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Tempo di incognite” “” “

L’attentato terroristico ha modificato il panorama pre-elettorale portando i mass media e la politica spagnola ad una attribuzione diretta di responsabilità, ossia ha reso colpevole degli attentati il Partito popolare e il presidente Aznar. L’esercizio della partecipazione democratica da parte della cittadinanza richiede però una domanda previa sui valori che sostengono la democrazia”. È il commento alle elezioni politiche in Spagna di JOSÉ FRANCISCO SERRANO, autore del libro “La Chiesa di fronte al terrorismo dell’Eta” e capo redattore della testata cattolica madrilena “Alfa y omega”. La Spagna è ancora sotto choc dalle stragi terroristiche dell’11 marzo e a pochi giorni di distanza si è modificato completamente anche lo scenario politico, con la vittoria del Partito socialista operaio che ha anche annunciato il ritiro delle truppe dall’Iraq. “In questo momento inizia per la Spagna un futuro di incertezze – è il parere di Serrano -. Sappiamo che il partito socialista ha vinto le elezioni però non sappiamo come governerà né quanto questo governo sarà stabile. Poi si apre la questione della rottura con la coalizione dell’asse atlantico, mentre ora andremo a collocarci nell’asse franco-tedesco. Queste sono le prime incognite”. Serrano ricorda che il partito socialista ha presentato un programma “con una ideologia immanentista, chiaramente annunciata nella campagna elettorale che prevede azioni contrarie alla vita, al concetto della famiglia”. A suo avviso “il voto è stato influenzato da un settore molto importante, ossia i giovani. Il voto dei giovani ha alcuni elementi peculiari: è più utopico, sentimentale, più influenzabile e meno ponderato rispetto a chi ha fatto esperienza di vita nella responsabilità sociale”. “Certo la Chiesa è stata sempre contro la guerra – precisa Serrano -. Ma il problema è stato il passo successivo: la responsabilizzazione diretta. La risposta della Chiesa alle elezioni sarà di centrarsi sulla sua identità e missione, che è quella di annunciare il vangelo con opere e parole, in un mondo che ne ha bisogno più che mai”. Anche la decisione del leader del partito socialista Zapatero di ritirare le truppe dall’Iraq, a suo avviso è stata “troppo rapida, soprattutto pensando alla situazione degli iracheni. Ma era una promessa più volte ripetuta durante la campagna elettorale. È quindi una prima azione per confermare e ringraziare per i voti ricevuti”. Anche se il panorama investigativo è “ora indirizzato verso la linea del terrorismo fondamentalista islamico – osserva Serrano – non si scarta assolutamente l’ipotesi di una connivenza con gruppi terroristici spagnoli”. Intanto il 15 marzo in Vaticano – come informa il portavoce Joaquin Navarro-Valls – il Santo Padre “ha voluto, nuovamente, celebrare la Santa Messa in suffragio delle vittime degli attentati in Spagna. E a mezzogiorno si è fermato per un momento di raccoglimento, unendosi spiritualmente a tutti coloro che soffrono a causa di questo attentato, pregando secondo le loro intenzioni”. Nei giorni scorsi Giovanni Paolo II aveva telefonato direttamente al cellulare del cardinale Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, per dimostrare la sua commozione e vicinanza al dolore dei madrileni.