“Il terrorismo, gli atti di guerra, le violazioni dei diritti umani che rendono tanto difficile e pericolosa la situazione internazionale pesano grandemente sui nostri cuori”. Così Giovanni Paolo II ha salutato i suoi “fratelli vescovi” italiani, riuniti in Vaticano per la loro 53ª Assemblea generale (17-21 maggio). “Continuo ad unirmi alla vostra preghiera ha assicurato il Santo Pare in particolare per coloro che sono trattenuti in ostaggio in Iraq, per quanti rischiano la vita e per quanto la perdono nell’adempimento del loro dovere”. Al centro della prolusione del card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana, la questione irachena: in un Iraq in cui “la situazione è gravemente peggiorata” dopo al cattura degli ostaggi, e dove le “forme di rivolta organizzata” costituiscono una “battuta di arresto nel cammino verso la pacificazione e la restituzione della sovranità agli iracheni”, occorre un “cambiamento netto ed evidente, affinché la situazione non sfugga completamente di mano e possa progressivamente costruirsi una soluzione che consenta la ripresa e l’indipendenza dell’Iraq”, attraverso un “adeguato sostegno” all’opera di mediazione portata avanti dall’inviato speciale dell’Onu, Lakbar Brahimi. Tra gli argomenti dell’assise episcopale, la Nota pastorale su “Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia” ed il Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, dal titolo “Comunicazione e missione”. Non è mancato un appello dei vescovi italiani per il voto europeo del 13 giugno. Il “libero voto dei cittadini europei”, ha ammonito Ruini, deve “rivolgersi a quegli obiettivi che possono contribuire all’autentico bene dell’Europa unita e delle nazioni che la compongono”, in primo luogo perseguendo “l’effettiva unità dell’Europa, politica ed economica ma anche culturale e spirituale”: senza “nazionalismi egoistici”, ma considerando invece le nazioni “come centri vivi di una ricchezza culturale che merita di essere protetta e promossa a vantaggio di tutti”. Per l’Europa “a 25”, secondo la Chiesa italiana, “e essenziale l’impegno dei giovani e la volontà di “tutelare e valorizzare la famiglia”: di qui l’appello ai “politici cristiani di tutti i Paesi”, affinché “agiscano nella coscienza della ricchezza umana della fede”.