“La Polonia diverrà uno stato membro dell’Unione europea e questo evento deciderà sul ruolo e il significato della nostra nazione in Europa per lunghi anni a venire”: si apre con queste parole la nota dei vescovi polacchi diffusa nelle scorse settimane in vista dell'”allargamento”. Di fronte al rischio, paventato da taluni settori della politica e della società polacche, i vescovi invitano a guardare “con fiducia” a questo passo, senza temere “per la perdita della nostra identità e sovranità nazionale”. L’impegno dei credenti polacchi di fronte all’allargamento sarà segnato da un gesto “pubblico”: il primate di Polonia, card. Jozef Glemp, ha infatti invitato i fedeli ad una giornata di digiuno, a pane ed acqua, per la mattina di venerdì 30 aprile, quale gesto di preparazione spirituale all’ingresso il prossimo primo di maggio. Nel documento non mancano i motivi di preoccupazione circa il futuro del Paese. L’antidoto ad un indebolimento delle “ricche tradizioni religiose nazionali”, consiste secondo la Conferenza episcopale polacca, nell’impegno “ad approfondire la dimensione spirituale della nostra identità, quale precondizione di un fruttuoso dialogo nella verità e libertà” con le altre componenti dell’Europa allargata. Pur tenendo conto della secolarizzazione che si va estendendo in tutto il continente, i vescovi richiamano i polacchi alla coerenza tra i valori religiosi e la loro applicazione nei diversi ambiti della vita quotidiana: famiglia, lavoro, cultura, scienza, economia, politica. I presuli aggiungono che “omettere dal Preambolo della Costituzione europea un richiamo alla tradizione cristiana significa privare l’Europa di uno degli elementi vitali della sua identità storica”. Il ruolo dei cristiani nella nuova Ue si colloca a tutti i livelli, compresi quelli politico ed economico, anche considerando il fatto che “non si può dimenticare che l’anno di cambiamento del 1989, ispirato dal desiderio di libertà, trovò la linfa vitale e la forza di crescere nei paesi del centro ed est Europa a partire da una primaria motivazione religiosa”. Il compito del popolo polacco aggiungono i vescovi consiste nel mostrare la propria “originalità e diversità”, che si fonda su un “identità spirituale e una cultura ereditate dai nostri antenati”. In un secondo documento i cardinali e vescovi polacchi, hanno invece riflettuto sulla “Responsabilità dei cristiani verso la patria”. Dopo aver fatto appello all’unità dei credenti in Cristo in questo importante momento per la vita nazionale, invitano i cittadini a “non sostenere quei politici e quelle forze che promuovono valori che minano la vita e la famiglia”.