ROM E SINTI" "
In Slovacchia l’incontro del Comitato cattolico internazionale degli Zingari” “” “
Quattro volte gli sloveni, il doppio degli irlandesi, più degli austriaci e tanti quanti gli svedesi. Gli Zingari costituiscono un gruppo di circa 9 milioni di persone in tutta Europa e sono presenti in quasi tutti i Paesi membri del Consiglio d’Europa. Nel mondo ce ne sono in tutto diciotto milioni. In Europa dal XV secolo, due terzi vivono nei Paesi dell’Europa orientale, dove in alcuni Stati raggiungono il 5% della popolazione, sono destinati a far parte dell’Unione europea. In Slovacchia e Ungheria sono circa mezzo milione, la Repubblica ceca ne conta trecentomila, quattrocentomila la Serbia, quasi ottocentomila la Bulgaria, tra un milione e un milione e mezzo la Romania. In Macedonia costituiscono circa il 10 per cento della popolazione. A Occidente sono numerosi in Spagna, Portogallo, Francia. In Italia si stimano intorno ai centotrentamila. E’ in Slovacchia, a Bardejov, che si svolgerà dal 12 al 14 marzo l’incontro annuale del Comitato cattolico Internazionale degli Zingari (Ccit) sul tema “La comunicazione verbale fra Zingari e Gagi” (ndr. Gagi = occidentali). E proprio in Slovacchia, alla fine di febbraio, si sono verificati diversi incidenti, sfociati in saccheggi di supermercati, tra gruppi di zingari e Forze dell’ordine, in seguito alla decisione del governo di tagliare del 50%, dal 1 marzo, i sussidi sociali. Circa il 90% degli zingari dell’Est della Slovacchia è disoccupato e vive esclusivamente di sussidi statali. SirEuropa ha rivolto alcune domande al presidente del Ccit, l’italiano don Piero Gabella . “La comunicazione verbale fra Zingari e Gagi” è il tema dell’incontro di quest’anno. Perché questa scelta? “Mai come in questi tempi si usano molte parole e molti scritti. Ma sono sempre di meno quelli disposti ad ascoltare e capire in profondità. Con i rappresentanti di 20 conferenze episcopali, molte dell’Est, cercheremo perciò di comprendere, innanzitutto, come Rom e Sinti vedono l’impegno di molti nostri volontari nei loro confronti. Noi cercheremo di creare i presupposti per una maggiore apertura dei Rom/Sinti verso l’esterno e dell’esterno, intendo parrocchie, diocesi, movimenti e società civile, verso questo popolo”. Quali sono le principali difficoltà nel comunicare con gli Zingari? “Non sono solo linguistiche ma anche di relazione. Ma non sottovaluterei anche le difficoltà di comunicazione con le nostre comunità di origine, quello che ci hanno inviato tra loro per solidarizzare e condividere. Dobbiamo porre attenzione a non dare per scontato che le nostre parole o gesti siano compresi come noi vogliamo. Il risultato non è sempre quello che noi ci attendiamo. Ci vuole una comunicazione paziente e preparazione. Molti Rom/Sinti vivono in Paesi che entreranno nell’UE dal 1 maggio… “Ritengo che non ci stiamo preparando a un fenomeno che certamente accadrà, ovvero una maggiore mobilità di questa gente. Fino ad ora abbiamo gestito piccole cifre, pensiamo all’Italia dove vivono circa 130 mila zingari. In Europa ce ne sono oltre 9 milioni. Siamo pronti ad una più organica mescolanza oppure vogliamo continuare a costruire dei ghetti dove rinchiuderli? Bisogna pensare ad una politica puntuale su questi temi. Anche loro sono cittadini dell’Ue a pieno titolo”. Come giudica, invece, l’impegno pastorale delle Chiese? “Anche la Chiesa è in ritardo. E’ un punto dolente. Abbiamo dei volontari, religiosi, religiose, qualche sacerdote aiutato da laici volenterosi, che si danno da fare per avviare dei dialoghi e dei contatti. Ma non rappresentano tutte le nostre comunità ecclesiali di provenienza. Certo, la Chiesa non si è dimenticata dei Rom/Sinti. All’interno delle nostre Chiese esistono degli spazi dove questo tema viene affrontato. Ma non è sufficiente a prepararle ad affrontare con cura il rapporto e la condivisione con questo popolo. In molte Chiese, comunque, sono nati ed operano organismi che si dedicano a tempo pieno alla pastorale con i Rom e Sinti”. Tornando alla comunicazione, quale contributo può dare l’informazione? “Lavorare per eliminare ogni pregiudizio che aleggia intorno agli Zingari. Basterebbe, ad esempio, far conoscere all’opinione pubblica, le condizioni di vita all’interno di un campo Rom/Sinti. Ma questo è difficile perché alla fine il giudizio negativo cadrà sempre totalmente sopra gli Zingari. Ci scandalizziamo per una zingara che allatta in pubblico il proprio bambino e poi, in casa, assistiamo a trasmissioni in cui dei giovani si sottopongono ‘in diretta’ ad operazioni di chirurgia estetica con immagini eloquenti”.