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Torture in Iraq: reazioni ” “della Chiesa cattolica e della Comunione anglicana ” “” “
Prendere le distanze dagli Stati Uniti o rinunciare al proprio mandato. Questo sarebbe l’ultimatum dato al Primo Ministro Tony Blair dai suoi stessi ministri laburisti, preoccupati che lo scandalo degli abusi nella prigione di Abu Ghraib costi al partito laburista le prossime elezioni. Anche se esiste un punto di domanda sul coinvolgimento delle truppe britanniche nelle torture. Ecco i pareri di un vescovo cattolico e di un vescovo anglicano. R Ricercare la verità. L’arcivescovo cattolico di Birmingham, mons. Vincent Nichols, appresa la notizia delle torture, parla di “scioccante abuso di potere nelle prigioni dell’Iraq”. “Niente può giustificare un tale comportamento che degrada esseri umani fatti a immagine e somiglianza di Dio”, ha detto Nichols durante una funzione religiosa per magistrati a Birmingham. L’arcivescovo ha anche criticato la decisione di fotografare tali orrori: “le fotografie fatte di tanta degradazione non possono essere scusate. Qualcosa non ha funzionato con quelle unità dell’esercito. Il potere su altri che deriva dalla vittoria militare é stato abusato ed è giusto che tali fatti vengano portati alla luce”. “Ora bisogna fare i giusti passi: scuse, indagine, processo e punizione. Questa procedura é costruita sulla forza della nostra eredità cristiana che in nessuna occasione scusa quello che è successo. Ma l’esercizio della giustizia è il segno che distingue una società rispettabile”, ha aggiunto l’arcivescovo. Nichols ha sollevato domande sulla decisione di pubblicare le fotografie delle torture subite dai prigionieri iracheni. “La ricerca della giustizia continua ad essere la vera motivazione per la instancabile pubblicazione di queste fotografie? Non potrebbe tale comportamento anche avere a che fare con la vendita di giornali e la ricerca di vantaggi politici? Non penso sia giusto continuare nella pubblica degradazione di questi uomini attraverso la ripetuta pubblicazione di fotografie. Politici e direttori di giornali hanno una grave responsabilità”. L’arcivescovo di Birmingham ha concluso con una preghiera “per tutti coloro che stanno cercando di stabilire una società di giustizia duratura nel disordine dell’Iraq”. “capire è sempre importante”. Per la “Chiesa di Inghilterra”, oltre che condannare é anche importante capire l’accaduto. Perché, spiega il vescovo anglicano di Worcester, Peter Selby,” i soldati britannici sono stati mandati in Iraq dal nostro governo e di conseguenza siamo tutti responsabili del loro comportamento” e le torture inflitte ai prigionieri iracheni sono “la conseguenze di una guerra ingiusta”. “Questo trattamento di prigionieri di guerra è inaccettabile”, dice il vescovo, “ma fin dall’inizio si poteva intuire che questo è quello che sarebbe successo. Le indagini sono indispensabili e le reazioni di orrore di politici e del pubblico sono giustificate”. “Capire è sempre importante. Se immaginiamo per un momento che cosa può voler dire vivere in un Paese in stato di occupazione ci accorgiamo subito che chi subisce l’occupazione ricorrerà a tutte le tecniche terroristiche per scacciare le truppe occupanti. Questo porta la pressione psicologica sui soldati britannici e americani in Iraq a livelli inaccettabili. Per quanto disciplinate queste truppe siano, è inevitabile che ci siano coloro che superano il livello di tolleranza e agiscono nei confronti dei prigionieri in modo deplorevole. Vedremo se è quello che è successo”. “Se è così ha aggiunto – seguirà una azione disciplinare, ma dobbiamo ricordarci nello stesso tempo che questa è una guerra nella quale il governo che abbiamo eletto ci ha impegnato. Anche se alcuni soldati hanno superato il confine di un comportamento accettabile, rimangono esseri umani, parte di noi”. Secondo Selby lo shock e l’orrore possono essere “una reazione di rifiuto di quello che è accaduto”. “C’è un momento in cui tali indagini e orrori portano di più a dissociarci da quanto è accaduto. ‘Non sono stato io’, diciamo, e così condanniamo quello che è successo e consideriamo chi ha perpetrato l’orrore a stregua di mostro, persone diverse da noi”. Esiste una giustificazione di questo comportamento. “Molti di noi sono oggi abituati all’idea che la guerra si può combattere con la tecnologia, a distanza, in modo clinico. Pensano che si può andare in guerra senza orrori”.