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Un punto di forza” “” “

Benvenuti a casa – casa vostra tanto quanto nostra! Eccoci infine insieme a casa, nell’unità ritrovata – ed è davvero l’occasione buona per cantare l’inno europeo: “Oh gioia!” in questo mese di maggio 2004, che segna la fine di Yalta e la seconda caduta della cortina di ferro. Da mesi ormai i media stanno cercando di farci scoprire i nuovi membri non dell'”Europa” (questi Paesi, infatti, sono europei da oltre mille anni), bensì dell’Unione europea, che trova in ciò un’accresciuta legittimità. Non hanno nascosto né i dubbi né le domande. Si tratta infatti di una sfida notevole: quello che era già difficile in 15 lo sarà ancora di più in 25. Quale Europa vogliamo? È davvero la stessa per tutti? Le nostre concezioni sono molto differenti, dall’Europa del Baltico a quella del Mediterraneo, da quella del mondo anglosassone a quella dei Paesi latini. Per esempio, diversi nuovi Paesi membri dell’Ue vengono a cercare in quest’ultima, prima di tutto, una garanzia per la loro sovranità e, oltre a questo, per la loro identità, che si sono trovati a difendere e conquistare passo dopo passo. Ad Ovest, il progetto del trattato costituzionale è minacciato dall’idea che il potere dell’Unione debba interferire il meno possibile con il mercato: in questo modo, il progetto di referendum nel Regno Unito rischia di firmare la morte di un’Europa politica. Queste differenze di concezione tra i vari Paesi rispetto al progetto europeo saranno difficili da superare. Le differenze tra cittadini, come quelle tra famiglie politiche, sono differenze legittime: in quanto cristiani, non siamo tenuti a difendere un dato progetto politico piuttosto che un altro. Per un altro verso, siamo tenuti a promuovere i valori fondanti dello spirito europeo: la dignità della persona umana, la solidarietà, la netta distinzione tra politica e religione. Consiste in questo il nostro contributo specifico oggi all’unità del nostro continente, così come abbiamo fatto in passato – e, se possibile, facendo meglio, in quanto non dimentichiamo che ci sono state molte luci ma anche molte ombre! Per fare questo abbiamo un punto di forza: la fratellanza senza frontiere che professiamo in nome della nostra fede, una fratellanza che abbiamo mantenuto lungo tutto il corso degli anni bui con i nostri fratelli e sorelle dell’Est e che abbiamo sviluppato per 15 anni. In questo momento storico, i nostri fratelli dei nuovi Paesi dell’Ue ci fanno dono di tre atteggiamenti essenziali: il coraggio della fede, capace di una dolorosa rottura nei confronti di una società che non condivide le nostre convinzioni; una spiritualità più profonda, che radica la fede nell’interiorità di ogni individuo; una speranza inestirpabile. Per quanto concerne noi, il contributo che possiamo offrire è quello dell’esperienza di una società europea che, per quanto secolarizzata, non ci è nemica: tanti uomini e donne “di buona volontà” i quali, pur non condividendo la nostra fede, condividono i nostri valori. Lo Spirito soffia dove vuole, anche fuori dai confini del Vangelo visibile, seminando in ogni direzione i germi del Regno. L’Europa è alla ricerca di senso. L’Europa però ci ascolterà soltanto se le nostre parole e i nostri atti portano testimonianza con competenza e modestia, con significato e inventiva, di fronte alle angosce e alle speranze dell’oggi. La sfida che ci accomuna tutti, da un estremo all’altro del continente, è quella di rendere il Vangelo vivo e credibile. Gabriel M.Nissim Rappresentante Signis presso il Consiglio d’Europa