Voci dall’Est” “

Un’interessante panoramica ” “di problemi, attese e speranze” “” “

Chiese da pochi anni uscite dal “silenzio” del regime comunista e oggi alle prese con la ricostruzione. Impegno ecumenico, confronto serrato con i temi della vita, crisi delle vocazioni. È l’immagine della Chiesa che vive oggi in Europa. Emerge dai saluti che alcuni vescovi di paesi europei hanno rivolto all’episcopato italiano in occasione della Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana che si è svolta a Roma dal 17 al 21 maggio. Ne riportiamo alcuni stralci. Bulgaria una Chiesa impegnata ad attuare le linee del Concilio. “La situazione in Bulgaria in questi ultimi anni – fa sapere mons. PETKO JORDANOV CHRISTOV, vescovo di Nicopoli – è cambiata grazie ad una stabilità politica che ci ha portato a diventare membri della Nato e consentirà alla Repubblica bulgara di entrare nella comunità Europea dal 2007, un processo di integrazione che, ci auguriamo, aprirà per noi prospettive migliori. La Chiesa cattolica sta concentrando tutte le sue forze per attuare le direttive del Concilio Vaticano II. Le attività pastorali nelle tre diocesi si sviluppano dipendentemente dal numero dei sacerdoti disponibili sul territorio, i quali spesso hanno la cura di due e talvolta tre parrocchie. Grazie al contributo di benefattori europei, in alcune parrocchie siamo riusciti a realizzare ristrutturazioni fondamentali delle chiese e dei locali adiacenti”. Albania un invito alla responsabilità civile. A lanciarlo sono stati i vescovi e gli amministratori apostolici della Chiesa cattolica in Albania, riuniti in Conferenza ordinaria nel mese di maggio. “In alcuni posti della nostra patria – scrivono – la povertà è diventata intollerabile, anzi lesiva dei diritti fondamentali dell’uomo: non c’è lavoro”. “Molti sono senza casa e quelli che ce l’hanno mancano di luce, di acqua, di strada, di cure mediche, di scuole per bambini”. Ma – aggiungono i vescovi – questa situazione non deve scoraggiare. “Le sorti della vita e del nostro paese sono nelle nostre mani; ne dobbiamo rispondere dal Nord a Sud”. “Siamone certi – prosegue il messaggio – il nostro mondo non sarà cambiato dai forti”. Slovacchia accordi con lo Stato. “Nell’anno 2000 – ricorda mons. VLADIMIR FILO, vescovo coadiutore di Roznava – la Repubblica slovacca aveva stipulato l’accordo internazionale sotto il nome “ Accordo base tra la Santa Sede e la Repubblica Slovacca“, nella quale si è impegnata a stipulare ancora quattro accordi particolari dei quali, fino ad oggi, due sono stati già ratificati. Il primo è l’ Accordo sulla cura pastorale per i membri delle Forze armate e dei Corpi di polizia… Il secondo è l’ Accordo sull’insegnamento della religione cattolica e sull’educazione cattolica nelle scuole…Sulla buona strada è il terzo Accordo che dovrebbe essere il primo in assoluto nella vita della Chiesa cattolica e cioè l’ Accordo sull’applicazione dell’obiezione di coscienza. Il significato di questo accordo è di garantire ai cittadini credenti la possibilità di rifiutare ogni azione che non è in sintonia con i principi morali e dottrinali della Chiesa cattolica. Resta ancora da stipulare l’ Accordo sulla questione finanziaria della Chiesa cattolica. Questo accordo sarà il più difficile da chiudere perché si alzano voci abbastanza forti che chiedono la separazione totale della Chiesa dallo Stato ed affermano che la Chiesa dovrebbe finanziarsi da sola”. Russia problemi “gravi” per la vita della Chiesa. “Il 27% delle parrocchie – racconta mons. TADEUSZ KONDRUSIEWICZ, arcivescovo di Mosca – non ha la sua chiesa o almeno una cappella. È molto difficile riottenere i beni ecclesiastici confiscati durante il tempo del comunismo. È difficile anche ricevere l’autorizzazione per costruire chiese nuove. Altro grave problema è lo stato giuridico dei sacerdoti e delle suore stranieri. In alcune regioni della Russia, le autorità locali danno il permesso di soggiorno solo per tre mesi… Il problema più grave riguarda le relazioni con la Chiesa ortodossa russa che accusa la chiesa cattolica di proselitismo… Circa tre mesi fa, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha visitato Mosca. Per la prima volta, dopo gli ultimi 4 anni, si sono incontrate le delegazioni del Patriarcato e del vaticano e durante la visita è stata presa la decisione di creare una commissione per risolvere i problemi tra le due chiese. Il 5 e 6 maggio la Commissione ha avuto il suo primo incontro e anche se non ha potuto risolvere subito tutti i problemi, è stato importante avviare questo processo”. Lituania – le difficoltà dei cattolici. “Dopo la riconquista della libertà – racconta mons. JONAS IVANAUSKAS, vescovo ausiliare di Kaunas – i cattolici lituani hanno incontrato ed incontrano ancora oggi molte difficoltà… È cresciuto il nichilismo verso la persona umana e la gente non sa più accettare obblighi di responsabilità verso la società. Importanti cambiamenti nel sistema economico hanno determinato fenomeni di ingiustizia sociale, usura, corruzione… Diminuisce il numero delle nascite, aumentano i divorzi, si diffonde il conformismo. Le difficoltà economiche hanno causato l’emigrazione verso gli Stati più ricchi dell’Occidente e verso gli Stati Uniti”. Ucraina – in aumento gli emigrati in Italia. “Secondo le statistiche governative – dice mons. HLIB LONCHYNA, vescovo titolare di Bareta e visitatore apostolico per i greco-cattolici ucraini in Italia – gli emigrati ucraini in Italia registrati in Questura sono circa 120 mila; aggiungendo chi non è in regola, si potrebbe elevare la cifra a 200 mila. Le ragioni che spingono la gente a cercare lavoro in altri paesi sono puramente economiche: le famiglie non possono guadagnare abbastanza per tirare avanti, per non parlare della possibilità di mandare i figli agli studi superiori o di costruirsi una casa”. Croazia – nuove linee per l’educazione nei seminari. “Nella recente seduta della Conferenza episcopale croata a Zagabria – ha raccontato mons. IVAN MILOVAN, vescovo di Porec i Pula – i vescovi hanno consacrato una particolare attenzione ai problemi dell’educazione nei seminari. Il fenomeno presente nei seminaristi di altre terre, è vissuto anche da noi: spirito di indecisione, mancanza di motivazione, scarsità di responsabilità, deficienza di formazione spirituale. Una delle poposte ai vescovi è quella di non consacrare automaticamente dopo il quinto anno di studi teologici, ma in base al conseguimento della maturità”. Bosnia-Erzegovina – l’appello del card. Puljic. “Vorrei – ha detto il card. VINKO PULJIC, arcivescovo di Sarajevo – lanciare un appello: non dimenticate i cattolici della Bosnia ed Erzegovina che hanno un urgente bisogno di sostegno fraterno per poter superare le prove non facili del momenti attuale… per riprendere le attività ordinarie… poter vivere serenamente e in sicurezza e lavorare guadagnando sufficientemente per il sostentamento decoroso delle famiglie… Le opportunità politiche, sociali ed economiche sono garantite sulla carta a tutti, ma la prassi non lo conferma… Occorre immettere standard democratici europei nelle strutture sociali e politiche della Bosnia ed inserirla al più presto possibile nei confini dell’Unione Europea… Lo so che non siete voi a decidere su questi temi. Ma ditelo ai vostri politici ed ai politici dell’Ue, perché la dignità dell’uomo lo esige. Le popolazioni della Bosnia ed Erzegovina non possono esser lasciate sole soltanto perché rendono poco economicamente”. Ungheria – “Per una cultura della vita”. Nel mese di dicembre – ha detto mons. ANDRAS VERES, segretario generale della Conferenza episcopale di Ungheria – la Conferenza episcopale ha pubblicato una lettera pastorale sui temi della bioetica dal titolo “Per una cultura della vita”. Si tratta della terza lettera pubblicata dalla Conferenza dopo il cambiamento politico, ma è la prima che affronta il tema della bioetica. Nei media non cristiani l’insegnamento della Chiesa è stato fortemente criticato”. Austria – un documento “ecumenico” sull’impegno nel sociale. “Un lavoro molto importante che è durato circa 3 anni – racconta mons. MAXIMILIAN AICHERN, vescovo di Linz – è la presentazione del “ökumenisches sozialwort”, un documento ecumenico sociale. È stata la prima volta che la chiesa cattolica insieme alla chiesa riformata, le chiese ortodosse ed antico-orientali hanno elaborato un documento. Il testo trova il suo fondamento nello spirito del Vangelo e nella dottrina sociale cristiana e prende in considerazione le difficoltà degli uomini e della società di oggi, cercando di dare delle direttive di orientamento per la chiesa e anche per un più vasto pubblico”.