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Una difficile libertà” “” “

Grande sete di verità, ma non si cerca più solo nella Chiesa” “” “

L’Europa? È soprattutto un’opportunità per sconfiggere una disoccupazione giovanile che ha toccato livelli altissimi. La fede? Credere in Dio non è un problema ma non cambia certo la vita. I giovani? È difficile coinvolgerli nelle attività della Chiesa, sono piuttosto apatici ma hanno una grande sete di cose vere. È la fotografia che i giovani dei Paesi dell’Est danno di se stessi. Il Sir li ha incontrati all’VIII Forum internazionale dei giovani ( Roma – 31 marzo, 4 aprile). Una fede che non cambia la vita. Maili Palubinskas è la delegata della Conferenza episcopale della Estonia, ha 22 anni ed è studentessa di biologia. “L’abuso di alcol nelle università – dice – sta diventando nel nostro Paese un vero problema sociale ed è il segno di un disagio che i giovani stanno vivendo. Dopo l’esplosione di euforia che abbiamo vissuto con la conquista della libertà, il Paese è caduto in una crisi profonda che si ripercuote direttamente sui giovani. Sono preda di una grande confusione: non sanno cosa vogliono, hanno la libertà ma non sanno come utilizzarla. L’ateismo storico sta cedendo il passo ad un indifferenza diffusa verso ogni prospettiva di fede. Non è più un problema dire di credere in Dio ma la fede non cambia di molto la vita. I valori si sono persi e quando cerchi di spiegare in che cosa credi, nessuno più ti capisce”. Come pastorale giovanile “non c’è molto. Cerchiamo di organizzare incontri e conferenze nelle università in modo da dare ai giovani la possibilità di prendere la parola. Ma è difficile”. L’Estonia è uno dei 10 Paesi che in maggio entrerà a far parte dell’Unione Europea. Come è vista l’Europa dai giovani? “Per alcuni è soprattutto un’opportunità in più in termini di lavoro. Ma quando si è trattato di votare per l’Unione, la metà dei miei amici ha detto no”. In Europa per trovare lavoro. Ada Szymanska rappresenta i giovani della Polonia, ha 25 anni, studia teologia ma è già laureata in politiche europee. “La situazione – dice parlando dei giovani del suo Paese – si è abbastanza normalizzata. La conquista della libertà è stata vissuta all’inizio come un pericolo. Il problema oggi è che non sappiamo come utilizzarla. I nostri giovani si illudono facilmente e quando si accorgono che hanno inseguito solo fantasie, cadono in depressione, alcuni nella droga. C’è quindi una grande sete di cose belle, di cose vere. Ma non si cerca più solo nella Chiesa perché fanno molta più presa le filosofie orientali e le nuove teorie metafisiche”. Nella pastorale giovanile, anche in Polonia si registra la stessa difficoltà a “raggiungere e coinvolgere gli studenti. Anche se le Chiese sono ancora piene di gente e di giovani, è come se la fede si stia sempre più rinchiudendo in una sfera privata”. Riguardo all’Unione, “la Polonia – aggiunge Ada – ha investito moltissimo sull’Europa. Se ne parla nelle università, alla radio, in Tv, su tutti gli organi di stampa. I giovani guardano a questo appuntamento con speranza. Si guarda all’Europa soprattutto come ad una nuova opportunità per entrare in contatto con nuove realtà”. I giovani e l’ecumenismo. Agnese Smuga viene dalla Lettonia, ha 21 anni e studia matematica all’università. “I giovani del mio Paese – racconta – vogliono studiare ed entrare all’università perché sanno che solo così possono accedere ad un lavoro più gratificante e meglio retribuito”. “La Lettonia – spiega Agnese, disegnando sul tavolo con le dita la cartina geografica dei Paesi baltici – si trova tra la Scandinavia protestante, la Russia ortodossa e la Polonia cattolica. È quindi crocevia di popoli dove il dialogo ecumenico fa parte da sempre della nostra storia e può essere un esempio per la regione”. Molto vivace è l’attività pastorale per i giovani e quest’anno nel mese di luglio si terrà la “Giornata dei giovani” in quattro giorni diversi per ogni diocesi che la promuove. Anche per i giovani lettoni, l’Europa rappresenta “la prospettiva di accedere ad una migliore situazione economica personale anche se gli adulti temono soprattutto la concorrenza dei prodotti europei sul mercato nazionale”. Vittime della corruzione. Giovani senza speranza. Questa è la fotografia che Taras Yatsenko, dell’Ucraina (20 anni e studente di medicina) dà dei suoi connazionali. “La situazione socio-economica del mio Paese – spiega – è molto difficile. Per entrare all’università bisogna pagare molti soldi, e il sistema del numero chiuso genera una spirale perversa di corruzione. Chi non riesce a proseguire gli studi, spesso cade nella depressione perché vede svanire le speranze”. Taras sottolinea un dato: “il 60% della pubblicità diffusa nel nostro Paese, è per reclamizzare alcolici”.