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I giovani e l’allargamento: un futuro che è "appena iniziato"” “” “
Far tesoro del passato, anche se gravido di paure. E guardare avanti con la voglia di costruire il proprio futuro. David Macek è un giovane studioso nato a Brno, oggi Repubblica Ceca, nel 1976. Una laurea in sociologia, alcuni anni di formazione alla Lateranense di Roma, per specializzarsi sul tema “matrimonio e famiglia”. Una passione per l’Europa che condivide con la moglie e che coltiva dai primi anni Novanta, dopo aver visto, ancora adolescente, la svolta politica del suo Paese, dal comunismo alla riconquistata libertà. Ricercatore, impegnato politicamente, Macek ha fatto parte della delegazione ceca che ha partecipato al convegno promosso dai vescovi europei a Santiago de Compostela la scorsa settimana. Come vede il confronto tra i cattolici sul tema dell’integrazione? “Misurarci sul tema della coscienza europea permette di tornare a interrogarci sulle nostre radici, sugli elementi che accomunano culture e tradizioni anche molto diverse che sono presenti nei diversi paesi. Per noi, poi, è un’opportunità ancora relativamente nuova: infatti tra le sue colpe, il comunismo ha avuto quella di chiuderci negli angusti confini dei nostri Stati. Ad esempio mi ricordo che quando ero bambino – e non è passato poi molto tempo! – Vienna mi appariva lontana almeno quanto New York, eppure la distanza da Brno è di soli 120 chilometri. I confini verso l’occidente apparivano come muri invalicabili. Non sapevamo cosa accadeva all’Ovest e forse così si spegneva anche la voglia di sapere”. Quali sono le attese che il suo popolo nutre verso l’Unione europea? “Personalmente, ma molti come me, vedono questa riunificazione come un punto di arrivo dei sogni alimentati dopo il 1989 e la caduta del muro di Berlino. Ma allo stesso tempo ci rendiamo conto che si tratta di un inizio. Per noi infatti la libertà e la democrazia non sono ancora date per scontate. Inoltre stiamo intraprendendo, grazie anche all’Ue, un cammino di sviluppo materiale, di ammodernamento della struttura pubblica e della società nel suo complesso. Credo che questo percorso di avvicinamento all’Unione ci abbia consentito di ripercorrere la nostra identità, per collocarci con maggiori certezze in un consesso così ampio. Abbiamo dovuto vincere tante ritrosìe e dubbi di molti verso il ‘nuovo’, perplessità presenti anche tra i cattolici, spesso comprensibili. Però oggi ci troviamo in una posizione favorevole all’Unione e vogliamo dare il nostro originale apporto alla comunità dei Venticinque”. Ritiene quindi positiva l’esperienza di Santiago… “Certamente. È stato bello conoscere tante persone, scambiarsi idee, cercare di approfondire i valori che muovono le altre persone. Ma anche pregare insieme ci può aiutare: si è toccato con mano che la Chiesa può dare all’Europa un contributo speciale, per far emergere la coscienza europea e quei principi superiori che possono poi animare il percorso di costruzione istituzionale e sociale dell’Europa unita”. Quali altre opportunità vede in questa direzione? “A mio avviso ci sono possibilità diverse, ciascuna con il suo valore. Ad esempio la mia città è gemellata con Utrecht, nei Paesi Bassi, e con Reims, in Francia; mentre la mia regione, la Moravia del Sud, ha già avviato costanti rapporti, anche economici, con la provincia di Bergamo, in Italia. Sono utili questi scambi. Lo sono ovviamente sotto il profilo economico, ma più ancora sul piano culturale. Il reciproco ascolto contribuisce ad abbattere le barriere costituite dalla paura e dalla diffidenza”. I suoi coetanei hanno come lei tanta voglia di conoscere, di viaggiare? “Credo proprio di sì. In tutto questo cammino gli uni verso gli altri che si sta compiendo nel ‘vecchio continente’, intravedo un ruolo essenziale svolto dai giovani, che non sono prevenuti, hanno voglia di imparare, di stare assieme. Spero che giungano all’Est anche studenti degli Stati occidentali d’Europa. Questo sarebbe veramente un bel segnale di novità…”.