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Il 1° maggio dieci nuovi Paesi” ” (in maggior parte dell’Est) saranno nell’Ue” “” “
Si avvicina il 1 maggio, data dell’adesione definitiva di dieci nuovi stati-membro dell’Unione europea. È una tappa importante della riunificazione europea. Viene in mente la celebre frase di Giovanni Paolo II, pronunciata nel 1998 a Vienna, nel palazzo imperiale, sull'”europeizzazione dell’Unione europea”. Ovviamente il Papa aveva ragione: é pensabile un’Europa senza la Repubblica Ceca, un’Europa senza la splendida Praga, un’Europa senza la Polonia, senza l’Ungheria per citarne soltanto alcuni esempi? L’Unione europea, quella con la “E” maiuscola, diventerà più europea soltanto dopo l’adesione di quei Paesi che per cattiva sorte dopo il fatidico 1945 erano separati dagli sviluppi della parte occidentale del Continente. È curioso notare che giubilo e gioia sulla “riunificazione” sono contenuti sia nell’Unione “vecchia” sia nei “nuovi” stati. Nell’Europa occidentale c’è paura riguardo agli oneri finanziari; inoltre qualche governo dell’area di nuova integrazione durante la crisi irachena si è dimostrato più proteso verso la superpotenza di oltreoceano. Tra gli abitanti degli Stati futuri aderenti all’Unione c’è preoccupazione quanto al livello di vita, all’indipendenza (“prima comandava Mosca, adesso sarà Bruxelles che avrà lo stesso compito?”). Anche i cattolici di quei Paesi sono in fermento: “I nostri valori e le nostre tradizioni, difesi accanitamente contro il totalitarismo comunista, reggeranno all’impatto della società consumistica e del neoliberalismo imperante nell’Europa occidentale?”. La risposta non è facile. Ma bisogna dire: se i cattolici dell’Est sono in grado di esprimere e vivere la loro fede in modo maturo e responsabile saranno capaci di essere testimoni fedeli nella nuova società, saranno capaci ad influire sulle scelte di quella società? È possibile aiutarli in quel compito abbastanza difficile? Certo, le esperienze dei cattolici dell’Europa occidentale sono preziose ed importanti. Ma é necessario di non darsi l’aria da maestri. In tutti i Paesi europei i cattolici hanno bisogno di imparare di nuovo come vivere il Vangelo concretamente, come “incarnare” il messaggio evangelico in una società che conserva soltanto ricordi lontani del passato cristiano. È un compito sia per i cattolici dei Paesi che hanno avuto la fortuna di vivere il periodo postbellico in un clima di libertà sia per quei cattolici che sono stati costretti a sopportare per molto tempo il giogo totalitario. È necessario incamminarsi insieme. In questo senso é di grande importanza il “Congresso cattolico mitteleuropeo” che culminerà nel 22 maggio con il “pellegrinaggio dei popoli” a Mariazell, il santuario stiriano di fama europea. Questo congresso comprende non soltanto parecchi dei Paesi di nuova adesione all’Ue (Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Polonia), ma anche due Paesi che in questo momento debbono ancora attendere, la Croazia e la Bosnia-Erzegovina. Bisogna ricordare che anche dopo il 1 maggio la riunificazione europea non é ancora completa. Mancano Paesi come la Croazia, la Serbia, la Romania, la Bulgaria, l’Ucraina. Ci sarà molto da fare sia in ambito politico che economico per rendere possibile l’ingresso di questi Paesi nell’Unione europea. Questo vale anche per i cattolici, il loro compito non consiste soltanto nelle dichiarazioni solenni per un “richiamo a Dio” nella futura Costituzione europea, ma anche nel lavoro paziente per costruire una rete di gemellaggi che comprenda tutto il continente europeo. Gemellaggi che dovrebbero interessare sia le diocesi che le parrocchie. Gemellaggi che aiuteranno sia gli uni che gli altri a vivere la fede in un contesto nuovo ed esigente. Solo così sarà possibile di esorcizzare le paure…