L’aggravarsi della crisi irachena, e l’inasprimento degli scontri in Medio Oriente, continuano a monopolizzare l’attenzione dei principali quotidiani internazionali. “Torture e barbarie. L’uomo umiliato”, titola ad esempio La Croix del 13/5, che sottolinea come “lo scatenamento degli orrori in Iraq e nella striscia di Gaza ha provocato un’ondata d”indignazione mondiale”: di qui l’iniziativa del quotidiano cattolico francese di ospitare un’ampia inchiesta sulle “violenze” e sull’ “utilizzazione delle immagini nei conflitti attuali”, con riflessioni, interviste, resoconti dai conflitti che insanguinano il mondo. “L’atrocità commenta Bruno Frappat nell’editoriale di presentazione dell’inchiesta è di ogni tempo, e l’Europa, in questo ambito, fu molto creativa. Ciò che è nuovo, è la mondializzazione immediata di questa criminalità. Ma l’altra novità (…) è che si assiste ad un soprassalto universale di coscienza. A una mondializzazione che rifiuta la barbarie. Poiché, nell’uomo, ciò che rifiuta l’odio è più forte di quest’ultimo. L’orrore provato sorpassa gli orrori”. “Le avventure di Bush l’Illuminato”: è il titolo provocatorio di un articolo firmato in prima pagina da Carlos Fuentes su Le Monde (20/5), in cui lo scrittore ironizza: “Poiché Dio non ha i mezzi di rispondere tramite la parola alle assurdità di Bush, lo fa attraverso le azioni. Un anno dopo aver dichiarato la fine delle principali operazioni militari in Iraq ‘missione compiuta’ -, Bush affronta la realtà rude e nuda della guerra che ha inutilmente scatenato di sua iniziativa. Il caos regna in Iraq. Il governo di Bush non è preparato alla guerra dopo la guerra: la pace violenta in un Paese occupato e resistente“. L'”alleanza” tra America ed Europa è, invece, l’argomento di un corsivo dell’ Herald Tribune (19/5), in cui si fa notare che “negli anni a venire gli Stati uniti devono affrontare i cambiamenti internazionali in maniera collaborativa, sia che si tratti di terrorismo, criminalità organizzata, traffico di droga o di malattie che si diffondono rapidamente e globalmente (…). Nessun presidente americano dovrebbe agire pensando di poter fare qualcosa senza l’alleata Europa”. Secondo Luigi Geninazzi ( Avvenire, 20/5), “dallo scandalo di Abu Ghraib emerge una lezione: la battaglia per un Iraq sovrano, libero e democratico non potrà esser vinta con le armi, tanto meno con quelle della tortura e dell’umiliazione, ma con una sincera cultura della vita e del rispetto della dignità umana (…). Non ci sarà ricostruzione democratica, senza la testimonianza concreta delle ragioni ideali e morali di quel che ci ostiniamo a chiamare e a difendere come civiltà occidentale”. I maltrattamenti ai detenuti iracheni non sono un incidente di percorso, ma rivelano il nuovo clima creato dopo l’11 settembre. Nella guerra al terrorismo le vecchie regole non valgono più. O almeno così sembrerebbe pensarla il giornalista statunitense Seymour M. Hersh che sul periodico “ New Yorker” (17/5) ricostruisce tutta la vicenda del carcere di Abu Ghraib. “Le innumerevoli dichiarazioni di scuse e le spiegazioni presentate la settimana scorsa non bastano a mascherare un fatto: dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il presidente Bush e i suoi principali assistenti si sono sentiti coinvolti in una guerra contro il terrorismo in cui le vecchie regole non valgono più… Non molto tempo dopo l’11 settembre, con l’avvio della guerra contro il terrorismo, Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa, ha espresso più volte in pubblico il suo disprezzo per le Convenzioni di Ginevra. Secondo quanto dichiarato dal Segretario agli inizi del 2002 le critiche per il trattamento dei prigionieri rappresentavano solo delle ‘sacche isolate di iperventilazione internazionale’. Il tentativo di stabilire cosa è veramente successo ad Abu Ghraib ha dato luogo ad una serie di indagini legate tra loro, alcune delle quali messe insieme in tutta fretta, che comprendono inchieste su venticinque decessi sospetti”. Che tutto sia sfuggito di mano agli Usa è evidente. Fanno fede le parole dello stesso Rumsfeld: “non mi ero reso conto di quanto fosse importante la vicenda”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1298 N.ro relativo : 38 Data pubblicazione : 21/05/04