In una dichiarazione diffusa il 23 gennaio, mons. Klaus Küng ha messo in guardia dalla legalizzazione dell’eutanasia. A nome della conferenza episcopale austriaca, Küng ha esortato i rappresentanti austriaci presso il Consiglio d’Europa affinché si facciano portatori di “posizioni chiare, eticamente fondate in riferimento ai diritti fondamentali delle persone”. Il vescovo ha sottolineato come il desiderio di morire sia spesso “semplicemente un’espressione della disperazione”, una sorta di “invocazione di aiuto”. “La risposta umana” in questi casi è fatta di “dedizione”, terapia del dolore e rassicurazione, ha affermato, sottolineando i progressi compiuti nel campo delle cure palliative e dicendosi “molto lieto” per il consenso politico espresso in Austria nei confronti di questo settore. “Spero che questo consenso continui ad esistere”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di essere “molto attenti agli sviluppi in Europa”. Küng ha ricordato il ruolo non marginale del fattore economico nel dibattito sull’eutanasia: “Sarebbe assurdo” ha dichiarato “se proprio la ricca Europa dovesse diventare l’avanguardia del movimento pro-eutanasia per motivi economici”. Allo stesso tempo, Küng ha condannato l’accanimento terapeutico nei confronti del malato: “La persona – ha concluso – ha anche il diritto di morire dignitosamente quando viene la sua ora, perché la nostra vita sulla terra è limitata”.