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La crisi irachena, dopo il discorso del presidente Bush sulla “svolta” in vista del 20 giugno e la nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in discussione in questi giorni, continua a monopolizzare l’attenzione della stampa internazionale. “Bush cerca la transizione in Iraq”, titola ad esempio La Croix del 26/5, in cui si sottolinea come “il presidente degli Stati Uniti conferma la data del 30 giugno per il trasferimento della sovranità a un governo iracheno e il mantenimento delle truppe americane per almeno un anno”. “Bush cerca la via d’uscita”, è il commento di Bruno Frappat nell’editoriale, in cui si mette l’accento sul “bisogno americano di una proposta onorevole” per porre fine alla questione irachena e il “fronte” dei Paesi che “si oppongono a questa guerra”, come la Francia, la Germania, la Cina, la Russia. Le Monde del 27/5 dedica, invece, un dossier a quelli che definisce “i nuovi mercenari” in Iraq. “Impiegati da società private sotto contratto con il Pentagono – si legge nel sommario dell’inchiesta – sono tra i 15 e i 20mila sul suolo iracheno. Il loro lavoro è cruciale per la missione americana. La guerra si privatizza, ma le sue regole sono fluttuanti”. “L’Iraq è una miniera d’oro”, dichiara uno dei responsabili di tali società: “ il margine di beneficio è incredibilmente più elevato del rischio”. “Il ‘dopo Iraq’ di Bush lascia tiepidi gli Usa”, titola Avvenire (26/5), in cui a proposito del discorso del presidente americano alla nazione si fa notare che “Bush ha ribadito alla nazione che l’America sia sulla strada giusta. Una posizione che la maggior parte degli americani non condividono”. Il dibattito sulle “radici cristiane” dell’Europa interessa anche l’opinione pubblica americana, almeno a giudicare dall’articolo in prima pagina firmato da Elain Sciolino sull’ Herald Tribune (26/5). “Mentre gli europei cavillano sulla stesura finale della loro prima costituzione, sono tormentati da una parola di tre lettere: Dio”, è il commento dell’articolista, che aggiunge: “Appare chiaro che la Francia non cederà alle nuove pressioni di inserire la religione nel progetto, facendo notare che la costituzione dovrebbe essere ‘laica’. Ma con l’ingresso dell’Unione in questo mese di 10 nuovi membri, molti dei quali prevalentemente Cattolici Romani, le posizioni si sono estremizzate”. Numerosi gli echi della stampa tedesca sull’elezione del nuovo presidente della repubblica, il cristiano-democratico Horst Köhler, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, il cui discorso inaugurale ha fatto sensazione per aver detto di amare la Germania e per aver concluso il discorso con “Dio benedica il nostro Paese”. “ Solo ora, al quindicesimo anno dalla riunificazione, la consapevolezza politica dei tedeschi inizia a realizzare una svolta storica di qualità“, commenta Eckhard Fuhr (26/5). “ Per lungo tempo, i tedeschi hanno percorso il cammino verso l’Occidente come fuga da se stessi e per paura di se stessi. Ora sono arrivati e hanno la possibilità di ispezionare il bagaglio storico che li opprimeva. Il nuovo presidente viene da una regione dimenticata dell’Est. È uno specialista di politica e di economia globalizzata. Parla di amor patrio senza virgolette. Evidentemente era ora“. Di altro avviso la Frankfurter Rundschau (26/5): “ Il declino della solidarietà sociale non può essere contrastato con riferimenti a Dio e alla patria. Neanche l’ingiusto ordine mondiale“, scrive Knut Pries. Il settimanale Der Spiegel (24/5) dedica invece i servizi di copertina ancora alla guerra in Iraq, con un réportage sul petrolio. “ La fonte della guerra“, titola la serie di servizi. “ Il petrolio diventa sempre più costoso, l’esplosione del prezzo opprime la congiuntura e le borse. La colpa è della guerra in Iraq, della paura del terrorismo e degli speculatori. Il lubrificante del motore di crescita mondiale non è ancora in declino, ma la fame di energia cresce. E tanto più spietata diviene la lotta per le ultime riserve“. In Spagna, infine, i due quotidiani El Pais ed El Mundo, nelle edizioni on line del 27/05, concentrano la propria attenzione sulla notizia che “la commissione d’indagine sugli attacchi di Madrid dello scorso 11 marzo inizierà la propria attività dopo le elezioni europee”. Su www.elmundo.es viene spiegato che “il congresso ha costituito la commissione di indagine sugli attentati dell’11 marzo, ma inizierà a funzionare formalmente solo dopo le elezioni europee. In accordo con il termine approvato da tutti i gruppi, la commissione porterà le proprie conclusioni alla seduta plenaria prima della fine di luglio. Come presidente della commissione di indagine, Paulino Rivero ha annunciato che i lavori ‘non si estenderanno nel tempo’ e, per questo motivo, applicando un calendario ‘molto stretto’, l’obiettivo potrà essere raggiunto per il termine stabilito, o persino prima ancora. In merito ‘all’oggetto della loro indagine’, Rivero ha spiegato che la commissione in nessun caso ‘scaverà nelle ferite e nel dolore’ delle vittime dell’11 marzo, ma cercherà di ‘tranquillizzare’ i cittadini che saranno evitati nuovi massacri”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1300 N.ro relativo : 40 Data pubblicazione : 28/05/04