GRAN BRETAGNA" "

La testimonianza che diamo” “

Dall’insegnante ai genitori: cambia la preparazione all’Eucarestia ” “

E’ un “trend”, una tendenza che si é diffusa negli ultimi quindici-vent’anni in Inghilterra e Galles ed è stata incoraggiata dalla Conferenza episcopale in diversi documenti tra i quali il più importante é “The sign we give”, “La testimonianza che diamo”, del 1995. La preparazione alla Comunione avviene sempre più spesso nelle parrocchie, anziché nelle scuole. Cinquant’anni fa era diverso. Erano le scuole cattoliche, in Gran Bretagna diffuse e famose, ad occuparsi della formazione al Sacramento dell’Eucarestia dei bambini dell'”year three”, la terza classe elementare britannica nella quale gli alunni hanno tra i sette e gli otto anni. Catechisti a tempo pieno. A St. Mary’s, chiesa cattolica gestita dai Rosminiani a Loughborough, cittadina di cinquantamila abitanti del nord di Inghilterra, il trasferimento della preparazione alla Comunione dalla scuola alla parrocchia é un esperimento recente. Le lezioni si tengono al sabato pomeriggio, prima della Messa prefestiva o alla domenica mattina, tra la Messa delle nove e quella delle undici. E’ Annette Jones, la preside della vicina scuola elementare cattolica, ad occuparsi dei corsi, insieme a una insegnante, Helen Reilly. Due genitori, una mamma e un papà, assistono alle lezioni. Dall’anno prossimo toccherà a loro diventare catechisti a tempo pieno. “Come genitore mi piace essere coinvolta, condividere questo viaggio speciale di mia figlia. Lo ritengo una parte importante della mia vocazione di mamma”. A parlare è Sue Davies, sulla quarantina, mamma di Lucy, sette anni, e di Beth, otto. E’ lei una delle prime catechiste-genitori della parrocchia cattolica di St. Mary’s di Loughborough. Quest’anno Sue si é occupata di due sessioni di preparazione al Sacramento della Comunione frequentate da sua figlia. Nella prima lezione ha parlato con i bambini di che cosa significhi appartenere a una famiglia, nella seconda che cosa vuol dire far parte della famiglia cristiana che é la Chiesa. “Più che di insegnare credo si tratti di condividere”, spiega la mamma prestata al catechismo, “Non ho seguito nessun corso speciale per diventare catechista, ma sono cattolica praticante da sempre e coinvolta nella vita della Chiesa. Mi occupo della liturgia dei bambini durante la Messa della domenica e tengo un “housegroup”, un gruppo di preghiera, a casa mia, ogni due settimane”. Vantaggi e svantaggi. Secondo don Philip Scanlan, il parroco di St.Mary’s, ci sono vantaggi e svantaggi in tutti e due gli approcci, quello che vede la scuola protagonista e quello che rende responsabili i genitori. “Diciamo che per i genitori si tratta della continuazione di un ruolo che é già loro, dal momento che ogni giorno i figli li prendono a modello per imparare ad affrontare la vita. Mamma e papà sono i primi insegnanti dei figli. Quando la preparazione viene lasciata alle scuole l’approccio é più formale. Ma gli insegnanti hanno il vantaggio di essere stati preparati con corsi appositi”, continua Don Philip, “Non tutti i parrocchiani sono d’accordo con questo cambiamento. Molti ritengono che la preparazione dovrebbe essere lasciata alle scuole”. “Staremo a vedere se i genitori coinvolti nelle sessioni di catechismo si sentiranno in grado di continuare con questa responsabilità. E’ troppo presto per dire se l’esperimento avrà successo. Come si dice in inglese “soltanto al momento della prova si può essere sicuri che un dolce e’ riuscito””, conclude Don Philip. Una preparazione “più intima”. “La preparazione in parrocchia é più intima, più personale, senza la formalità della scuola”, spiega Annette Jones, la preside di St. Mary’s, la scuola cattolica elementare frequentata da duecentoventi alunni che collabora con la parrocchia in questo nuovo esperimento. Annette tiene le lezioni al sabato pomeriggio, prima della Messa prefestiva delle sei e trenta. “E’ un ambiente più raccolto quello della parrocchia, un modo sicuro di passare il testimone della fede ai più piccoli”, continua la preside, “Ha senso avere la preparazione al Sacramento dell’Eucarestia in parrocchia come già avviene da circa dieci anni per la Cresima perché in questo modo tutta la vita spirituale di una persona è raccolta in un unico luogo”. “Per molti genitori che da anni non frequentano la Chiesa Cattolica la preparazione del figlio alla Sacra Comunione può diventare un’occasione di rinnovamento della loro fede. Ho visto molti mamme e papà, che si erano allontanati dalla Chiesa ritornare dopo essere stati coinvolti nella preparazione al Sacramento dell’Eucarestia dei figli”, conclude Annette.