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“L’aborto, la tutela dei minori e dei disabili, la lotta contro la tratta delle donne, la denuncia del sovraffollamento delle carceri, la messa al bando di ogni forma di razzismo e xenofobia. C’è di tutto nel Rapporto annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, riferito al 2003, che giunge però anche alle richieste di rivedere le legislazioni nazionali in tema di droga e di composizione del nucleo familiare (unioni omosessuali) e di legalizzare aborto ed eutanasia. Il documento, precedentemente approvato nella Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini dell’Europarlamento, è stato bocciato in aula giovedì 1° aprile con 184 voti contrari, 177 favorevoli e 13 astenuti. L’emiciclo aveva in precedenza detto sì al paragrafo 12, contenente alcune tra le affermazioni più preoccupanti dell’intero Rapporto, dove si sostiene, ad esempio, che a molte donne nell’Unione “è tuttora negato il diritto all’aborto” e si esortano dunque gli Stati membri a “garantire un accesso equo a tutte le donne giovani, povere o immigrate, all’aborto legale sicuro” e “alla contraccezione d’emergenza”. Nel testo si legge inoltre che la proibizione della tortura e di ogni “trattamento disumano” comporterebbe “il divieto dell’accanimento terapeutico, l’incentivazione delle cure palliative, il rispetto della volontà del paziente come espressa ad esempio attraverso i testamenti di vita”. Per questo si fa richiesta agli Stati di “valutare la possibilità di modificare le leggi relative alla fine della vita, regolamentando l’eutanasia”. Per ora il testo è stato accantonato, ma tornerà in Assemblea dopo l’estate, di fronte ad un Parlamento rinnovato nella sua composizione. I problemi che tale Rapporto solleva sono solo rimandati. Il documento conferma la necessità di sostenere ma non limitarsi a una azione politico-istituzionale tesa a “tagliare la strada” a decisioni comunitarie gravi sul piano etico e morale… Accanto ad un impegno politico di indirizzo e vigilanza, ne occorre uno che risvegli la coscienza, agisca in profondità in campo educativo e culturale e che si ponga come obiettivo la sensibilizzazione dei cittadini europei, credenti o non credenti, sui valori legati al rispetto della vita, alla valorizzazione della famiglia, al dialogo tra le generazioni, alla tutela dei soggetti più deboli, a partire dai poveri, dalle persone disabili, da chi non ha accesso all’istruzione… I cattolici, come tutti coloro che credono nella sacralità della vita umana, hanno, un riferimento preciso nelle parole di Giovanni Paolo II. “Nella logica della sana collaborazione tra comunità ecclesiale e società politica scrive il Papa nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa” – la Chiesa cattolica è convinta di poter dare un singolare contributo alla prospettiva dell’unificazione offrendo alle Istituzioni europee, in continuità con la sua tradizione e in coerenza con le indicazioni della sua dottrina sociale, l’apporto di comunità credenti che cercano di realizzare l’impegno di umanizzazione della società a partire dal Vangelo vissuto nel segno della speranza. In quest’ottica è necessaria una presenza di cristiani, adeguatamente formati e competenti, nelle varie istanze e Istituzioni europee, per concorrere, nel rispetto dei corretti dinamismi democratici e attraverso il confronto delle proposte, a delineare una convivenza europea sempre più rispettosa di ogni uomo e di ogni donna e, perciò, conforme al bene comune”. Le elezioni europee si avvicinano, anche questi appunti possono aiutare a richiamare responsabilità che sono di tutti.