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Le immagini dei prigionieri torturati in Iraq dalle forze della coalizione anglo-americana hanno fatto il giro del mondo, provocando un ampio dibattito sulla stampa internazionale. “Stati Uniti: lo scandalo della tortura , è il titolo di apertura di Le Monde (6/5), in cui si fa notare che “la rivelazione degli atti violenti, degradanti o delle torture commesse sui prigionieri dalle forze americane espone l’amministrazione Bush a una delle crisi più gravi che essa abbia conosciuto”. Didiritto all’umanitàparla nelle pagine interne Moncef Kdhir , a parere del quale “ ormai, lo sprofondamento della coalizione anglo-americana piomba nella barbarie, dopo i trattamenti disumani e degradanti inflitti ai prigionieri iracheni dalle forze d’occupazione”. Il “ diritto all’umanità“, sostiene infatti l’autore dell’articolo, “ è una legge naturale, fondamentale ed eterna, che si impone a tutti e che consiste nel trattare ogni uomo, in qualunque circostanza si trovi, col rispetto della sua dignità. L’arma più efficace contro la violazione del diritto all’umanità è proprio l’incriminazione e la condanna definitiva –presto o tardi – di qualsiasi violazione grave del diritto internazionale umanitario”. “ Le torture dei prigionieri iracheni scioccano il mondo”, è il titolo di La Croix (3/5), che ospita un articolo in cui Pierre Cochez sottolinea che “ nel mondo arabo, le immagini hanno confermato la popolazione e la stampa nella loro convinzione che la politica degli Stati Uniti ha ‘due pesi, due misure’ in materia di diritti dell’uomo”. Sulle “i mmagini della tortura” si sofferma anche l’ Herald Tribune (6/5), che a proposito fa notare che l’amministrazione Bush ha reagito “ negando cordialmente che sia successo qualcosa e perseverando nei suoi piani originali, mentre il sostegno internazionale all’occupazione è progressivamente caduto. La scoperta di quest’ultimo orrore richiederebbe qualcosa di più”. “Voltare pagina. Ricominciare da capo”. Questo il suggerimento fornito alle forze della coalizione da Marina Corradi ( Avvenire, 6/5), secondo la quale di fronte alle immagini delle torture “ la democrazia può soltanto una cosa: dire, far sapere, vergognarsi, fino ai satelliti, e di nuovo giù sulla terra. E poi, mandare a casa chi ha sbagliato”. Anche i commenti della stampa tedesca di questi giorni sono dedicati in gran parte alle torture dei prigionieri iracheni da parte delle truppe degli alleati occidentali. “Non basta punire a posteriori. Sarebbe altrettanto importante chiarire ed eliminare le ragioni di questi eccessi – qualora non si tratti di deviazioni strettamente personali”, annota la Frankfurter Allgemeine (5/5). “ Probabilmente, in pochi giorni, gli Usa si sono giocati l’autorevolezza e quindi anche il loro influsso più che in tutti i precedenti mesi di guerra”, commenta Stefan Kornelius della Süddeutsche Zeitung (6/5). “ Le parole di Bush significheranno poco se non seguiranno azioni severe. La disastrosa impressione suscitata nel mondo arabo, secondo cui l’occupazione continuerebbe il regime delle torture di Saddam in nome della democrazia, può essere attenuata solo se non ci si limita ad un paio di ammonizioni e di licenziamenti. Devono cadere teste importanti, forse persino quella dello stesso Rumsfeld“, osserva Uwe Schmitt su Die Welt (6/5). “ Adesso, il governo Bush ha perduto anche il controllo sull’immagine. Il danno al progetto irrinunciabile di una democratizzazione del “Greater Middle East” non potrebbe essere maggiore“, scrive Rolf Paasch sulla Frankfurter Rundschau (6/5). Anche il settimanale Der Spiegel dedica all’argomento i servizi di copertina: “ Nell’era dell’outsourcing viene dimessa anche la responsabilità per il diritto e la legge?”, si interroga. “ In passato, sospetti terroristi furono fatti interrogare dai servizi segreti amici delle nazioni arabe, meno preoccupati della salvaguardia dei diritti umani, rispetto ai funzionari americani. Il fatto che ora vengano impiegate ditte private con effetti analoghi, è tuttavia un marchio di fabbrica del governo di George W. Bush, che mai come nessun altro ha promosso la privatizzazione delle funzioni statali: soprattutto la privatizzazione della guerra”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1294 N.ro relativo : 34 Data pubblicazione : 07/05/04