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Misure restrittive in tutti i Paesi europei: il caso dell’Olanda.” “” “
Il 17 febbraio il Parlamento olandese ha votato una legge, approvata a maggioranza dopo essere stata sottoposta a dibattito nel corso della settimana precedente che prevede l’espulsione di 26.000 richiedenti asilo, da rimpatriare nel corso dei prossimi tre anni. Una legge che confermerebbe la tendenza di quasi tutti gli Stati dell’Ue (ad eccezione di Gran Bretagna e Irlanda) ad introdurre misure restrittive in tema di immigrazione in vista dell’allargamento. Almeno così sembra pensare la Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. verso misure più restrittive? Tra i cambiamenti legislativi, uno riguarda i lavoratori dei nuovi dieci Paesi: “Dal primo maggio osserva Migrantes – dovrebbero teoricamente godere dei medesimi diritti degli altri cittadini europei, compreso quello di stabilirsi in altri Paesi membri. Nella pratica dovranno invece attendere alcuni anni prima di poter godere del diritto di muoversi liberamente all’interno dell’Europa. Numerosi governi stanno decidendo di approfittare del diritto, previsto dal trattato di adesione, di limitare l’ingresso nel proprio mercato del lavoro dei cittadini dei ‘Paesi entranti’, introducendo ‘periodi transitori’ che possono arrivare fino ad un massimo di sette anni”. Questa è la situazione attuale, descritta da Migrantes: Germania e Austria, hanno fin da subito fatto capire che avrebbero adottato la linea dura, usufruendo del diritto a chiudere gli ingressi per il periodo transitorio massimo consentito di 7 anni; in Olanda il governo ha annunciato a fine gennaio di volersi riservare il diritto a chiudere le frontiere ai lavoratori dei futuri partner nel caso in cui questi superino le 22.000 unità nel primo anno; la Danimarca, il Belgio, la Grecia e la Finlandia si appresterebbero a congelare il diritto alla piena libertà di circolazione per almeno due anni; Francia, Italia e Spagna stanno ancora riflettendo sulle misure più appropriate (Parigi non vuole introdurre quote annuali, ma non intende neanche aprire completamente le frontiere. Madrid sta pensando di concedere l’ingresso solo a chi può dimostrare di avere un lavoro. Le autorità italiane infine stanno vagliando diverse ipotesi, inclusa quella più drastica di una messa al bando totale di sette anni); il Portogallo avrebbe bisogno di 20mila unità, ma ha deciso di limitare gli ingressi; la Svezia inizialmente aveva deciso di aprire le frontiere poi ha deciso di cambiare idea annunciando qualche settimana fa l’intenzione di imporre restrizioni all’ingresso dei lavoratori; la Gran Bretagna e l’Irlanda, entrambe a corto di mano d’opera, sono le uniche che restano determinate a mantenere la politica della ‘porta aperta’ ai nuovi partner, anche se Londra sta pensando di limitare in qualche modo il peso dei nuovi lavoratori sul già precario stato del sistema sociale britannico. Secondo i calcoli della Commissione, nei primi anni dopo l’allargamento, il flusso annuale di lavoratori migranti dall’Est sarà compreso fra i 70mila e i 150mila. Il caso olandese. Delusione da parte della Chiesa olandese e delle altre chiese riunite nel Consiglio delle chiese è stata espressa per la votazione della legge sui rifugiati votata il 17 febbraio dal Parlamento dell’Aja che prevede l’espulsione di 26.000 richiedenti asilo, da rimpatriare nel corso dei prossimi tre anni. “Non sono state accolte le richieste delle Chiese che, tramite il Consiglio, avevano richiesto di non espellere chi attendeva una decisione da più di 5 anni, i malati, chi aveva famiglia, di non separare i figli dai genitori, e infine di elevare il numero di chi avrebbe potuto godere dell’amnistia da quello previsto di 2.300 a 5.000-5.500”, ricorda Pieter Kohnen, portavoce del segretariato della Chiesa cattolica in Olanda. “Le uniche concessioni fatte”, rispetto alle richieste delle Chiese, continua, sono “la promessa del ministro Rita Verdonk di dedicare un’attenzione particolare ai casi di famiglie e ai malati, ma non c’è stato alcun cambiamento nel testo della legge”. Tuttavia, conclude Kohnen, “viviamo in uno stato governato da leggi, e questa la accettiamo in maniera democratica, non siamo affatto contenti, ma dobbiamo accettare il fatto che è diventata legge. Credo che il Consiglio delle chiese continuerà a ricordare al ministro la sua promessa di attenzione speciale”. Di 26.000 rifugiati soltanto 2.300 hanno ottenuto un permesso di soggiorno. Tutti gli altri richiedenti asilo esaminati devono abbandonare il Paese non rientrando tra i casi di amnistia. Tra questi rientrano circa 2.000 rifugiati; inoltre, un numero compreso tra i 6.000 e gli 8.000 di costoro risiedono in Olanda da più di 5 anni, alcuni da più di dieci. Molte di queste persone hanno figli nati in Olanda, che frequentano scuole olandesi e parlano la lingua.