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Tra Oriente e Occidente” “” “

Un incontro a Belgrado per costruire nuovi ponti” “” “

Su una collina di Belgrado, dalla fortezza di Kalemegdan, si vedono confluire il Danubio e la Sava: da questa distanza i colori delle loro acque si confondono lentamente, quasi impercettibilmente. Qui storicamente passa il confine tra Oriente e Occidente: Belgrado e la Serbia hanno ripetutamente pagato nella storia il prezzo del confronto e dello scontro tra queste civiltà. Per cercare di costruire nuovi ponti, l’arcivescovo Stanislas Hocevar ha invitato a Belgrado, alla fine di Febbraio, i presidenti delle Conferenze episcopali del sud-est Europa (Albania, Bosnia, Bulgaria, Grecia, Romania, Serbia e Turchia), regione in cui vivono 3 milioni di cattolici. Europa unita, una convinzione. Sul tema “Europa e cristianesimo” si sono aperti i lavori, con una tavola rotonda in cui sono intervenuti il Nunzio presso l’Ue, mons. Faustino Sainz Munoz, il segretario generale della Comece, mons. Noel Treanor, il metropolita Amphilokie di Montenegro e il vescovo Irenej di Novi Sad. Chiesa cattolica e chiesa ortodossa, nei diversi Paesi che stanno al di là del confine dell’Ue condividono una domanda: perché nell’Europa cristiana la secolarizzazione è così forte? E anche una convinzione: l’Europa unita è un imperativo all’unità e collaborazione tra le Chiese specialmente nei Paesi di questa regione dove vivono insieme una maggioranza ortodossa e una minoranza cattolica e dove forte è la presenza dell’Islam. “A volte la Provvidenza di Dio e la storia ci spingono a riflettere sul futuro delle nostre Chiese!”, ha detto il metropolita Amphilokie di Montenegro. Luce e sale. Segni di rinnovamento nei rapporti ecumenici, hanno testimoniato i Presidenti, si respirano soprattutto nei Paesi che hanno ospitato in questi anni una visita del Papa: in Serbia, Grecia, Bulgaria, Romania si sono intensificate le occasioni di incontro e i momenti di scambio. Testimonianza ne è stato anche l’incontro di Belgrado, in cui rappresentanti ortodossi hanno partecipato ai dibattiti, ai momenti di preghiera. In un clima di grande fraternità, la mattina di sabato 21 febbraio, il Patriarca Pavle ha accolto nella sede patriarcale di Belgrado i vescovi. Nel suo saluto e nel dialogo con i vescovi il patriarca novantenne ha richiamato alla necessità di essere luce e sale per l’Europa e alla radicalità del comandamento evangelico del pregare e amare i propri amici come i propri nemici. Solo così le Chiese potranno rendere una testimonianza credibile e contribuire alla pace. Cristiani e politica. Ciò che ora richiede il lavoro congiunto delle Chiese – è stato detto – sono i problemi sociali ed economici della regione: povertà, disoccupazione, degrado della famiglia, corruzione, incapacità dei cristiani di impegnarsi in politica, disorientamento dei giovani… sono i problemi condivisi in tutti questi Paesi. E le “agenzie sociali” della Chiesa cattolica, come Justitia et Pax in Bosnia, o la Caritas in Albania, o il Catholic Relief Service in Serbia, cercano di concentrarsi attualmente soprattutto sull’educazione ai diritti umani e civili, alla denunciare delle loro violazioni. Il passo successivo sarà lavorare per formare i cristiani laici ad impegnarsi nelle strutture democratiche secondo gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa. In questo settore in particolare occorre approfondire e rafforzare la collaborazione con la Chiesa ortodossa. Una rinnovata primavera. La lunga fase di transizione, avviata negli anni ’90, poi bloccata dai bombardamenti e ora faticosamente in ripresa, investe anche la Chiesa cattolica. Per questo il Nunzio in Serbia mons. Sbarbaro ha espresso il sogno che avvenga una rinnovata primavera della fede per queste terre, e, ha detto “per raggiungere più pienamente questo obbiettivo mi chiedo se sia il caso di esaminare anche l’iniziativa di un futuro Sinodo speciale di queste Chiese”. Il sabato sera, 21 febbraio nella cattedrale di Belgrado i vescovi si sono uniti alla veglia di preghiera dei giovani per l’unità dei cristiani, e hanno celebrato una solenne eucaristia, presieduta dal Vescovo Grab, presidente del Ccee e accompagnata da un coro cattolico e ortodosso, alla presenza dei cardinali Puljic di Sarajevo e McCarrick di Washington, del vescovo Irinej e altri rappresentanti della Chiesa ortodossa. I 7 presidenti si incontreranno per la quinta volta nel 2005 a Sarajevo, a confrontarsi sul tema della “secolarizzazione” e per visitare nuovamente i cattolici in Bosnia ed Erzegovina, che – ha denunciato il vescovo Komarica – ancora sono discriminati e non sono sostenuti nei problemi legati al loro ritorno in patria.