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Gli attacchi terroristici in Arabia Saudita, con oltre venti vittime e nuovi ostaggi, monopolizzano l’attenzione della stampa internazionale, alle prese con la nuova recrudescenza della “rete” di Al-Qaeda . “Il terrorismo religioso rivela la vulnerabilità dell’Arabia Saudita”, titola ad esempio Le Monde del 1° giugno. La versione delle autorità, si legge nell’articolo pubblicato dal quotidiano francese a proposito della carneficina avvenuta nel complesso residenziale “Oasi” di al-Khobar, parla di un “gruppo deviato”, la cui riconducibilità alla rete terroristica di Al-Qaeda sembra certa. “Questo attacco – è il commento di Le Monde – è un nuovo colpo molto duro portato al regno wahabbita, primo esportatore mondiale di petrolio. Il principe ereditario dell’Arabia saudita, Addullah, che è di fatto il vero capo del Paese, si è impegnato ad eliminare con la forza gli estremisti islamici, che accusa di voler ‘distruggere l’economia’” araba. “La doppiezza non salva l’Arabia Saudita”, è invece il titolo di un editoriale firmato da Fulvio Scaglione su Avvenire (31/5), in cui l’ultimo attentato terroristico viene definito “un attacco feroce, per fare più vittime occidentali possibile. Nel cuore della produzione petrolifera. Con l’epilogo drammatico, forse non preventivato, del sequestro di un gruppo di tecnici. Ancora una volta l’ala militare di al-Qaeda mostra di avere cervelli spietati. E di notevole lucidità politica. Non è il terrorismo crudele ma inconcludente dei palestinesi, così imbevuto della retorica del martirio dal risolversi ormai in pura mistica dell’annientamento”. Quelle di al-Qaeda, per il quotidiano cattolico, “sono operazioni militari quasi sempre indirizzate contro i complessi e delicati equilibri che presiedono all’andamento delle economie del Primo mondo (…). È facile immaginare che cosa succederebbe al prezzo del petrolio, e quindi al tasso d’inflazione e disoccupazione dei paesi occidentali, se prima o poi un attentato colpisse non i tecnici indifesi ma i pozzi o le raffinerie. Sorgerebbero spinosi problemi economici, certo. Ma anche politici: oggi sono India e Cina a trainare l’economia mondiale. Se una crisi petrolifera rallentasse il loro sviluppo, il conto lo presenterebbero a noi”. Sulla crisi del Golfo, Il Periódico (3/6) risalta le “critiche internazionali alla risoluzione degli Usa sull’Iraq”. Idoya Noain scrive da New York che “Chirac cita la piena sovranità e il controllo militare tra i cambiamenti che considera necessari”, mentre il ministro degli Esteri spagnolo, Moratinos, sottolinea che “il progetto di Washington ha bisogno di miglioramenti”. Le parole di Chirac, per Noain, sono chiavi per Washington visto che la “Francia è uno dei cinque Paesi con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza”. Il quotidiano El País (1/6) ha chiesto a due candidati politici – popolare e socialista – alle elezioni europee se la Costituzione europea deve fare riferimento all’eredità cristiana. Jaime Mayor (Partito Popolare) afferma di sì, dato che “ la ragione è molto semplice: riconoscere l’ovvietà”. Secondo lui, “l’eredità cristiana deve figurare senza pregiudizio di altri valori religiosi, culturale e riconoscendo la libertà di culto”. José Borrell (Partito Socialista Operaio Spagnolo), pensa che “sarebbe contrario al carattere laico e al percorso dell’Unione”. Per il socialista, “il preambolo segnala l’influsso delle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa senza privilegiare nessuna, ed è una soluzione equilibrata”. La stampa tedesca si occupa delle imminenti celebrazioni del sessantesimo anniversario dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944), cui parteciperà, per la prima volta, un’autorità tedesca, nella persona del cancelliere Schröder. “ Sarà un ricordo con più di un pizzico di nostalgia, perché è legato alla sensazione che qualcosa stia finendo o sia già finito“, scrive Klaus-Dieter Frankenberger sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (3/6). “ Perché oggi, proprio nel momento della grande atmosfera di riconciliazione, ci si chiede se l’Occidente possa ancora essere salvato, se le riserve di interessi, obiettivi e valori comuni di americani ed europei siano ancora tali da poter costituire un legame efficace e solidale anche nel 21° secolo. Non sono solo i pessimisti che al termine dell’esperienza rovinosa del conflitto iracheno vedono una divisione dell’occidente, anzi il suo dissolvimento come entità capace di agire […] Probabilmente, entrambe le parti, gli americani e gli europei organizzati nell’Unione europea, debbono adeguarsi al fatto che la rivalità e la concorrenza atlantica nel settore dei progetti di ordinamento della politica mondiale non rimarranno in futuro un’eccezione“. Tuttavia, aggiunge, “ questa partnership può funzionare solo se entrambe le parti la serviranno ed investiranno in essa. Altrimenti, l’Occidente si estinguerà“. Anche i servizi di copertina del settimanale Der Spiegel (29/5) sono dedicati a questo tema. “ Nelle spiagge della Normandia, così il calcolo dei tedeschi e dei francesi, potrebbe presentarsi un’occasione favorevole per indurre il presidente Usa a fare delle concessioni nel corso di colloqui segreti – e per dimostrare agli occhi del mondo una nuova unità“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1302 N.ro relativo : 42 Data pubblicazione : 05/06/04