SVIZZERA" "
Vescovi soddisfatti per l’incontro ma preoccupati per quel 90%, ancora da incontrare ” “” “
L’incontro nazionale dei giovani svizzeri con il Papa (Berna, 5-6 giugno) ha sorpreso un po’ tutti perché per la prima volta si è riusciti a riunire sotto un’unica iniziativa la complessa realtà della pastorale giovanile della Svizzera. La multiculturalità, la presenza di più gruppi linguistici, l’influenza reciproca tra diverse confessioni cristiane sono alla base di una non facile integrazione sociale e sotto certi aspetti anche ecclesiale. Aver attuato una sintesi delle esperienze proprie di ogni gruppo viene considerato già un passo avanti significativo. A riguardo abbiamo raccolto alcune voci. “Il Papa con i suoi richiami alla responsabilità personale, alla missione e all’unità ha suggellato un rinnovato desiderio di camminare insieme. Partendo da ‘Alzati!’, il tema scelto dai vescovi per l’incontro, Giovanni Paolo II ha spiegato ai giovani cosa significa alzarsi, mettersi in strada, camminare con gli altri verso gli ideali che non possono essere esemplificati solamente dai telefonini, dalla musica, dal divertimento, dalla discoteca: è per questo che il Papa invita una volta di più ad aprire le porte, a non avere paura di vivere secondo il Vangelo. Per questo è importante partire da proposte che non abbiano una connotazione fortemente ecclesiale. Anche nelle parrocchie si è cercato di aprire ritrovi accessibili a tutti, senza richiedere la partecipazione attiva alla vita della comunità. Il contatto con giovani credenti permette a molti altri coetanei di trovare la strada”. (Amedée Grab, presidente della Conferenza episcopale svizzera) “Giovanni Paolo II ricorda ai giovani che Dio è con loro in ogni passo, a casa e a scuola possono contare su Dio, credere nei valori della vita, un ragionamento che si può adattare ai giovani del nostro Paese, ma anche a quelli di altre realtà. Un messaggio di fede forte che unisce movimenti, gruppi, servizi pastorali diocesani e comunità religiose. Per tutto il tempo della preparazione abbiamo tenuto conto delle altre confessioni che si sono potute incontrare anche in questo spazio; é vero che questo si chiama incontro dei giovani cattolici, ma non è solo per loro, ma per tutti i giovani e per tutto il popolo di Dio. Non bisogna banalizzare la nostra realtà. Dopo la partenza del Papa ci si interroga ora sulle prospettive che si aprono per la pastorale giovanile, perché se è vero che l’esito dell’incontro è stato superiore alle aspettative, nella stessa misura sono quanto mai urgenti le sfide che la Chiesa ha davanti, a partire dall’indifferenza diffusa e dal fatto che una alta percentuale di giovani si dica non credente”. ( Denis Theurillat, vescovo ausiliare di Basilea e delegato per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale svizzera) “Da Lugano eravamo almeno 1400 però se penso a chi è rimasto a casa devo preoccuparmi, perché rappresentiamo solo il 10% dei ragazzi. Per quanto sia soddisfatto dell’incontro, non posso accontentarmi, ma devo conoscere le motivazioni di quel 90% di giovani: oggi ho dieci pecore nell’ovile e novanta fuori. Questa è una vera e propria emergenza che la Chiesa locale cerca di affrontare, coerentemente con l’appello del Papa a testimoniare la fede in prima persona, raggiungendo i giovani nei luoghi quotidiani, proponendo stili e linguaggi informali. Non per niente ho preso come logo dell’episcopato l’immagine dei discepoli di Emmaus per esprimere il mio desiderio di mettermi sulla strada e andare incontro alla gente, entrare nelle loro domande e problemi senza aspettare che vengano loro da me. In sintonia con la pastorale di strada che vuole andare incontro alle nuove generazioni annunciando il Vangelo di Gesù”. ( Piergiacomo Grampa, vescovo della diocesi del Canton Ticino) “Anche a Friburgo stiamo incontrando i giovani negli ambienti di vita ordinari. Abbiamo iniziato da una scuola perché conosco il direttore e gli ho proposto di portare Cristo nei luoghi più vicini ai giovani. Sono convinto che i ragazzi non debbano incontrare Cristo unicamente in chiesa. Del resto, spesso si va alla Messa solo per vedere il cappello della vicina e uscendo i giovani tornano alla vita di prima. La mia diocesi ha già dato avvio a spazi dove i giovani riescano a trovare il confronto sulla fede al di fuori della Chiesa, nelle piazze e nei loro ambienti”. ( Bernard Genoud, vescovo di Friburgo)