prima pagina" "

Il "mostro" rialza la testa?” “

Violenze contro gli ebrei ” “in Europa: rapporto Eumc. ” “Il parere di due esperti” “” “

Cresce l’antisemitismo in Europa. Il rapporto che l’Osservatorio europeo sui fenomeni razzisti e xenofobi (Eumc) ha presentato mercoledì 31 marzo a Strasburgo attesta infatti un aumento di episodi ai danni degli ebrei e delle comunità giudaiche presenti nel territorio dell’Unione. La situazione è particolarmente peggiorata negli ultimi due-tre anni, con una realtà diversificata nei quindici Stati membri Ue. Nella stessa Unione cresce la consapevolezza della necessità di azioni congiunte su diversi versanti: legislativo, politico, culturale, interreligioso. Di antisemitismo il Sir si era già occupato (vedi n.8 del 4 febbraio 2004), presentando una sintesi dell’ultimo rapporto (2002-2003) dell’istituto “The Stephen Roth” dell’università di Tel Aviv. Nella pagina seguente i commenti di mons. Paul W.Scheele , vescovo emerito di Würzburg, Germania e di Hans Vöcking , co-moderatore del Comitato Islam in Europa del Ccee-Kek. Il primo rapporto con la situazione nell’Unione europea. Il rapporto principale, intitolato “Manifestazioni di antisemitismo nell’Unione europea nel 2002-2003” è affiancato da un secondo rapporto su “Percezione dell’antisemitismo nell’Ue”, con le testimonianze di 35 opinion leader di tutto il continente, molti dei quali ebrei. Il testo (quasi 400 pagine) documenta centinaia di episodi, che vanno dalle minacce alle percosse personali, da attentati contro le sinagoghe a violazione di cimiteri. Particolarmente intenso il proliferare di siti web di tendenze antiebraiche. Sotto accusa, fra l’altro, l’attività di vari partiti politici e di alcuni mezzi di comunicazione.Tra i Paesi in cui il fenomeno sembra mostrare maggior recrudescenza appaiono Belgio, Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito. Le nazioni “virtuose” in questo senso sono Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Finlandia. Non manca una “fascia mediana”, composta da Grecia, Austria, Italia e Spagna, nella quale “se le aggressioni fisiche e le violenze sono state assenti o rare, la tendenza antisemita si è rivelata virulenta in diversi aspetti della vita quotidiana”. Sotto osservazione gruppi estremisti di destra e “giovani influenzati da teorie razziste”. L’azione educativa delle scuole; il ruolo delle religioni. L’Eumc suggerisce poi iniziative per contrastare il fenomeno: da una maggiore collaborazione sul versante giuridico e di polizia all’educazione nelle scuole. Richiesto, inoltre, un contributo specifico che può provenire dai partiti politici e dalle comunità religiose attive in Europa. Queste ultime, assieme alle Organizzazioni non governative, “dovranno sviluppare – si legge nel documento – un dialogo interreligioso e interculturale con iniziative specifiche a livello locale, nazionale ed europeo”. Il rapporto è stato reso noto nella sede dell’Europarlamento, dopo che nei mesi scorsi aveva suscitato polemiche la mancata pubblicazione da parte dello stesso Eumc, con dure reazioni delle comunità ebraiche. Beate Winkler, direttrice dell’Osservatorio che ha sede a Vienna, ha affermato che il lavoro svolto e il sostegno ricevuto dalle istituzioni dell’Ue “dimostra quanto l’Europa prenda sul serio la questione dell’antisemitismo” e la volontà “di affrontare il problema alla radice”. Lo scopo del rapporto, secondo la Winkler, “è di fornire dati e informazioni precise che possano dare luogo a un dibattito in Europa sul modo di lottare contro l’antisemitismo”. Favorevole anche il giudizio di Pat Cox, presidente del Parlamento, che parla di “un buon lavoro di ricerca”, trattandosi “del primo studio esaustivo” che fornisce all’Ue un “fondamento sul quale potremo costruire politiche percorribili di lotta all’antisemitismo”. “Gli ebrei in Europa non si sentono più soli”. Dal canto suo Cobi Benatoff, presidente del Congresso ebraico europeo, ha affermato che il rapporto e il precedente seminario sullo stesso tema promosso a Bruxelles a fine febbraio dalla Commissione, “fanno sì che vengano meno i motivi per cui allora dicemmo che gli ebrei in Europa si sentivano soli. Non lo siamo più e l’Europa sta affrontando seriamente questo argomento”. Per Benatoff il lavoro dell’Eumc “conferma le nostre percezioni: il vecchio cancro dell’antisemitismo, questo mostro, sta rialzando la testa”. Del resto lo studio dell’Osservatorio rappresenta la “prova che si sta facendo uno sforzo concreto di sensibilizzazione, mettendo fine alla cospirazione del silenzio”. Benatoff ha poi ringraziato per le “decise parole” pronunciate in proposito dal presidente della Commissione, Romano Prodi, e dal commissario agli Affari interni, Antonio Vitorino: “C’è un collegamento operativo nell’Ue, dove la questione viene ora presa sul serio, bisognerà agire nelle scuole, nelle università, nelle chiese, nelle moschee, per far passare tale messaggio”. “Occorre – afferma ancora Benatoff – anche tendere la mano alla popolazione musulmana” e “riportare la pace in Medio Oriente”. Il rapporto più completo mai pubblicato sull’antisemitismo in Europa contiene fatti inquietanti: molto di quanto viene presentato per i singoli Paesi rappresenta un ‘Sos’ da non ignorare. Le minacce attuali denunciate nel rapporto impongono contromisure il più possibile comuni. Ciononostante, il rapporto costituisce anche un segnale di speranza. Può far ben sperare il fatto che dal 1997 esista l’Eumc, l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia, che svolge questi compiti su incarico dell’intera Ue. È bene sapere che dal punto di vista europeo gli sforzi comuni non riguardano unicamente questioni economiche, giuridiche e strutturali, ma anche i fondamenti etici ed intellettuali. Indubbiamente, l’antisemitismo costituisce innanzitutto un problema di tipo etico ed intellettuale. Per quanto sia indispensabile individuare i fattori che possono scatenare azioni antisemitiche nei singoli Paesi, più importante è indagare sulle forze e debolezze a livello intellettuale che costituiscono il terreno di coltura di questo pericolosissimo comportamento erroneo. L’antisemitismo non è una delle molte malattie qualsiasi che un’unione politica si trova a dover affrontare: si tratta di un cancro dai potenziali effetti letali. Per questo motivo, gli studi preventivi come il rapporto dell’Eumc sono d’importanza vitale per tutti i Paesi europei. Anche in futuro dovranno essere intraprese misure analoghe. È da valutare positivamente e da incoraggiare ulteriormente il fatto che la rilevazione di fatti raggruppati statisticamente venga unita a testimonianze personali degli interessati. Ciò può contribuire a contrastare in modo unitario e permanente la minaccia all’Europa da azioni e pensieri antisemiti. Fin d’ora esiste una coalizione di persone che cercano di fare proprio questo: una coalizione che deve diventare grande e forte, in cui operi un numero più alto possibile di responsabili. Le Chiese sono chiamate ad impegnarsi in modo particolare. Ciò risulta sempre più evidente dalla Charta Oecumenica, che fissa linee guida per la crescente collaborazione delle Chiese d’Europa. Questa Charta indica come compiti fondamentali comuni “l’approfondimento della vita comune con l’ebraismo” e l’impegno “a contrastare qualsiasi forma di antisemitismo e antigiudaismo nella Chiesa e nella società, cercando ed intensificando il dialogo a tutti i livelli con i fratelli ebrei”. A ciò si unisce il compito di curare le relazioni con l’Islam e l’impegno all’incontro con altre religioni ed ideologie. Solo se si riuscirà a comportarsi con tutte le persone con il rispetto loro dovuto si potrà combattere l’antisemitismo in modo efficace. mons. Paul W. Scheele vescovo emerito di Würzburg, Germania È un fatto che in alcuni Paesi europei stanno aumentando i fenomeni di antisemitismo. Sono forme di aggressione che si orientano contro le sinagoghe, contro le scuole e i cimiteri ebraici, contro simboli religiosi e sociali di grande importanza, che toccano il cuore stesso di un popolo. Gli autori di simili atti provengono dai movimenti della destra ma si registra anche un certo antisemitismo che ha origine da gruppi di estremisti musulmani e dietro il quale c’è quasi sempre la questione arabo-palestinese. Per quanto riguarda gli europei, gli autori sono quasi sempre giovani adulti, particolarmente sensibili ad abbracciare certe forme di aggressività. Questo mostra che la memoria dell’olocausto non è più presente tra le nuove generazioni e che il sapere religioso si sta abbassando fortemente tra i giovani europei. Per i musulmani, invece, l’odio per le comunità ebraiche è strettamente legato alla questione palestinese. Questa analisi mostra di per se le due strade da seguire per contrastare questi fenomeni: da una parte occorre agire a livello di comunità internazionale per porre a soluzione la questione medio-orientale; dall’altro occorre promuovere tra i giovani europei la memoria storica e la formazione religiosa. Da parte della Chiesa cattolica, ci sono state dichiarazioni importanti dei dicasteri vaticani e posizioni di condanna molto chiare delle Chiese protestanti, ortodosse, anglicane. Il problema è capire come trasmettere questo messaggio ai giovani. Non credo proprio che leggano questi documenti, si tratta quindi di tradurli in vita e l’insegnamento scolastico può fare da ponte, anche se non sempre è in grado di farlo. Hans Vöcking co-moderatore del Comitato Islam in Europa (Ccee-Kek)