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Tempo di responsabilità” “

Congresso europeo a Santiago de Compostela: il contributo della Chiesa alla costruzione dell’Europa” “” “

Una nuova tappa del contributo che la Chiesa offre al processo di integrazione europea. È questo il senso del congresso che la Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, sta celebrando in questi giorni (dal 21 al 23 aprile) a Santiago de Compostela al termine di un pellegrinaggio partito da Santo Domingo de Silos il 17 aprile. Il congresso, intitolato “Unione europea: speranza e responsabilità. Letture teologiche del divenire dell’Europa unita”, pone a confronto circa 140 rappresentanti delle Conferenze episcopali dei 25 Paesi aderenti all’Ue con studiosi ed esperti provenienti da quattro angoli del continente. Vari anche i contributi provenienti da studiosi e politici, fra cui PETER SERRACINO INGLOTT , già rettore dell’Università di Malta e rappresentante del suo paese alla Convenzione e MICHEL CAMDESSUS , presidente delle Settimane sociali dei cattolici francesi. IL CONTRIBUTO DEL CRISTIANESIMO ALL’EUROPA. L’arcivescovo di Santiago de Compostela, mons. JULIAN BARRIO BARRIO, cui è stata affidata l’apertura dei lavori, spiega: “Il tema che affrontiamo in questi giorni ci è suggerito dalle prossime importanti scadenze dell’Ue, a partire dall’allargamento che è alle porte. Dal Papa, invece, ci giunge una chiave per interpretare questa fase e l’indicazione del compito dei cristiani: contribuire a costruire un’Europa di pace, che trova la sua fonte viva nel Vangelo. Questo continente ha bisogno di speranza e noi siamo chiamati a renderla presente e concreta con un coinvolgimento responsabile nelle vicende degli uomini e delle donne del nostro tempo”. Secondo il vescovo, “l’Unione sarà fruttuosa per i cittadini e duratura se saprà riconoscere le proprie origini cristiane”. Julian Barrio Barrio rivolge un’attenzione prioritaria ai giovani: “Dobbiamo guardare al futuro dei nostri paesi e del nostro continente e per far questo vanno coinvolti positivamente i giovani, che incarnano la nostra speranza futura”. “Con questo congresso abbiamo inteso riflettere sul contributo che il cristianesimo può portare all’Europa unita”, afferma mons. JOSEF HOMEYER, vescovo di Hildesheim e presidente della Comece. Homeyer, nel suo intervento introduttivo, insiste sul significato delle Beatitudini, “che non è solo religioso e spirituale, ma è anche politico. È un messaggio per gli uomini di oggi e per noi, impegnati a realizzare un’Europa fondata sul diritto, lo sviluppo e la pace. In particolare – prosegue il presidente Comece – colpisce il passo in cui Gesù afferma: Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Questa parola ci coinvolge sul versante sociale, ci indica un compito preciso nella polis. La fede non è dunque un patrimonio da relegare nella sfera privata, ma deve innervare la vita di ogni giorno”. Anche per questo “i cristiani e la Chiesa tutta si devono sentire impegnati nel denunciare le ingiustizie, nel realizzare una vita di pace, che dia a ciascuno opportunità di realizzarsi. È necessario operare per difendere la dignità della vita e per infondere speranze ai cittadini”. Homeyer non nasconde peraltro le difficoltà su questa strada e il fatto che “oggi l’Europa non appare più come un continente multiconfessionale, bensì diventa una realtà multireligiosa, dove si impone un confronto aperto tra identità e fedi differenti, nel massimo rispetto reciproco”. In questo senso secondo Homeyer deve essere verificata da parte di tutti, Islam compreso, la volontà di un rapporto dialogico tra fede e intelletto, tra religione e mondo moderno. APRIAMO I NOSTRI CUORI. Mons. HIPPOLYTE SIMON, arcivescovo di Clermont e vice presidente della Comece, ha aperto i lavori del congresso presentando le reazioni al documento Apriamo i nostri cuori, che la stessa Commissione degli episcopati della Comunità europea aveva indirizzato alle comunità cristiane in vista dell’allargamento e della Conferenza intergovernativa per stendere la Carta costituzionale dell’Unione. Simon ha precisato che i pareri raccolti contribuiranno a una seconda stesura del testo, che “indica la strada del pieno coinvolgimento dei cattolici nel cammino di integrazione”. Il vescovo chiarisce che “l’Ue è un grande progetto, aperto al contributo dei nuovi paesi che il 1° maggio amplieranno i confini dell’Ue. Si tratta di un percorso lungo, ambizioso, basato sulla libera adesione, ma che al contempo richiede cessioni progressive di sovranità verso le istituzioni comuni”. Simon spiega al Sir che “le comunità cristiane sono vicine e sostengono questo progetto, ma non mancano cattolici reticenti o scettici. È dunque necessario tener conto di queste posizioni e proseguire nello sforzo formativo e di sensibilizzazione che anche il Papa ci indica al fine di realizzare la ‘casa comune’ europea”. UNA EUROPA STRUMENTO DI DIRITTI, DEMOCRAZIA E PACE NEL MONDO. “Un’Europa più unita può essere utile allo sviluppo e al benessere dei paesi membri, ma può anche diventare uno strumento per la tutela dei diritti, della democrazia e della pace nel mondo”. Mons. ADRIANUS VAN LUYN, vescovo di Rotterdam e vicepresidente della Comece, insiste molto sul ruolo che l’Unione può giocare sullo scacchiere mondiale. A margine dei lavori del congresso, spiega al Sir: “Per far questo occorre che all’interno dell’Unione, specialmente ora con 25 paesi aderenti, prevalga uno spirito comune e non già gli interessi nazionali o i particolarismi, così come è successo a suo tempo quando è stato scritto il Trattato di Nizza”. Secondo Van Luyn “ciò potrebbe comportare anche che qualche Stato sia chiamato a fare un passo indietro rispetto all’Ue”. Il vescovo olandese pone anche il problema dei confini dell’Europa, sottolineando la necessità di chiarire “fin dove si estende il continente e, al contempo, tracciando un possibile percorso di collaborazione con i paesi vicini”. Dal canto suo mons. GIUSEPPE MERISI, vescovo ausiliare di Milano e membro della Comece, ricorda che “i credenti sono chiamati a rinsaldare la passione evangelizzatrice e l’impegno concreto verso la costruzione europea, così come il Papa indica nella Ecclesia in Europa“. E, a proposito della stesura della Costituzione Ue, puntualizza: “Noi speriamo ancora in una citazione esplicita delle radici cristiane nel Preambolo del trattato. Al contempo è urgente rinnovare l’impegno per testimoniare l’eredità cristiana nella vita di ogni giorno, così da attualizzare il patrimonio storico europeo. Credo sia questo il senso principale del documento Apriamo i nostri cuori promosso dalla Comece”. ANCHE L’ALBANIA “FA IL TIFO” PER L’UNIONE. Anche chi non è immediatamente coinvolto nel cammino dell’Unione “fa il tifo” per il processo di integrazione. Mons. ANGELO MASSAFRA, vescovo di Scutari, spiega al Sir che “l’Albania guarda con attenzione e con fiducia all’Europa unita”. Il prelato ricorda quindi che il suo paese ha intrapreso da circa un anno un percorso di “avvicinamento” all’Ue, con la domanda di adesione avanzata dal governo. “Le previsioni sono di lungo periodo, ma già oggi gli albanesi cominciano ad avvertire positivamente che il paese procede verso un consesso sovranazionale, che ha portato in mezzo secolo sviluppo, democrazia e pace. Da questa ‘famiglia’ l’Albania si era autoesclusa con il regime comunista, ma ora questo periodo è superato ed emergono la nostra cultura e l’aspirazione europea, pur nella convinzione di tutelare le specificità e dell’identità nazionale”. Massafra ricorda inoltre “la fatica ma anche i primi buoni risultati sul piano della pacifica convivenza interna, delle riforme sociali e politiche e del reciproco rispetto tra le religioni. In questo senso anche la Chiesa cattolica albanese è impegnata nel costruire un dialogo tra le persone, una reciproca comprensione e una nuova apertura del paese alla realtà internazionale”. a cura di Patrizia Caiffa e Gianni Borsa inviati Sir a Santiago de Compostela Il Papa a Lourdes? Il presidente della Conferenza episcopale dei vescovi francesi, mons. Pierre Ricard, e il vescovo di Tarbes et Lourdes, mons. Jacques Perrier, hanno invitato il Santo Padre ad andare in pellegrinaggio a Lourdes, per il 15 agosto, in occasione del 150° anniversario della promulgazione del dogma dell’Immacolata Concezione. Lo rende noto un comunicato diffuso il 22 aprile dalla Conferenza episcopale francese. La nota della Cef aggiunge che “una delegazione della Santa Sede è andata in Francia per studiare le condizioni nelle quali questo pellegrinaggio potrebbe realizzarsi”.