I 10 del 1° maggio" "
Saranno dieci i nuovi Paesi che dal 1 maggio di questo anno entreranno a far parte dell’Unione europea. Otto di questi provengono dall’ex blocco sovietico (Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Polonia). Completano il numero Malta e Cipro (per il momento solo la zona greco-cipriota dell’isola). Iniziamo da questo numero una rassegna dei Paesi dell’allargamento per vedere come si stanno preparando a questo storico evento. Questa settimana SirEuropa presenta la Polonia. IL RISCHIO PER IL MONDO CONTADINO – “Il 1° maggio si avvicina e tra gli agricoltori, ma non solo, della mia zona sembrano dominare preoccupazione e incertezza”: a parlare è mons. Zbigniew Kiernikowski, vescovo di Sieldce, una delle zone a più ampia presenza di agricoltori, ma anche di industrie tradizionali del paese polacco. In tutta la Polonia, in questi giorni, si susseguono brevi corsi di “alfabetizzazione europea” particolarmente rivolti ai contadini che debbono imparare a chiedere gli aiuti previsti dall’Unione Europea. Gli agricoltori interessati sono circa 2milioni su una popolazione di 38 milioni di abitanti, per lo più proprietari di appezzamenti di terreno medio-piccoli, che il precedente regime comunista non era riuscito a nazionalizzare. La popolazione attiva, direttamente o indirettamente, in agricoltura rappresenta circa il 20 per cento del totale e ciò spiega le resistenze durante il percorso di avvicinamento all'”allargamento”, come pure nella fase attuale, quella che darà il via concreto allo stesso. L’ARRIVO DEI CAPITALI STRANIERI – “L’umore che si respira da noi è di molta cautela o addirittura piuttosto negativo spiega ancora il vescovo in quanto molti temono non solo il fatto che gli aiuti siano bassi e non sufficienti a sostenere i redditi, ma soprattutto che le produzioni agricole polacche saranno messe in seria difficoltà da quelle dei Paesi occidentali più avanzati”. Il problema si accentua anche per un altro aspetto: la Polonia è oggetto, al pari di molti altri Paesi ex-comunisti, dell’arrivo di capitali dei paesi occidentali. Queste risorse vengono investite acquistando fabbriche, banche e società commerciali presenti da lunga data, che però subito dopo avviano processi di ristrutturazione interna: “In questo modo aggiunge il vescovo di Siedlce con l’arrivo del capitale estero la gente comincia a tremare per il futuro del proprio lavoro e qualcuno sta già iniziando concretamente a perdere il posto”. I VALORI RELIGIOSI – Un’altra fonte di preoccupazione è rappresentata dai “valori religiosi” della Polonia che vengono messi in discussione con l’allargamento: “Da noi spiega mons. Kiernikowski si è già iniziato a lanciare progetti e programmi scolastici dove la laicizzazione è evidente. Si parla anche di proposte di legge per il riconoscimento delle coppie omosessuali. Addirittura si comincia a dire che chi si ostina a difendere la visione del matrimonio cristiano si sta mettendo contro le leggi! Sono problemi molto seri, che non mancheranno di ripercuotersi a livello sociale e anche religioso”. LA REALTA’ POLACCA – Pochi mesi fa, intervenendo sul tema della nuova Costituzione europea, il card. Jozef Glemp, Primate della Polonia e presidente della Conferenza episcopale, aveva sottolineato che “non si può costruire il futuro dell’Europa senza quel fondamento spirituale che è la verità sul suo passato e sul suo presente”. Pertanto, in rapporto alla realtà del Paese, il card. Glemp concludeva che “escludere questo fatto dal testo del Trattato sarebbe incomprensibile e desterebbe reazioni in larghi strati della società polacca, che in gran maggioranza si dichiara cristiana”. Caso unico tra le nazioni dell’ex-blocco comunista, la Polonia notoriamente rappresenta una realtà dove il cattolicesimo è in netta maggioranza: il 90,7% della popolazione segue la Chiesa di Roma, mentre gli ortodossi rappresentano solo l’1,4% e i protestanti lo 0,8%. L’organizzazione della Chiesa è articolata: le diocesi sono 45, le ultime due sono state create dal Papa il 24 febbraio, Bydgoscz e Swidnica con la provincia ecclesiastica di Lodz, le parrocchie 9966, con quasi un migliaio di altri centri pastorali (santuari, seminari, oltre alle 500 scuole cattoliche e università). La cura pastorale dei fedeli polacchi è affidata a 3 cardinali, 120 vescovi e oltre 21 mila preti, i religiosi sono 6200. Alto anche il numero delle organizzazioni di solidarietà, che sono quasi 4 mila. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1274 N.ro relativo : 14 Data pubblicazione : 25/02/2004