la Santa Sede propone come indicato in particolare dopo il vertice di Johannesburg una riflessione sul termine ecologia umana, l’inizio di una conversione ecologica, il sostegno di un cambiamento dei modelli di produzione e di consumo, un esame serio del problema della povertà”. E’ politica in senso lato anche la prospettiva che ha tracciato Luckas Vischer, della Rete ecumenica cristiana per l’ambiente (Ecen): ‘L’ambiente è un tema globale e richiede soluzioni globali, a partire dalle comunità locali. Le Chiese offrono testimonianza concreta. Così ad esempio è successo a proposito dei cambiamenti climatici, già a partire dalla prima assemblea ecumenica di Basilea. Le testimonianze delle comunità cristiane sono state poi raccolte nella rete Ecen e hanno contribuito a porre la questione di quali stili di vita sostenibili potessero essere praticati, quale responsabilità comune, anche in rapporto ad atti ufficiali come il Protocollo di Kyoto”. Sul piano della politica concreta si è misurato Francis Jacobs, segretario della Commissione parlamentare Ue per l’ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori. “Non è facile – ha detto – affrontare in maniera coordinata le tematiche dell’ambiente a livello europeo, anche per la complessità delle situazioni che si vengono a determinare e l’intreccio di interessi e competenze, dalla politica industriale a quella dei trasporti. Nuovi problemi si pongono, poi, con l’allargamento, che vede arrivare in Europa Paesi con situazioni e attenzioni molti differenti rispetto ai temi ambientali, legati anche a modelli di sviluppo diversi. La riflessione cui contribuiscono le religioni può diventare utile collante”. IL DIALOGO INTERRELIGIOSO. ”Il terreno dell’ecologia è favorevole al dialogo tra le religioni’: così Mahi Yacoub, professore di religione islamica a Bruxelles. “L’Islam ha affermato – considera la natura come donata da Dio e l’uomo ne è responsabile. Per questo l’ecologia apre il discorso della responsabilità umana nel mondo. Ogni uomo è responsabile dell’altro uomo e deve difendere la natura anche in prospettiva del futuro, in un’ottica di sviluppo sostenibile. Su questi temi è facile incontrare il dialogo interreligioso, esiste una sensibilità comune”. Per Albert Guigui, gran rabbino di Bruxelles, “dai precetti biblici troviamo l’idea della conservazione dell’ambiente. La Bibbia chiede di rispettare l’albero e nei racconti della creazione propone un Dio giardiniere, che affida all’uomo il suo lavoro, dicendogli di continuarlo e di non distruggerlo. La difesa dell’ambiente non deve essere teorica ma un insegnamento dato ai bambini fin dall’infanzia. Per questo c’è la tradizione di piantare un cedro o un cipresso a Gerusalemme, quando nasce un figlio”. Incontro e dialogo tra le religioni sui temi dell’ambiente sono possibili anche per l’esponente buddista venerabile Lama Karta. “Condizione per un approccio all’ambiente ha spiegato – è il superamento dell’egoismo illusorio. Occorre che tutti riflettiamo sulle conseguenze dei tanti atteggiamenti umani irrispettosi della natura”.