Oltre 1.500 giovani provenienti da tutte le diocesi tedesche hanno dato il benvenuto a alla Croce della Gmg, giunta a Berlino la Domenica delle Palme. Durante la celebrazione eucaristica, svoltasi presso la Basilica di San Giovanni e trasmessa in diretta dal secondo canale pubblico tedesco (Zdf), i giovani bosniaci hanno consegnato la Croce, proveniente da Sarajevo. “In mezzo alla violenza, alla derisione, al rifiuto o anche all’indifferenza e alla perfidia, vi sono persone, anche oggi, che scelgono Gesù, che non distolgono lo sguardo, che non si allontanano davanti alle difficoltà”, ha dichiarato mons. Franz-Josef Bode, presidente della Commissione della pastorale giovanile della Conferenza episcopale tedesca. “Ringrazio voi che siete qui” ha proseguito rivolgendosi ai giovani “perché volete portare nel nostro Paese questa speranza a coloro che vogliono finalmente vedere Gesù”. Il ministro federale per la Sanità, Ulla Schmidt, in rappresentanza del Governo federale, ha dichiarato: “La Croce è un messaggio. I giovani la portano per impegnarsi per un mondo di pace e di giustizia. Con questo simbolo della Gmg viene dato contemporaneamente un segno per un’Europa unita”. Schmidt ha sottolineato come la presenza della Croce a Berlino, e in particolare presso la Porta di Brandeburgo, ricordi il luogo in cui “è stata superata la separazione dei popoli”, e ha reso omaggio al Papa, “che come nessun altro si è impegnato per la riconciliazione dei popoli”. Il ministro degli Interni del Land Berlino-Brandeburgo, Jorg Schönböhm, ha esortato i giovani a impegnarsi a “dare un segno”, ribadendo che “la fede fa parte della nostra società”. Mons. Erwin Joseg Ender, Nunzio apostolico in Germania, ha affermato che il passaggio della Croce della Gmg attraverso la Porta di Brandeburgo “è un simbolo di questo Paese”: “diciamo ‘sì’ alla fede, diciamo ‘sì’ ai simboli religiosi visibili in pubblico”, ha aggiunto. Di una “grande occasione” per Berlino ha parlato il card. Georg Sterzinsky, arcivescovo della città: “Con la croce visitiamo luoghi di memoria per non dimenticare la sofferenza del mondo”.