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La famiglia al centro” “” “

Rimettere la famiglia al centro delle politiche comunitarie; ampliare il dibattito nelle sedi dell’Unione per dar vita a una vera strategia su questo fronte, in stretto collegamento con gli obiettivi sociali, oltre che economici, della “strategia di Lisbona”. Sono queste le linee di fondo del documento “Una strategia familiare per l’Unione europea”, presentato martedì 16 marzo a Bruxelles nella sede della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea). I VESCOVI INDICANO SEI “OBIETTIVI GLOBALI”. Monsignor NOEL TREANOR, segretario generale Comece, e STEFAN LUNTE, suo stretto collaboratore, hanno spiegato il contenuto del documento, che verrà diffuso sia in ambienti ecclesiali sia nelle sedi Ue. Ha quindi fatto seguito un intervento di JEROME VIGNON, direttore della Politica sociale della Commissione europea, che ha fornito un primo commento al testo dei vescovi. Dopo un’introduzione di taglio sociologico e politico, tesa a inserire le realtà familiari nel quadro continentale (calo demografico, rapporti fra le generazioni, condizioni di anziani e minori, problemi delle coppie), il documento elenca sei “obiettivi globali” che vengono indicati ai Venticinque: migliorare l’integrazione delle persone anziane nella società mediante il sostegno alle loro famiglie; promuovere regolamenti e politiche più giuste e più favorevoli ai bambini; promuovere provvedimenti in materia di matrimonio e di educazione dei minori; favorire legami più stretti fra le generazioni; promuovere il sostegno dello Stato alle famiglie che abbiano bisogni particolari; favorire le associazioni che operano per la tutela della famiglia. UNA “STRATEGIA TRASVERSALE” PER LA FAMIGLIA. “Se è vero – si legge nel testo – che l’esistenza di un forte capitale umano e sociale come condizione sine qua non per la crescita è un’idea esplorata nel contesto della strategia di Lisbona, non si fa alcuna menzione significativa della famiglia nei documenti associati a tale strategia”, benché la famiglia “sia al centro delle relazioni sociali”. La Comece afferma che le politiche dell’Ue in questo campo dovrebbero focalizzarsi sulla promozione di famiglie più stabili e “di condizioni che permettano alle coppie di avere il numero di figli che esse desiderano”. Ciò avrebbe un impatto positivo “su un’altra questione politica urgente per l’Europa: la tendenza deficitaria della demografia continentale, cui l’aumento del numero di bambini per famiglia sarebbe una risposta diretta”. Il documento non manca di arricchire le proprie argomentazioni con riferimenti di tipo statistico e sociale, utili per delineare la realtà dei nuclei familiari oggi nei paesi dell’Unione. La “strategia” delineata dalla Comece ribadisce che la famiglia può essere alla base del benessere dei suoi singoli componenti, dai genitori ai figli agli anziani. “UN CONTRIBUTO AUTOREVOLE E CONCRETO”. Per tutto questo, dall’Unione i vescovi europei si attendono politiche di sostegno alla famiglia, così come “la famiglia può essere un fondamento e a suo volta un sostegno per l’Europa”. La Comece d’altro canto ricorda la necessità di valorizzare i legami di coppia fondati sul matrimonio. Il Segretariato della Commissione episcopale si ricollega anche al recente rapporto di Caritas Europa (Sir 12/2004), il quale segnala diversi problemi che incombono oggi sulle famiglie dei paesi Ue: una situazione che potrebbe aggravarsi con l’allargamento a est. Al testo della Comece ha fornito un primo commento Jerome Vignon, direttore della Politica sociale della Commissione europea. “Questo documento – ha affermato il dirigente Ue – non parte dalla dottrina della Chiesa, ma muove le sue osservazioni da una attenta analisi della realtà e da una opportuna sottolineatura dei problemi che interessano da vicino le famiglie, fornendo poi un’interpretazione e suggerimenti concreti”. Vignon ha parlato di “famiglie in condizioni precarie”, “fragili”, cui dedicare un’attenzione “trasversale” nell’ambito delle politiche comunitarie. Lo stesso Vignon ha quindi fatto presente che “non si può dimenticare la pluralità di visioni che si hanno nei 25 paesi dell’Unione attorno al concetto stesso di famiglia”, tanto che “sarebbe più opportuno parlare di famiglie o di modelli familiari”. Ma “è giusto che la Chiesa, con la sua autorità morale”, faccia sentire la propria voce e fornisca “chiare indicazioni in questo campo”. Nello spirito del “dialogo strutturato tra le Chiese e l’Ue”, Vignon ha infine formulato “la speranza che nel processo di costituzionalizzazione in corso nell’Unione, questo documento sia considerato come un contributo utile e propositivo”. Il Segretariato Comece si è detto “disponibile a un confronto aperto con le istituzioni Ue sul documento e sui temi da esso sollevati”.