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Il 29 maggio si chiude la fase diocesana ” “per la beatificazione di uno dei "padri fondatori dell’Europa" ” “” “
Il Consiglio Generale della Mosella ed il “Centro europeo Robert Schuman” (Cers), firmatari il 9 maggio 2000 di una convenzione di partenariato al fine di promuovere l’opera dello statista, hanno organizzato nei giorni scorsi a Scy- Chazelles, città a 4 km da Metz dove Schuman (“padre dell’Europa” con Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi), ha abitato e dove è sepolto, la manifestazione “La settimana dell’Europa”. L’8 maggio, con la visita alla casa dove Schuman ha vissuto dal 1924 fino alla sua morte, “il luogo è stato detto – in cui l’Europa fu concepita”, e con le conferenze del card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e del giornalista e già direttore generale dell’informazione presso il Parlamento europeo, Paul Collowald, si è conclusa la prima delle “Settimane europee della comunicazione 2004” (cfr. Sir n.35/2004). U UNO SPAZIO DI INTERIORITÀ. “È una casa semplice, ad immagine della sua modestia” ebbe ad affermare Jean Monnet, l’uomo che con Schuman concepì il piano di unificare la produzione del carbone e dell’acciaio sotto un’unica autorità sovranazionale, la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio). La “Dichiarazione Schuman”, pronunciata da quest’ultimo nella Sala dell’Orologio al Quai d’Orsay a Parigi, il 9 maggio 1950, segna l’avvio del processo di integrazione europea, e per questo la data del 9 maggio è stata prescelta quale “compleanno dell’Europa”. È semplice e austera la casa di Schuman: ad ogni passo è percepibile la personalità di colui che abitava “questo ‘spazio di interiorità'” arricchito da 50 metri di libri, ma, “al tempo stesso, spazio di apertura verso l’esterno” grazie al giardino che affaccia sulla valle della Mosella. Una metafora della figura del ‘Padre fondatore’, “uomo riservato ma anche aperto verso gli altri, fedele ad un’etica che ha dato senso alla sua vita, una vita consacrata al servire”. Così il card. PAUL POUPARD ha definito Schuman durante la conferenza tenuta la sera dell’8 maggio nella sala d’onore del Consiglio Generale della Mosella a Metz. UOMO DI FRONTIERA. Il card. Poupard ha sottolineato a più riprese il carattere di “uomo di frontiera” dello statista, “nato a Lussemburgo, e quindi di nazionalità tedesca in virtù del trattato di Francoforte, ma nello stesso tempo di padre lorenese. Questa condizione ha proseguito il cardinale ne ha certamente influenzato l’idea che l’identità del ‘nativo d’Europa’ si costruisce per cerchi concentrici che si completano e si arricchiscono vicendevolmente”, e ne ha favorito “la disposizione al dialogo con tutti, tenendo conto con calma e cortesia delle obiezioni altrui. Per raggiungere il suo scopo, anche il più importante, Schuman non ha mai utilizzato mezzi volgari, esagerato il peso di un argomento, alzato la voce”. Il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha infine ricordato quanto lo statista sia stato “ispirato in questo suo percorso dalla fede autentica, alimentata dalla messa quotidiana e dal Vangelo”. L’ANIMA DELL’EUROPA. Sul processo di beatificazione di Schuman, la cui fase diocesana dell’inchiesta canonica è giunta a conclusione, si è soffermato PAUL COLLOWALD. Dal 1988, ha detto, “l’Istituto ‘San Benedetto patrono d’Europa’ si è adoperato a favore della beatificazione di Schuman, in quanto secondo lo statuto ‘Il governo dei popoli porta i suoi migliori frutti quando lo si esercita come un servizio disinteressato. Schuman è uno di questi esempi. La sua vita, il suo pensiero e la sua azione politica sono modelli d’umanità, d’integrità e di attiva solidarietà'”. Per Collowald, “con la sua opera innovatrice Schuman è stato uno dei grandi artefici della pace di questo secolo”. Il prossimo 29 maggio mons. Pierre Raffin, vescovo di Metz, presiederà nella cappella delle Suore serve del cuore di Gesù, di fronte alla casa di Schuman a Scy- Chazelles, la cerimonia di chiusura della fase diocesana dell’inchiesta canonica. Avviata da mons. Raffin nel 1990, e portata avanti sotto la responsabilità del postulatore, il canonico Joseph Host, da due commissioni, una storica e l’altra teologica, presiedute, rispettivamente, da Jean Moes e Guy Villaros, questa prima fase dell’inchiesta ha prodotto un dossier che, fa sapere l’Istituto San Benedetto, verrà inviato nel prossimo mese di giugno alla Congregazione per le cause dei santi a Roma. Secondo Collowald “vi è un certo ottimismo riguardo l’esito favorevole di tale processo, che sarebbe il meritato riconoscimento ad una figura instancabile nell’insistere sull’importanza che l’Europa dovesse dotarsi di un’anima”. da Metz, Maria Lyra Traversa