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La priorità del semestre irlandese per rispondere al terrorismo ” “” “
Con il 1° gennaio la Repubblica d’Irlanda ha assunto le redini dell’Unione in un momento cruciale per la sua storia: sono ormai imminenti, infatti, le date dell’allargamento (1° maggio) e delle elezioni del Parlamento (10-13 giugno), mentre sono rimaste in sospeso le trattative per dare all’Ue una Costituzione, dopo il fallimento del summit di Bruxelles di metà dicembre. Presentando, a gennaio, il programma del semestre all’Europarlamento, il primo ministro irlandese Bertie Ahern ha fatto riferimento all’allargamento dell’Ue e al Trattato costituzionale. “Assicureremo, inoltre, l’evoluzione delle questioni più urgenti dell’Unione: la riforma economica, la giustizia e lo sviluppo delle relazioni dell’Europa con i suoi partner”. Un programma, purtroppo, segnato dai recenti attacchi terroristici che hanno sconvolto Madrid. Il Sir ha fatto il punto del semestre con Bernard Davenport , Ambasciatore della Repubblica di Irlanda presso la Santa Sede e con l’europarlamentare irlandese Dana Scallon . Ambasciatore, la strage di Madrid ha riproposto la minaccia del terrorismo globale. Quale risposta l’Europa può dare? “Approvare al più presto la Costituzione. Nella Costituzione ci sono degli articoli che riguardano il terrorismo e invocano la cooperazione tra gli Stati. Credo che durante questo semestre di presidenza irlandese si possa e si debba fare un deciso passo avanti verso questo traguardo. Ma serve una chiara volontà politica”. Nei mesi scorsi si è discusso per inserire le radici cristiane dell’Europa nel preambolo della Carta costituzionale. È ormai un discorso chiuso? “Spero di no. L’Irlanda è favorevole ad inserire nel Trattato un richiamo alle radici cristiane dell’Europa. Significa riconoscere la millenaria storia europea. Ricordare l’illuminismo e non l’eredità cristiana dell’Europa sarebbe un errore. E poi, non credo che questo ricordo possa essere considerato un attacco alla laicità dell’Europa”. Con l’allargamento molti temono un aumento di immigrati. È d’accordo? “Il 1 maggio l’Europa si allargherà verso Est con l’ingresso di dieci nuovi Stati. Sarà un momento storico in cui Paesi e culture diverse si avvicineranno. Bisogna essere pronti ad accogliere quanto di buono sul piano politico, religioso, sociale e culturale sapranno offrirci. La politica del Governo irlandese è favorevole all’ingresso di immigrati. È anche grazie a loro che il nostro Paese ha potuto vivere una grande ripresa economica. Molti si sono integrati ed ora lavorano e vivono bene con la loro famiglia in molte città del Paese. Siamo un popolo di migranti e non possiamo non essere accoglienti con chi giunge da noi per un lavoro e per trovare condizioni di vita migliori. In Europa non c’è spazio per la discriminazione ed il razzismo”. L’Irlanda si distingue per la sua politica a favore della vita e della famiglia… “Fa parte della nostra cultura. È un discorso che non riguarda solo l’Europa ma anche le situazioni di crisi nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa. Difendere il diritto alla vita e la famiglia da politiche che la vogliono disgregare, significa investire sulla pace e fare terra bruciata intorno ad ogni sacca di terrorismo. Per questo è necessario l’impegno di tutti ed in particolare dei cristiani impegnati in politica”. Onorevole Scallon, anche l’Irlanda è un Paese segnato dal terrorismo… “Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa il terrorismo e la divisione che provoca e ho imparato quanto è importante il rispetto del proprio vicino, protestante o cattolico che sia. Accogliere l’altro non significa rinunciare alla propria identità o religione o cultura ma trovare punti di contatto e non di divisione. I problemi non si risolvono con le bombe ma con il dialogo ed il rispetto. Senza dimenticare la giustizia”. Ritiene praticabile la menzione dei valori cristiani nella bozza di Trattato? “I valori cristiani sono alla base della nostra civiltà e non possiamo ignorarli specie in un momento così importante e drammatico per l’Europa. Sono una garanzia per il futuro. Nella nostra politica europea c’è un’agenda ben definita per rimuovere ogni riferimento alla famiglia e liberalizzare l’aborto. Tuttavia stiamo cercando di difendere questi valori tramite una rete di deputati cristiani di vari Paesi europei”. In Consiglio d’Europa si è discusso del rapporto Marty che invita gli Stati membri ad inserire nella loro legislazione l’eutanasia. Quali sono gli attacchi che si cerca di portare contro la vita e la famiglia in Europa? “In Parlamento non abbiamo ancora discusso di eutanasia, già legale in Belgio e Olanda. Il Regno Unito ne sta discutendo. Quando la cultura della morte prende piede allora in pericolo sono anche i disabili fisici e mentali, le persone malate, i più piccoli e i deboli. Il Papa ce lo ricorda: più sono vulnerabili più hanno bisogno di aiuto”.