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“Le guerre non sono l’unica causa del terrorismo. Ma ne sono il pretesto, o uno dei pretesti”. Riferendosi alla richiesta del presidente Jacques Chirac, durante l’incontro dei giorni scorsi con il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, di “porre fine ai conflitti, terreno fertile per il terrorismo”, Bruno Frappat, nell’editoriale de La Croix del 17/3 afferma che “tra tutti i conflitti quello la cui fine potrebbe sollevare il mondo dal peso degli antagonismi a dalla lotta ai fanatismi” è “quello del Medio Oriente, il conflitto dei conflitti. Dopo l’11 settembre, la potenza americana avrebbe dovuto comprenderlo. Ma ha preferito ignorare la questione”. Eppure, secondo Frappat, “ chi ‘sminasse’ il Medio Oriente rassicurerebbe il mondo intero”. “Una tesi sprezzante”: così Le Monde (18/3) definisce la convinzione diffusa “ da diversi media” secondo cui “la paura del terrorismo avrebbe orientato il voto degli spagnoli a favore di Zapatero. Una tesi che non rende giustizia” ad un popolo “che vive quotidianamente con la minaccia del terrorismo”. Non un voto dettato da paura, dunque, ma “da collera per chi ha cercato di manipolare l’informazione” alla vigilia delle elezioni “ravvivando la memoria di altre menzogne, ad esempio sulla presenza delle armi di distruzione in Iraq”. Per il quotidiano francese “il sussulto degli spagnoli, lungi dall’apparire una resa di fronte al terrorismo, è una lezione di democrazia”. L’orrore di Madrid trova ampia eco anche nella stampa tedesca. “ Gli attentati di Madrid segnano l’emersione in Europa di un terrorismo totale che deve spingere anche la Germania a nuove riflessioni circa la sicurezza interna“, si legge sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung ( Faz – 13/3). “ Il terrorismo islamico contro la Spagna non è un ‘problema spagnolo’ cui possano sfuggire gli altri europei nella speranza che riguardi solo i Paesi dei ‘cattivi’ (Aznar, Blair e Bush)“, annota wie (15/3). “ Adesso si vedrà se l’Europa è un’idea di denaro comune o di valori comuni, difesi efficacemente. Ora c’è bisogno non solo di poliziotti ma anche di filosofi. Ma questa Europa, che non riconosce neanche più le sue origini dal Cristianesimo, potrà vincere questa battaglia?” si interroga Guido Heinen su Die Welt (15/3). Con il massacro di Madrid il terrorismo acquista una nuova qualità: da tempo, agli assassini importa solo di seminare paura e terrore“, commenta il settimanale Der Spiegel (15/3). “ La sola idea, diffusa nel mondo islamico, che giovani senza paura, appartenenti alla Jihad, abbiano impaurito e terrorizzato il potente occidente, è già di per sé una vittoria“. Sulle pagine de El Periódico (17/3) si afferma che “La Spagna non bloccherà più la Magna Charta “. Il quotidiano spiega che “si accetterà il nuovo sistema di voto basato sulla doppia maggioranza”. Il primo “giro europeista della politica spagnola estera spagnola annunciato da José Luís Rodríguez Zapatero” è “non bloccare più la Costituzione europea”. I rappresentanti spagnoli nella Convenzione europea, aggiunge il giornale, “hanno chiesto alla presidenza irlandese dell’Ue di convocare una nuova sessione della Conferenza intergovernativa per riaprire i negoziati”. A due giorni dall’anniversario dell’attacco Usa in Iraq (20 marzo 2003), sull’ Herald Tribune (18/3) Ian Buruma si dice convinto che “ il futuro del Paese non si giocherà sullo scontro tra Est e Ovest, o tra musulmani e cristiani, quanto piuttosto su quello tra sciiti e sunniti, curdi e arabi. La principale linea di divisione all’interno delle società musulmane non è, infatti, tra secolari e religiosi, ma tra musulmani con diverse idee sul ruolo della religione”, tra “integralisti e riformatori moderati”. Tuttavia, precisa Buruma, “l’Iraq è oggi talmente violento e caotico che un ritiro delle truppe sarebbe un atto gravemente irresponsabile”. Dalle colonne del settimanale Famiglia cristiana (21/3) il biblista Gianfranco Ravasi mette in guardia dai rischi del discusso film di Mel Gibson “The Passioni of Christ” (che arriverà nelle sale italiane il prossimo 7 aprile, mercoledì Santo, ndr.). Nell’attuale società mediatica, avverte, “eventi come questo diventano quasi celebrazioni, e purtroppo possono avere un’eco maggiore dei discorsi del Papa”. Secondo Ravasi, allora, “anziché mettersi a condannarlo o a giustificarlo, partiamo dal film per ritornare a incidere sulla conoscenza del Vangelo da parte dei cristiani. È una grande opportunità per parlare di Gesù – conclude – ma stiamo attenti a non appiattirci sulla lettura che ne dà Gibson”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1281 N.ro relativo : 21 Data pubblicazione : 19/03/2004