Il progetto di direttiva europea sull’asilo “non assicura adeguata protezione ai veri rifugiati” e “infrange il diritto dei richiedenti asilo che ogni caso venga valutato singolarmente”. È quanto affermano cinque organizzazioni cristiane, rivolgendo al Consiglio dei ministri dell’Unione europea la richiesta di emendare tale progetto nella seduta del 19 febbraio. Caritas Europa, la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), il segretariato della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), il Servizio dei gesuiti per i rifugiati d’Europa e il Consiglio degli affari europei dei Quaccheri esprimono preoccupazione, in particolare, per due disposizioni del progetto in questione. La prima consentirebbe agli Stati membri di applicare le decisioni negative circa le domande d’asilo, nonostante gli appelli dei richiedenti contro tali deliberazioni. “Se la direttiva non autorizza la sospensione delle decisioni sotto appello, ciò metterà in pericolo i rifugiati e minerà le regole del diritto, uno dei valori fondamentali dell’Unione” affermano le organizzazioni nella lettera rivolta ai ministri Ue. Quanto alla lista di “Paesi terzi sicuri” dove, secondo la direttiva, i richiedenti potrebbero ritornare senza pericoli per la loro incolumità, le suddette organizzazioni replicano che “nessun paese può essere definito sicuro in senso assoluto”. “Una procedura d’asilo giusta, trasparente, efficiente è essenziale per l’effettiva protezione dei rifugiati” concludono le suddette organizzazioni che chiedono ai ministri della Giustizia e degli Interni Ue di respingere la direttiva in caso di mancata adozione di appropriati emendamenti. In Europa all’inizio del 2003 i rifugiati erano oltre due milioni, i richiedenti asilo circa 500.000.