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Con venticinque colori ” “

Sabato 1° maggio a Bruxelles si è dipinto il nuovo paesaggio europeo” “” “

Le strade affollate, strappate dal consueto grigiore; le sedi delle istituzioni europee prese d’assalto da giovani in t-shirt e famigliole con passeggini e palloni colorati. E poi bancarelle con i prodotti dell’artigianato locale, i formaggi tipici e le birre; musiche zigane e balli iberici; costumi tradizionali delle repubbliche baltiche; bandiere di ogni nazione… Una Bruxelles trasformata, inconsueta, ha accolto con favore il 1° maggio dell’allargamento e decine di migliaia di persone hanno pacificamente invaso la “casa” del Parlamento in rue Wiertz, quella della Commissione in avenue d’Auderghem e, svoltato l’angolo, quella del Consiglio in rue de la Loi. Gianni Borsa, inviato Sir a Bruxelles UNA FOLLA VARIOPINTA NELLE SEDI ISTITUZIONALI. Ovunque stand per pubblicizzare l’attività dell’Unione e le politiche comunitarie, banchetti per scoprire i nuovi Paesi aderenti attraverso le bellezze turistiche e i prodotti della tavola, giochi per i più piccoli, l’euro-quiz per i grandi, concerti, mongolfiere, gadget. Nel parco del Cinquantenaire una folla persino imprevista ha voluto toccare con mano questa Europa che, fra perplessità politiche e qualche timore economico, si fa largo nella storia. “Per noi è tutto nuovo – spiega Marios, giovane cipriota, tra gli animatori di uno stand gastronomico a pochi passi dal Breydel, sede dell’Esecutivo Ue -. Alla vigilia di questa festa è fallito un importante referendum nel nostro Paese e siamo arrivati nell’Unione con un’isola ancora divisa. Ma credo che la nostra presenza tra i Venticinque contribuirà a far crescere tutta Cipro e ad avere tra qualche anno l’attesa riunificazione”. La lunga coda che porta all’ingresso del gigantesco edificio dell’Europarlamento è vivacizzata da una scolaresca polacca, con magliette bianche e cappellini rossi. “A casa ho sentito parlare tanto dell’Europa – dice Zofia, 11 anni, di una cittadina non lontana da Stettino -. Il prete ne ha parlato in chiesa e ha detto che dobbiamo avere fiducia”. John, inglese, funzionario del Comitato economico e sociale, passeggia con la moglie tra gli stand: “Probabilmente la ricchezza complessiva dell’Ue oggi è minore rispetto a ieri, ma io sono tra quelli che mette al primo posto la pace, la democrazia e i diritti. Tutto questo ha un prezzo…”. “UNITÀ NELLA DIVERSITÀ”: UN MOTTO, UNA SFIDA. Gli imprevisti non mancano nella giornata di festa. Capita così che per le visite guidate al Consiglio dei ministri sia difficile trovare una guida che conosca l’estone, l’ungherese oppure il greco: eppure tra immigrati e turisti giunti per l’occasione gli stranieri sono numerosissimi. Nella “babele” delle 20 lingue ufficiali si cerca di capirsi con un mix tra francese e inglese, ma anche il tedesco sta prendendo quota. “Noi slovacchi siamo convinti che dall’ingresso nell’Unione abbiamo molto da guadagnare: la nostra agricoltura può essere ammodernata, come le industrie e l’università – spiega Pavol, studente di Bratislava che spera in uno stage presso la Commissione -. Però in molti temono di dover rinunciare alla nostra identità, alla cultura. Io non credo che accadrà questo. In fin dei conti il motto dell’Ue è Unità nella diversità“. Liene, professoressa nelle scuole superiori, è di Riga: “Sono arrivata qui con diverse altri connazionali. Vogliamo far conoscere le bellezze naturali del nostro territorio, ma soprattutto ci piacerebbe sapere qualcosa di più su questa Unione europea. Negli ultimi anni ne abbiamo sentito parlare molto, abbiamo fatto dei sacrifici per poter trasformare la Lettonia in uno Stato moderno. Anche la società sta cambiando; abbiamo alle spalle decenni di comunismo, ora guardiamo avanti con fiducia”. POLITICHE COMUNITARIE AL SERVIZIO DEI CITTADINI. Gli stand espositivi delle istituzioni distribuiscono opuscoli e cartine dell’Europa con 25 aderenti. I materiali esplicativi vanno a ruba, quasi si moltiplicasse la voglia di sapere di più su cinquant’anni di storia dell’integrazione, sul rapporto tra i diversi organismi comunitari, fra questi e gli Stati membri. Antonio, portoghese, funzionario dell’Ue dal 1987 porta a spasso un gruppo di cittadini francofoni nella sede del Consiglio. Rispondendo alla domande di un lussemburghese, afferma: “Ci si rende conto che spesso l’Unione è avvertita dai cittadini come un’entità distante dalla vita quotidiana. Eppure in questa sede, come in quella del Parlamento o della Commissione, il nostro impegno costante è di fare leggi e assumere decisioni per migliorare il tenore di vita della gente. Non è semplice, si ravvisano dei fallimenti, ma l’Europa ha goduto di mezzo secolo di pace e di benessere anche grazie all’integrazione comunitaria. Oggi, con l’allargamento, questa sfida diventa ancora più ampia e, per questo, più entusiasmante”.